Cinque falsi miti che fioriscono a Messina

Dal classico "In città non c'è più niente" al rassegnato "I messinesi sono scomparsi con il 1908", passando dal "tempo di terremoto" ai numeri della Vara. Frasi fatte e convinzioni che accompagnano la vita nello Stretto da decenni

“A Messina non c’è nenti”

Quando deve parlare della bellezze della propria città, il messinese medio non va oltre il Campanile del Duomo e, se proprio è ispirato, si lancia nella bellezza dello Stretto (beninteso, solo il tratto che dal centro città corre fino a Capo Peloro, perché la parte a Sud non viene considerata tale). La conclusione? Una frase ricorrente che è peggio di una sentenza della Cassazione: “A Messina non c’è nenti”. In realtà, non sarebbe proprio così visto che, se si vuole dare valore di “tutto” a ciò che è sopravvissuto al terremoto, Messina può contare su architetture anteriori al 1908 (intatte o parzialmente ricostruite), come le absidi del Duomo (con la sottostante cripta) e di San Francesco all’Immacolata, le chiese di Sant’Elia, di Santa Maria Alemanna, di Santa Maria della Valle (Badiazza), di Santa Maria di Mili, di San Paolino (più nota come Santa Rita), dello Spirito Santo, di Santa Eustochia, di San Tommaso il Vecchio, dell’Annunziata dei Catalani, del Ringo e di San Giovanni di Malta (tanto per citarne alcune, ma sono molte di più), i palazzi Formento e Calapai-d’Alcontres, il Monte di Pietà, il monastero di San Placido Calonerò e i tanti edifici tardo settecenteschi e ottocenteschi che sopravvivono in città al di là di casi “più noti”, come le Case Cicala. Lo stesso vale per i monumenti, rappresentati, ad esempio, dalle fontane cinquecentesche di Orione e Nettuno (cui si aggiungono, per amor di brevità, le fonti Gennaro, Brugnani e Falconieri), la Cittadella e la sua Porta Grazia, da decenni rimontata in piazza Casa Pia. A Messina, poi, ci sono due esposizioni permanenti di arte contemporanea (la Gamm del Comune e la Gap della Provincia), il Tesoro del Duomo e il Mu.Me., il Museo regionale che, oltre ad Antonello e Caravaggio, ha carattere di unicità perché custodisce, trasversalmente, la memoria della scomparsa co-capitale del Viceregno.
“A Messina non c’è nenti”: però sarebbe bastato puntare sull’edilizia della ricostruzione, caratterizzata da uno stile eclettico unico, per dire che, in fondo, “a Messina c’è ancora tanto”.

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Giuseppe
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Eccellente articolo. Grazie.