Il deputato regionale Franco De Domenico (Pd) era ineleggibile: Pippo Laccoto ritorna all’Ars

Lo ha deciso il tribunale di Palermo. Ma l'ex direttore generale dell'Università di Messina propone appello avverso alla sentenza, e cita una legge secondo cui "L’efficacia esecutiva dell’ordinanza pronunciata dal tribunale è sospesa in pendenza di appello”. Ecco come è andata la vicenda

 

MESSINA. Un mini-terremoto all’Ars: il deputato regionale del Pd Franco De Domenico non era eleggibile. Lo ha stabilito il tribunale civile di Palermo, accogliendo il ricorso del primo dei non eletti, l’attuale sindaco di Brolo Pippo Laccoto. De Domenico era direttore generale dell’Università di Messina.

AL suo posto, quindi, dovrebbe subentrare Pippo Laccoto. Non secondo De Domenico, che ha annunciato che proporrà appello, e cita una legge che lo terrebbe al suo posto all’assemblea regionale siciliana fino alla fine del secondo grado. “La normativa in materia (D.Lgs n. 150 dell’1 settembre 2011) prevede testualmente all’art. 22 comma 8 che: “L’efficacia esecutiva dell’ordinanza pronunciata dal tribunale è sospesa in pendenza di appello”. Ritengo, pertanto, che la vicenda non sia assolutamente conclusa e finché ciò non avverrà, continuerò a garantire il mio impegno al servizio dei cittadini della mia provincia sui banchi dell’ARS”, ha spiegato De Domenico.

La questione della sua ineleggibilità era stata sollevata da Laccoto, e da Giuseppe Pietro Catanese, Giuseppe Ruffino e Paola Iacopino. Motivo del contendere, e del ricorso dei quattro, era la posizione di De Domenico, direttore generale dell’Ateneo messinese al tempo della consultazione elettorale, ”sanata” solo dopo l’elezione con l’aspettativa. Secondo Laccoto (attuale sindaco di Brolo) ed i ricorrenti, invece, De Domenico avrebbe dovuto mettersi in aspettativa sei mesi prima delle elezioni. La questione è finita alla Consulta perché, sull’argomento, la legislazione siciliana confligge con quella regionale. L’inammissibilità sentenziata dai quindici giudici della Corte costituzionale riguarda le questioni di legittimità portate a Roma dal tribunale di Palermo: la competenza in materia, hanno sostenuto, riguarda la Regione Siciliana: “La disciplina dei requisiti di accesso alla carica di componente dell’Assemblea regionale siciliana attiene alla potestà legislativa primaria della Regione“, recita la pronuncia. ”

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