Assassinio di Alessandra Musarra, i dettagli delle forze dell’ordine

Motivi di gelosia e problemi economici alla base del femminicidio della giovane, uccisa dal fidanzato 26enne, che inizialmente aveva provato a dare le colpa al precedente ragazzo della vittima

 

MESSINA. È dovuto probabilmente a motivi di gelosia, oltre a problemi economici che avevano compromesso la stabilità della coppia, il folle gesto del 26enne Cristian Ioppolo, che questa notte ha ammazzato la fidanzata Alessandra Immacolata Musarra, appena trentenne, con la quale stava assieme dall’aprile del 2018. L’omicidio si è verificato nella tarda serata di ieri, quando il 26enne ha colpito ripetutamente la compagna fino a toglierle la vita.

La telefonata alla sala operativa è arrivata intorno alle 8:30 del mattino, quando il 118 ha informato gli operatori della Polizia di Stato del rinvenimento del corpo della giovane donna in un appartamento di contrada Coppolino, a Santa Lucia sopra Contesse. Riversa a terra, vicino al letto, c’è la giovane Alessandra, con il volto tumefatto, lividi sul collo e tracce di sangue sul corpo e sui vestiti.

Le indagini vengono avviate immediatamente e i sospetti si stringono sull’attuale compagno, che inizialmente nega ogni responsabilità, addossando le colpe all’ex ragazzo della vittima (la loro storia era finita sei anni fa), la cui estraneità ai fatti viene subito accertata dagli investigatori. Le domande degli inquirenti, gli elementi di prova a suo carico e le numerose contraddizioni nel suo racconto lo portano poi ad ammettere la paternità del gesto.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti la coppia aveva iniziato a convivere a maggio, un mese dopo il loro fidanzamento. La relazione va avanti quindi fra alti e bassi, con numerosi litigi a causa anche delle loro difficili condizioni economiche. In maniera particolare quelle di lui che, durante ogni momento di ostilità fra i due, tornava a vivere dalla madre, dormendo in casa della ragazza solamente in occasioni sporadiche.

Fra i dettagli emersi, il tentativo del ragazzo di depistare le indagini inviando dal cellulare di Alessandra un sms al padre della vittima: “Papà aiutami. Il mio ex ragazzo si trova qui, mi tiene ferma e mi impedisce di aprire la porta”, è grossomodo il contenuto del messaggio.

Una volta uccisa la ragazza, Cristian sarebbe poi tornato a casa propria per togliersi i vestiti sporchi di sangue. In mattinata, sarebbe poi tornato nell’abitazione della fidanzata, dove nel frattempo erano sopraggiunti il padre e il fratello, che sono riusciti ad accedere all’interno della stanza dalla finestra, in quanto la porta era chiusa dall’interno, con le chiavi inserite nella serratura. Successivamente Cristian si sarebbe quindi disfatto del telefono della vittima.

Per ulteriori chiarimenti sulle modalità dell’aggressione servirà attendere l’esito dell’autopsia, fissato in settimana.

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