PALERMO. Con il definitivo “via libera”, dell’ordinanza regionale del 2 giugno sono caduti tutti i vincoli di spostamento da e per la Sicilia imposti da tre mesi di lockdown a causa dell’emergenza coronavirus, che secondo i dati si avvia al termine. Ciò vuol dire che transiti, partenze e soprattutto arrivi nell’isola non sono più sottoposti a nessuna limitazione. Il principio cautelativo, però, ha suggerito di differenziare i protocolli a cui sottoporre chi arriva o rientra in Sicilia a seconda della data di arrivo nell’isola

Chi ha fatto ingresso in Sicilia prima del 28 maggio 2020 può essere immediatamente sottoposto e tampone rinofaringeo, con facoltà di interrompere l’isolamento domiciliare in caso di esito negativo. Chi è arrivato tra il 29 maggio e il 2 giugno, ed in atto è sottoposto a quarantena, sarà oggetto di un follow-up clinico, mediante triage telefonico, attraverso la compilazione di una scheda sanitaria e l’acquisizione di un’autocertificazione che dettagli l’eventuale rischio di pregressa esposizione al coronavirus. Nel caso in cui dalla valutazione clinica non emergano elementi riconducibili alla covid-19, si può interrompere il regime dell’isolamento domiciliare obbligatorio, fermo restando il rispetto degli obblighi di distanziamento e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Chi invece è arrivato in Sicilia a partire dal 3 giugno 2020, non avrà alcun obbligo: è integralmente esonerato dall’osservanza del isolamento domiciliare e del tampone rinofaringeo, in ottemperanza a quanto disposto a livello nazionale.

Perchè la differenziazione? In estrema sintesi, chi è giunto in Sicilia dopo il 28 maggio, si inserisce all’interno di un contesto epidemiologico molto più favorevole rispetto a chi è arrivato prima.

Secondo il comitato tecnico-scientifico per l’emergenza coronavirus istituito il 13 marzo del 2020, è stato evidenziato che è la media del periodo di incubazione del coronavirus è di 7-8 giorni. La possibilità di identificare la presenza di RNA virale mediante tampone rinofaringeo in un paziente infetto, precede invece di 12 giorni l’esordio dei sintomi, collocandosi quindi temporalmente a una settimana dopo l’impianto del virus nelle vie aeree. Ne deriva, quindi, che è un tampone eseguito a ridosso del momento dell’infezione rischierebbe di risultare negativo per difetto di sensibilità della metodica. A questo si aggiunge il fatto che l’aspetto epidemiologico della covid-19 in Italia in Sicilia si è progressivamente modificato negli ultimi 10 giorni, rivelando un significativo declino nel numero dei casi. 

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