Stipendi di Atm in ritardo: Cgil, Uil e Cub contro il sindaco. Orsa, Faisa, Cisl e Ugl chiedono la liqudazione

"Il sindaco si era fatto garante dei lavoratori ma dopo innumerevoli errori dell’Amministrazione i creditori bussano alle porte", scrivono i sindacati. Sull'altro fronte, invece: "Bisogna liquidare il carrozzone decotto dai debiti"

 

MESSINA. “Il sindaco si era fatto garante dei lavoratori ma dopo innumerevoli errori dell’Amministrazione i creditori bussano inevitabilmente alle porte di un’azienda che si è voluta dichiarare in liquidazione per motivazioni politiche“. Così scrivono in un comunicato Filt Cgil, UIltrasporti e Cub Trasporti, aggiungendo che “In una nota i commissari liquidatori annunciano che lo stipendio di dicembre sarà pagato ai lavoratori dopo giorno 27 gennaio, quindi a data ancora da destinarsi, mentre in prefettura lo scorso 17 dicembre, convocati sulle procedure di sciopero, presero impegni ben diversi”.

“È chiaro che si naviga a vista sulla pelle dei lavoratori e che gli errori marchiani di un piano di liquidazione inevitabilmente bocciato dal Consiglio Comunale hanno generato un corto circuito pericoloso tra liquidazione coatta annunciata e creditori alle porte. Tocca al sindaco uscire fuori dal vicolo cieco in cui ha messo l’Atm e farsi garante, oggi si può dire, del pagamento degli stipendi quale diritto dei lavoratori”, concludono i sindacati.

Ad intervenire sulla questione, anche l’Orsa, la Cisl, la Faisa e l’Ugl, che però chiedono la liquidaizione dell’azienda: “Bisogna liquidare il carrozzone decotto dai debiti, si dia immediato seguito al mandato democratico votato dal Consiglio Comunale”.

In particolare, questi quattro sindacati sottolineano le motivazioni per cui gli stipendi di dicembre 2019 non arriveranno prima di lunedì 27 gennaio 2020: ” ‘Definizione di alcune procedure amministrative’ significa tutto e niente, asserire che le retribuzioni saranno erogate non prima del 27 gennaio non fissa il giorno in cui saranno pagati gli stipendi, lascia intendere che prima di quella data non c’è speranza, poi si vedrà”.

“Edulcorare la notizia con mezze verità e ringraziare i dipendenti per ‘la disponibilità e la collaborazione che stanno continuando a offrire…’ non risolve le problematiche economiche di un’azienda in liquidazione decotta dai debiti e non allevia la sofferenza di 500 famiglie senza stipendio. I lavoratori sono stanchi e hanno diritto di conoscere tutta la verità, Atm non riesce a pagare lo stipendio di dicembre perché – spiegano i sindacati – il Durc risulta scaduto e non si può chiedere l’aggiornamento perché Atm non ha versato i contributi di ottobre, novembre e dicembre 2019, problematica che si amplifica per il mancato pagamento di alcune cartelle esattoriali relative a contributi previdenziali pregressi che precedenti gestioni hanno omesso di versare all’Inps per anni; il Consiglio Comunale non ha ancora approvato il debito fuori bilancio relativo al mutuo contratto da Atm, circa 5 milioni di euro, per lo stabile comunale di via La Farina ove ha sede l’Azienda in liquidazione; e creditori importanti avrebbero vinto alcuni contenziosi e si profila lo spettro dei decreti ingiuntivi e conseguenti pignoramenti per circa 3 milioni di euro”.

“In tali condizioni ancora si perde tempo a liquidare un’azienda che per decenni è stata mangiatoia della politica a spese dei lavoratori e della città. Si corre dietro agli allarmismi pretestuosi di una sacca assolutamente minoritaria di contestatori seriali, arroccati su posizioni anacronistiche che vorrebbero mantenere in vita l’ultima l’azienda speciale di Tpl d’Italia per mero principio ideologico, anche a costo di far mendicare lo stipendio ogni mese ai lavoratori. Tanto peggio tanto meglio, pur di dimostrare di avere ragione”, aggiungono.

“L’azienda e i commissari liquidatori escano dal torpore e la smettano di giocare la partita in difesa, il Consiglio Comunale eletto dai cittadini ha votato la liquidazione dell’Atm, la maggioranza dei sindacati ha condiviso, pertanto si dia seguito immediato al mandato democratico della città e si metta la parola fine all’azienda carrozzone che allo stato dell’arte eroga un servizio scarso e non riesce a garantire i salari”.

“Messina merita un servizio di trasporto pubblico dignitoso, i dipendenti pretendono di lavorare in un’azienda sana ed hanno diritto alla certezza del salario. Cisl, Faisa, Ugl e Orsa il 16 gennaio 2020 hanno attivato le procedure di raffreddamento per l’immediata attivazione dei tavoli tecnici propedeutici al percorso di liquidazione ‘controllato’ di Atm, da esperire in sede protetta (Ispettorato del Lavoro), a garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali e dei diritti acquisiti”, proseguono i sindacati nella nota.

“In assenza di risposte non esiteremo a proseguire sulla strada delle procedure di sciopero che non si limiterà all’annuncio, forti del consenso che la maggioranza dei lavoratori Atm ha consegnato a questo fronte sindacale, siamo attrezzati per passare all’azione. A prescindere dallo scontro muscolare che si sta consumando a Palazzo Zanca, il processo di liquidazione votato in Consiglio Comunale deve andare avanti anche in caso di dimissioni del sindaco, tirare a campare con un’azienda aggredita dai creditori cui il Consiglio Comunale non approva i bilanci dal 2002, sarebbe un suicidio di massa”.

“Ulteriori ritardi nell’erogazione dei salari non saranno tollerati, il debito non l’hanno causato i dipendenti Atm e non devono pagarne le conseguenze. Si trovi una soluzione subito. Le esigenze prioritarie dei lavoratori e delle loro famiglie non possono attendere i tempi della politica, si dia seguito immediato alle soluzioni condivise in sede di ‘Salva Messina’ e approvate dal Consiglio Comunale. Non consentiremo che ‘mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata’ “, concludono Orsa, Faisa, Cisl e Ugl.

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