C’erano una volta gli album: perché la musica è diventata una “sveltina”

Dal blog di Francesco Algeri, una riflessione (piuttosto incazzata) sulle nuove tendenze dell'industria musicale, che dopo avere messo da parte gli strumenti ha deciso di dire "adieu" ai dischi (in qualsiasi formato), soppiantati da singoli di 4 minuti

 

L’industria musicale ha deciso che a breve, molto a breve, non ci sarà più il formato album. Stop, finish, adieu.

Il mercato d’altronde è da decenni orientato verso il singolo brano, non più esca per fare da traino ad un full lenght ma opera unica dell’artista. Poco importa se i vinili vendono nuovamente più dei download legali che, per gli internauti, tra le altre cose, hanno lo stesso carisma della marijuana con il cbd. Non importa per il semplice fatto che, per gli addetti ai lavori, non è una questione di formato ma di qualità legata ai costi di produzione. Perché devo spendere se poi l’artista X campa solo con un brano?! Non fa una piega direi. Stiamo dunque per arrivare alla sintesi della sintesi dell’espressione artistica legata alla musica.

Uscite dalle salette e sfanculatevi tutti, sempre se ancora qualcuno va in sala prove (ma so di sì), perché tanto dovete sfornare un brano non dieci! Chi cazzo ha più il tempo di ascoltare 12/13 brani, stupidini! La vostra arte deve essere rinchiusa in 3 minuti e poi, se va bene, se ne riparla il prossimo anno. Quindi non avete niente da provare. E invece è una questione di formato affermo io che non ne capisco un cazzo ma che ho ascoltato così tanta musica nella mia vita che quando non lo faccio il vicino di casa si preoccupa. “Francesco tutto bene? No perché sai se alle 15 non vibrano i piatti sulla mensola mi preoccupo”.

È una questione di formato e di stile, così come l’eterna lotta tra analogico e digitale. Gli album non si vendono più anche in digitale e i vinili che si vendono sono quello dei grandi artisti del passato mi dicono. E certo stronzi! Una volta o sapevo registrare, andare a tempo etc.. o niente disco. E l’industria musicale sfornava cagate mondiali anche in quei casi, quindi figuriamoci se decidiamo di rinunciare già in partenza al vero percorso artistico per una band o cantautore: l’album.

Inoltre, il vinile andava ascoltato da A a B non si “skippava” con facilità, ergo si cercava di produrre ottima roba. Lo sforzo era incentrato su qualcosa di consistente e che potesse durare nel tempo, se invece pensiamo per sintesi, a ridurre gli sforzi creativi, innesteremo un circolo vizioso, già in atto, che inevitabilmente spingerà tutti a dar meno. Il singolo. Il singolo sarà tutto.

E a quel punto niente sforzo per le copertine, niente libretto da odorare e sfogliare con chissà quale concept dietro, niente testi da leggere, niente. Si ma queste cose spesso mancano già ora direte, e allora aggiungo che anche su spotify, neanche la gioia di dedicare un pomeriggio alla nuova fatica musicale del dei nostri beniamini perché tanto è un singolo, niente più perdite di tempo. Niente, portati il pennino e te lo scarichi.

Perché a qual punto non avrà senso sprecare plastica per stampare 3 minuti di note. Io forse starò invecchiando (bene però), ma non sono d’accordo, non rinuncerei mai all’album, già stiamo rinunciando agli strumenti, vedo che le nuove leve schiacciano pulsanti invece di strimpellare corde e poi leggo che la Gibson sta per chiudere e quindi penso che no non può essere una causalità. I tempi cambiano Ciccio, aggiornati… sì è vero ma la musica è una cosa seria e non può essere ridotta ad una sveltina di 4 minuti o meglio, può esserlo se quello è il preliminare, poi bisogna darci dentro cari miei…. Lucy in The Sky with diamonds… Lucy in The Sky with diamonds…

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