Querelle Legambiente – Comune: “Nessun allarmismo, i dati forniti sono atti ufficiali”

L'associazione ambientalista risponde all'assessore Minutoli che li aveva accusati di "imprecisioni e notizie inesatte" spiegando come i dati presentati facciano riferimento anche a quelli della Soprintendenza. Legambiente attende ancora l'accesso agli atti dell'ufficio Verde Pubblico da oltre 10 mesi

 

MESSINA. Prosegue il botta e risposta tra Legambiente Messina ed il Comune. Dopo aver espresso grande preoccupazione per le modalità di potatura “non selettiva” e la capitozzatura delle piante, l’associazione aveva chiesto al Comune un accesso agli atti e l’ottemperanza di quanto disposto lo scorso marzo dalla Soprintedenza, che aveva intimato lo stop immediato nelle aree vincolate, rivolgendosi pure alla Procura.

Una querelle seguita dalle parole dell’assessore all’Arredo urbano, Minutoli, che aveva accusato proprio Legambiente di aver pubblicato “imprecisioni e notizie inesatte, rappresentando una realtà distorta e diffondendo allarmismo nella cittadinanza”. Concludendo con la promessa di sostituire le piante abbattute con altri esemplari della stessa specie.

Oggi è ancora una volta Legambiente a voler precisare la provenienza dei dati diffusi: “Il nostro ultimo comunicato stampa era la divulgazione di atti amministrativi ufficiali (per ciascuno dei quali è specificata data e numero di protocollo a beneficio di chi volesse verificarli), tra i quali un preciso provvedimento della Soprintendenza di Messina, che in data 19 marzo 2019 disponeva l’immediata sospensione dei tagli nelle aree vincolate”.

L’associazione ambientalista chiede, infine, un nuovo accesso agli atti, che attende da oltre 10 mesi: “Aspettiamo ancora dall’ufficio Verde Pubblico gli ulteriori documenti a completamento della nostra richiesta di accesso agli atti (giusta nota n.20036 del 18 gennaio 2019, con sollecito del 13 ottobre 2019), che valuteremo -come già fatto in passato- con gli agronomi  di Legambiente Sicilia, proprio per evitare di essere influenzati da locali diatribe partitiche”.

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