L’apocalisse occupazionale di Messina: ha un lavoro un giovane su cinque (e ha smesso di cercarlo uno su tre)

Nell'analisi dell'Istat, una provincia in cui è in corso una catastrofe generazionale: non solo il tasso di occupazione tra 15 e 29 anni è fermo al 21,7%, ma c'è un 31% di giovani né occupati né inseriti in percorsi di istruzione o formazione. I grafici del dramma, che spiegano come Sicilia e sud Italia riescano a fare anche peggio...

 

MESSINA. Non studiano, non lavorano, e secondo la canzone dei CCCP, “non vanno al cinema e non fanno sport”: sono i “neet”, percentuale di persone di 15-29 anni né occupate né inserite in un percorso di istruzione o formazione. E in provincia di Messina sono un numero preoccupante, percentualmente elevatissimo: il 31,8% della totale della popolazione tra 15 e 29 anni nel 2018, con un picco clamoroso del 38,5% nel 2016.

Fuori dai freddi numeri, vuol dire che un giovane su tre, a Messina, non solo non lavora, ma ha smesso anche di istruirsi e formarsi in attesa (o in prospettiva) di farlo. Un suicidio generazionale che spiega in qualche modo l’alto tasso di emigrazione da città e provincia verso… qualunque altra destinazione.

Anche perchè non è che i dati di occupazione siano confortanti. Anzi. Il tasso di occupazione giovanile, cioè la percentuale di occupati sulla popolazione di 15-29 anni si è fermato al 21,7% nel 2018: lavora praticamente un giovane messinese su cinque.

Percentuali agghiaccianti, ma non le peggiori: l‘anno veramente terrificante è stato il 2016, in cui la forbice tra “neet” e occupati è stata più ampia, oltre venti punti percentuali: occupazione al 18,9%, neet al 38,5%. Dal punto di vista puramente occupazionale, invece, il peggior anno è stato il 2013, con solo il 16,4% della gioventù messinese impiegata in un lavoro. Su un arco temporale di quindici anni, poi, in due soli anni gli occupati hanno superato i “neet”: nel 2006, con valori quasi equivalenti (occupati il 26,5%, neet il 25,8%), ma soprattutto il 2007, con una percentuale di giovani con un lavoro del 28,8% e di non studenti e non lavoratori del 26,2%. Proprio nel 2007 si è raggiunto il “record” di occupazione giovanile; se nemmeno 28 giovani tra 15 e 29 anni su cento con un lavoro può in qualche maniera definirsi un record.

Sorprendentemente, nonostante i numeri apocalittici, Messina si piazza in percentuale meglio della media della Sicilia ma anche del Mezzogiorno in generale (ma ovviamente molto al si dotto della media italiana): I neet a Messina nel 2018, per esempio, come detto il 31,8 della popolazione 15-29 anni, sono inferiori sia alla spaventosa media siciliana (38,6), ma anche a quella del Sud Italia (33,8). La media italiana è purtroppo molto lontana: 23,4%.

Allo stesso modo il tasso di occupazione giovanile, pur bassissimo (21,7% dei giovani 15-29 anni), è pur sempre superiore alla media dell’Italia meridionale ( 21%) e della Sicilia (uno spaventoso 18,3% di giovani occupati, primato negativo in tutta europa). La media italiana è invece del 30,8)

Gli indicatori fanno parte del progetto “Misure del benessere dei territori”, inserito nel Programma Statistico Nazionale,  avviato dall’Istat

 

(clicca sulla mappa per conoscere i valori numerici)

 

 

(dati Istat, Rilevazione sulle Forze di lavoro)

 

 

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Zio Pippoantonina CostaValentinaJessicafiorello la guardia Recent comment authors
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Ruggero
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Ruggero

I numeri sono crudi, ma interpretarli più facile.è da un mese che cerco 15 operai/e anche tramite agenzie del lavoro, finora non si è presentato/a nessuno!

fiorello la guardia
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fiorello la guardia

E’ proprio questo il punto.. piuttosto che lavorare senza diritti, si preferisce fare gli operai o i lavapiatti in Germania o a Londra; cosìcome i professori e i ricercatori (dati Istat anche questi: dal sud si emigra in lombardia-emilia, dal nord verso l’estero).. In Sicilia i diritti feudali finiscono nel 1838.. Per me è una buona notizia che non trova dei servi volontari

Valentina
Ospite
Valentina

Sì, oppure cercano esperienza. Tutti cercano esperienza a Messina. Spiegatemi come una debba farla l’esperienza, tanto per cominciare…

Jessica
Ospite
Jessica

Beh, una gran percentuale lavora in nero venendo sfruttata, mal pagata o con mesi accumulati di stipendi etc. Molti vanno via perché è l’unica cosa da fare. Qui vieni pagato poco rispetto al lavoro ed alle ore che fai, se ti va bene e ti mettono in regola solo part time per risparmiare,però non fai le tue 3 ore e poi vai a casa, almeno quelle 9/10 ore. Se non trovate nessuno fatevi 2 domande.🤫

antonina Costa
Ospite

Il problema è che ci sfruttano! Ci fanno lavorare in nero! Sottopagati! Invece di guardare i grafici venite a fare più controlli!!!!!! E date l’opportunità a tutti di lavorare! Abbassate le tasse per dare l opportunità di assumere. Create dei percorsi formativi nelle aziende con obbligo di assunzione promettendo tasse agevolate poi ne parliamo se nn abbiamo voglia di lavorare

Zio Pippo
Ospite
Zio Pippo

Di fronte a una simile tragedia sociale senza precedenti, c’è chi sbraita che il vero problema di questo paese sono quattro poveri cristi che scappano dalla fame e dalle guerre.
Sfortunatamente c’è una maggioranza che si beve questa panzana e vota per tali soggetti.
Sventurati contro poveri cristi, e i potenti, i veri responsabili di questo sfacelo planetario, godono coi loro burattini elettorali.