Emergenza abitativa, lo sfogo del Sì Cobas: «Otto mesi dopo non è cambiato nulla»

Sotto la lente del Fronte Popolare Autorganizzato le condizioni in cui vivono 30 famiglie di villaggio Aldisio e l'impegno preso da De Luca a febbraio. «I Vigili Urbani, occupati a perseguitare ambulanti e prostitute, non trovano il tempo di intervenire»

 

MESSINA. Mentre il sindaco Cateno De Luca annuncia che il risanamento verrà portato a compimento entro i prossimi 5 anni, il movimento Sì Cobas mette sotto la lente le condizioni in cui sono costrette a sopravvivere 30 famiglie messinesi che da 35 anni abitano nelle baracche di Via Catanoso, a Villaggio Aldisio, tra l’amianto, i topi, soffitti che cadono a pezzi e pavimentazioni appoggiate su travi di legno marce trattenute a malapena da puntelli in metallo. Nonché pericolo di crolli e allagamenti per via delle costruzioni a ridosso di un torrente.

«Era febbraio scorso – scrivono – quando la redazione di Voce di Popolo metteva a conoscenza tutta la popolazione dell’esistenza di queste famiglie e della condizione in cui vivono. Nello stesso servizio parte un appello al Sindaco, che viene immediatamente colto da Cateno De Lucalo stesso che prese un impegno con queste famiglie. Tempo un mese ed avrebbe trovato per loro una dignitosa sistemazione”.  Otto mesi dopo, ovvero, in data 09/10/2019 – proseguono – gli abitanti di Via Natale Catanoso sono sempre lì, ad attenderli ancora un altro inverno, mentre le condizioni peggiorano. Infatti stavolta tocca al crollo del soffitto, l’invasione di topi, e l’intervento dei Vigili del Fuoco, che oltre la condizione di pericolo, notano anche l’emergenza igienico- sanitaria. Pertanto chiamano i Vigili Urbani, che occupati a perseguitare ambulanti e prostitute, non trovano il tempo di intervenire».

«Questo – scrivono ancora – è lo stato dell’arte in cui versano questi nuclei familiari. Ma non sono i soli a vivere il disagio abitativo, infatti per citarne qualcun altro  sovvengono gli abitanti di Viale Giostra- Salita Tremonti, anche loro abbastanza bravi a cavarsela all’interno dei loro alloggi fatiscenti e pericolosi sospesi tra le fune a praticare equilibrismo per non morire. A loro promisero l’assegnazione dei restanti alloggi del Matteotti, che forse a dicembre prossimo vedranno il miracolo! Ma il disagio abitativo è tanto, è troppo, e si accumula… divenendo un’infinita emergenza, quando mancano costanti interventi strutturali e soluzioni basilari per affrontarla. I tempi dell’emergenza non aspettano. Si chiama emergenza, che va affrontata per quella che è, mentre le tempistiche grigie della burocrazia non ne tengono conto», concludono.

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