Mafia dei Nebrodi, indagate sei persone tra cui un messinese già detenuto

Le indagini sono state effettuate seguendo il flusso patrimoniale di Gabriele Stanzù, coinvolto nell'inchiesta antimafia "Dioniso" e condannato a 14 anni di carcere per omicidio. Emersa, inoltre, la contiguità di Sanzù a "Cosa Nostra"

 

MESSINA. Concorso esterno in associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni di proprietà di soggetti appartenenti a Cosa Nostra. Queste le accuse per cui sono indagate, a vario titolo, 6 persone, per cui sono state emesse dal Gip di Caltanissetta altrettante ordinanze di custodia (2 in carcere e 4 ai domiciliari), eseguite poi dai Finanzieri del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Caltanissetta e dai carabinieri del nucleo investigativo di Enna, coordinati dalla Dda nissena, nell’ambito dell’operazione denominata Nibelunghi.

La custodia in carcere riguarda Gabriele Giacomo Stanzù, di Capizzi (ME), 57 anni, già detenuto, e il fratello Nicola Antonino 41 anni; ai domiciliari, invece, sono Carlotta Mammanica Conti, di Enna, 42 anni, (moglie di Nicola Stanzù), Antonio Di Dio, di Nicosia (EN), 31 anni, Carlo D’Angelo, nato a Valguarnera Caropepe (EN), 54 anni, e Nunzia Mammanica Conti, nata a Piazza Armerina (EN), 43 anni, sorella di Carlotta e moglie di D’Angelo.

Le indagini sono state effettuate seguendo il flusso patrimoniale di Gabriele Stanzù, coinvolto nell’inchiesta antimafia “Dioniso”, coordinata, nel 2004 e 2005, dalla Dda di Catania e condannato a 14 anni di carcere per l’omicidio di Francesco Saffila. Le indagini, scaturite dall’analisi delle dichiarazioni rese da numerosi collaboratori di giustizia, hanno fatto emergere la contiguità di Sanzù a “Cosa Nostra”, in particolare ad elementi di spicco della mafia di Gela, tra cui Daniele Emmanuello (morto in un conflitto a fuoco in occasione della sua cattura nel 2007).

”In una seconda fase – dice la Gdf – sono state monitorate le movimentazioni effettuate da Stanzù nei confronti di propri congiunti e conoscenti e sono emerse operazioni finanziarie e patrimoniali mirate a schermare i beni e le aziende riconducibili all’indagato per scongiurare un’eventuale aggressione preventiva dei patrimoni. L’attività illecita ha permesso alla famiglia Stanzù, attraverso prestanome, di continuare a beneficiare dell’incameramento di aiuti comunitari”.

Fonte Ansa

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