Servizi sociali, qualcuno si spaccia per Messina Social City

I candidati per la selezioni per la long list "avvicinati" telefonicamente da qualcuno che sostiene di parlare in nome e per conto della partecipata. Una vicenda talmente grave che il presidente Enrico Bivona è costretto ad una diffida ufficiale. Tutta la storia

 

MESSINA. Qualcuno si spaccia per Messina Social City, contattando chi si era proposto per le assunzioni della long list in nome e per conto dell’azienda. Una circostanza talmente grave che ha spinto il presidente, Enrico Bivona, ad emettere una circolare ufficiale di diffida. E’ accaduto più o meno un mese fa.

È uno dei misteri che circondano la partecipata di nuova costituzione: “Messina Social City” non ha nemmeno un anno di vita, ed è stata concepita per raggruppare sotto un’unica municipalizzata tutti i lavoratori che per conto delle ex cooperative si occupavano di servizi sociali, e sin dall’inizio le fasi di assunzione sono state parecchio contestate. E d’estate ci si è messo anche qualche millantatore.

Cosa è successo di tanto grave da far prendere ufficialmente posizione a Bivona? Che qualcuno, non si sa chi, ha telefonato ai candidati alla long list, parlando in nome e per conto dell’azienda, rivelando informazioni (inesistenti). Ed è toccato al presidente rimettere le cose a posto.

“L’azienda speciale ‘Messina Social City’, a seguito della pubblicazione della graduatoria di cui all’avviso di selezione per l’assunzione a tempo determinato di vari profili professionali per esigenze temporanee, avuta notizia che diversi candidati, appartenenti alcuni profili professionali contenuti nella graduatoria, sarebbero stati interessati da telefonate riportanti presunte volontà aziendali, comunica che l’azienda speciale non ha diffuso comunicazione alcuna in merito alle proprie esigenze temporanee di personale, e pertanto invita i partecipanti alla graduatoria già avvicinati, o che dovessero esserlo in uno dei prossimi giorni, non tenere in considerazione quanto venisse diffuso in nome per conto dell’azienda speciale, poiché privo di ogni fondamento, e al contempo diffida di chiunque stia ponendo in essere detto comportamento, a non diffondere informazioni mendaci o comunque non ricevute dell’azienda, e che per lo stesso si procederà ai sensi di legge”.

Su chi ricadono i sospetti non è chiaro, ma qualche indizio lo fornisce la stessa diffida a firma del presidente Enrico Bivona: “precisa altresì che qualora dovesse trattarsi di dipendente dell’azienda, si procederà con misure disciplinari”.

 

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