fine-dell-estate

 

Guardare la città come non l’abbiamo mai guardata

 

È una Messina inedita quella che abbiamo potuto ammirare fugacemente dall’inizio dell’isolamento a questa strana Pasquetta solitaria, nei brevi tragitti fra le case e i supermercati, le farmacie e i bidoni dell’immondizia. Una città deserta, silenziosa e anche un po’ inquietante, ma anche più pulita e civile. Senza cartacce per strada e clacson impazziti, senza doppie file in ogni via (ecco, più o meno) e caos per le strade.

Sarebbe bello ritrovarla così anche dopo la quarantena, quando potremo tornare a passeggiare per il centro e osservare con uno sguardo nuovo le chiese, le piazze e gli scorci che fino a un mese non abbiamo mai avuto il tempo di guardare. E chissà se l’isolamento e la monotonia delle pareti di casa non ci invoglino a goderci tutte le bellezze che avevamo avuto sempre sotto gli occhi, dal Museo alle spiagge, dai palazzi storici ai monumenti.

Anche solo per non pronunciare (e sentire) più la nenia petulante “A Messina nn c’è nenti”. Perché abbiamo vissuto davvero cosa vuol dire “nenti”. Ma “nenti” davvero.

Riscoprire la bellezza delle piccole cose

 

Inzuppare il “tuppo” di una brioche in una mezza con panna, passeggiare sulla litoranea osservando lo spettacolo dello Stretto che cambia aspetto come un dipinto in movimento, bere una birra ghiacciata con gli amici al bar, andare a ballare, correre, toccarsi. Guardarsi negli occhi.

Abitudini quotidiane a cui non abbiamo mai dato la giusta importanza e che adesso ci mancano da morire, mentre osserviamo il mondo dallo schermo della tv.

Sono le “piccole cose” di tutti i giorni: sprazzi infinitesimali di felicità di cui non ci siamo resi conto fino in fondo, troppo assuefatti dalla routine e dall’abitudine.

Ma è proprio da queste che forse adesso è necessario ripartire, riscoprendo il valore dell’attimo fuggente e della strana corcostanza di esistere nel mondo, istante dopo istante.

Magari imparando a godersi la vita così come viene, con un briciolo di sana incoscienza, senza paura del tempo del scorre.

“Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza”

Spegnere i social e i cellulari

 

Il Covid-19 non è l’unico virus che dobbiamo imparare a sconfiggere. Ce n’è un altro, meno letale ma altrettanto subdolo, con cui è venuto adesso il momento di fare i conti: la dipendenza patologica dai social network e dai nostri telefonini. Miracoli della tecnologia che a lungo andare ci hanno resi schiavi e tossici, incattivendoci e alienandoci dalla realtà “reale”, quella che abbiamo osservato con tanta nostalgia dalle finestre delle nostre case.

Se ne sono dette, e lette, in questo mese di clausura forzata, tante. Troppe.

Quanto tutto questo sarà finito e non avremo più la necessità di contatti virtuali, una manna in questi giorni di quarantena, dovremmo imparare almeno un po’ a silenziarli e a vivere la vita senza “filtri”. Meno like, condivisioni, odio, polemiche e guerre fra tifoserie, come quelle a cui abbiamo assistito in questi giorni. Ma più sorrisi, dialoghi, sguardi, odori. Per scoprirci forse persone migliori di quelle che troppo spesso interpretiamo con i nostri avatar.

Dedicare del tempo a chi l’isolamento lo vive tutto l’anno

 

Chissà in quanti, in questo mese, si sono rammaricati di non essere andati più spesso in passato a trovare i propri genitori o i propri nonni nelle case di cura o negli ospizi, i luoghi in cui la pandemia ha mietuto più vittime, non solo per i decessi, ma anche per l’inevitabile senso di abbandono che tanti anziani hanno dovuto aver provato, senza renderci conto appieno di ciò che sta accadendo. E come loro, tutti coloro costretti dalle circostanze a vivere tutto l’anno dentro quattro mura, senza poter uscire nemmeno a far la spesa.

Ricordiamocelo, quando ci tornerà alla memoria l’insofferenza fisica e psicologica nel non poter mettere il naso fuori da casa, soli.

Smaltire la “panza”, all’aria aperta

 

C’è il sospetto che la prova costume, quest’anno, la supereranno davvero in pochi, con sommo gaudio di chi, in spiaggia, a bicipiti e fianchi snelli ha da sempre contrapposto rotolini fuori posto e chiappe penzolanti. Per rimediare, tuttavia, ci sarà tempo, dicendo ciao ciao con la manina alla vita sedentaria e agli stravizi, soprattutto per chi, come noi, ha la fortuna di poter correre per chilometri e chilometri guardando il mare, o di infocare una bici e perdersi nel verde dei colli a un tiro di schioppo da casa.

Ps. Tutti quelli che alla cura del fisico vorranno invece anteporre quella dello spirito, con una abbuffata senza remore e senza vergogna di focaccia, granite e arancini, avranno comunque la nostra massima solidarietà e la nostra stima.

 

 

 

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