Dopo 65 anni, il pilone di Torre Faro si rifarà il look: ecco il progetto

L'elaborato risale al 2012 ma non ha mai superato la fase preliminare. L'attuale Amministrazione ha deciso di inserirlo nel piano triennale delle Opere pubbliche. Investimento da dieci milioni per un restyling strutturale complessivo che comprende un ascensore e locale vista mare. In cosa consiste il piano di riqualificazione

 

MESSINA. Dopo 65 anni uno dei simboli della città dello Stretto si rifarà il look, con un locale vista mare e un restyling strutturale complessivo. Sono infatti previsti quasi 10 milioni di euro per la riqualificazione del traliccio inaugurato nel maggio del ’56 a Torre Faro, e sembra essere giunto il momento di un lifting a trazione turistica.

Cosa prevede il progetto? Verranno realizzati altri quattro “spicchi” sullo stesso livello della “croce” in cemento armato su cui sorge il Pilone, all’interno dei quali è previsto un deposito di attrezzature da spiaggia o da sub, spiega l’ingegnere Sergio De Cola, il cui studio professionistico ha realizzato il prospetto.

Dal disegno, inoltre, si vede anche che è previsto del verde intorno alla struttura, per riqualificare tutta l’area, ma i veri “pilastri” del progetto sono il ripristino dell’ascensore che sale dalla gamba Nord del traliccio e il locale che dovrebbe venire realizzato a 7 metri dal livello del mare sulla piazzetta sotto l’opera che, spiega De Cola, “ha il minimo impatto ambientale”.

 

Il progetto, che consiste anche nella messa in sicurezza della struttura, risale intorno al 2012 quando, dopo una richiesta da parte dell’amministrazione  di Giuseppe Buzzanca nel 2010, lo studio dell’ex assessore della giunta di Renato Accorinti, Sergio De Cola (ai tempi non ancora in politica), lo ha presentato. L’elaborato, però, non ha mai superato la fase preliminare, anche se adesso sembra essere tornato agli interessi di Palazzo Zanca e, pertanto, è stato inserito nel piano triennale delle Opere pubbliche: l’idea è quella di metterlo a bando in “Project financing”, una modalità di realizzazione delle opere pubbliche che prevede l’assunzione delle spese a carico del privato che vince il concorso pubblico. In pratica, l’unica somma pagata dalle casse di Palazzo Zanca è quella che comprende la progettazione e l’organizzazione del bando (la prima non ancora versata allo studio De Cola nonostante il progetto sia già stato realizzato e sia già di proprietà del comune di Messina, spiega l’ex assessore).

Nel 2000, infatti, ci fu un concorso di idee internazionale, chiamato “Staccando l’ombra da terra”, con l’obiettivo di decidere cosa fare delle aree ex Enel. Questo venne vinto da un raggruppamento composto da tre studi: “Buffi” di Parigi, “Pierpaolo Balbo” di Roma e quello dell’ex assessore della giunta Accorinti.

Il premio del concorso sarebbe stato, intanto, una somma di denaro (“riconosciuta solo quattro anni dopo”, racconta De Cola) e poi che se una qualsiasi Amministrazione avesse deciso di realizzare qualcuna di quelle idee avrebbe dovuto attribuire l’incarico di progettazione ad una di quelle tre ditte. Proprio come avvenne con l’Amministrazione Buzzanca nel 2010.

Oggi, nonostante l’architetto responsabile del procedimento, Pasquale Tripodo, ha dichiarato che si tratta soltanto di un “vecchio progetto” ancora all’esame della giunta di Cateno De Luca, l’attuale amministrazione, spiega il vicesindaco Salvatore Mondello, nonché assessore con delega ai lavori pubblici, “Ha tutto l’interesse di perseguirlo“.

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Vergognoso??