Addio ai monti: perché i borghi dell’entroterra messinese rischiano di scomparire

Da Novara di Sicilia, che in 70 anni ha perso quasi il 90% della popolazione, agli altri comuni montani che nel giro di una o due generazioni potrebbero diventare dei paesi fantasma. Quali sono, a che velocità si svuotano e cosa si può fare per evitarlo nei dati diffusi dall’associazione i “Borghi più belli d’Italia”

 

MESSINA. Secondo i dati diffusi dall’associazione i “Borghi più belli d’Italia” (*), nel 1951 a Novara di Sicilia vivevano 9327 persone. Quasi settant’anni dopo, nel 2019, i “superstiti” sono appena 1284: l’89,3 per cento in meno, ovvero 9 persone su 10. Fra gli attuali residenti, circa il 41 della popolazione ha più di 65 anni e nell’ultimo anno ci sono stati 26 decessi a fronte di una sola nascita.

È il caso più emblematico di un’emorragia senza fine che nel giro dei prossimi trent’anni rischia di condannare a morte gran parte dei borghi montani della Sicilia: un patrimonio culturale, storico e paesaggistico destinato a sparire nel nulla e privo già adesso di servizi essenziali quali banche, poste, ospedali, punti nascita, scuole e persino rifornimenti per la benzina.

 

Uno scorcio di Novara di Sicilia

I numeri sono spietati: nell’arco degli ultimi decenni ben 69 piccoli comuni dell’entroterra hanno perso più di metà dei loro cittadini, con la provincia di Messina che indossa la maglia nera dello spopolamento. Fra i 20 paesi più a rischio, infatti, ben 14 si trovano nel territorio peloritano, con percentuali di “decrescita” superiori al 65%.

Meglio non va ai restanti comuni, che negli anni si sono progressivamente svuotati: in totale, su 105 borghi presi in esame, la somma degli abitanti “persi” ammonta a circa 207mila unità: un’intera città che ha preferito andar via dalla propria terra a causa del disinteresse della politica e della disoccupazione. Oltre alla mancanza di servizi e alle condizioni da terzo mondo delle strade di collegamento con la costa.

 

Montalbano Elicona

 

Fra le realtà più colpite dallo spopolamento anche i “fiori all’occhiello” della provincia: da Savoca, con un crollo degli abitanti nel centro storico, a Montalbano Elicona, con una popolazione attuale di appena 2161 anime. E meglio non va alle altre perle dell’entroterra: l’emorragia senza fine non ha risparmiato infatti nemmeno i venti comuni isolani inseriti tra “I borghi più belli d’Italia”, con pochissime eccezioni, fra cui Cefalù (in crescita, ma è sul mare) e Castelmola, che ha perso “solo” il 16 per cento dei suoi abitanti. Nemmeno il turismo e la ribalta nazionale sembrano rappresentare un valido deterrente: basti pensare che nel 2016 un solo borgo pugliese, Otranto, ha totalizzato quasi lo stesso numero di pernottamenti dei 19 borghi siciliani inseriti all’epoca nel club.

Uno scenario cupo, con prospettive nefaste: secondo delle stime, infatti, nel 2030 la Sicilia potrebbe perdere quasi 200mila abitanti. mentre nel 2050 si raggiungerà il picco degli anziani e 15 anni dopo, nel 2065, la popolazione scenderà sotto i 4 milioni.

I dati sono quelli raccolti dall’associazione “Borghi più belli d’Italia”, che venerdì 4 ottobre ha riunito proprio a Novara numerosi primi cittadini della regione, che si sono confrontati con il vice presidente dell’Ars Gaetano Armao e la deputata del M5s Valentina Zafarana. Al centro del dibattito l’emergenza in atto e i possibili rimedi per contrastare la desertificazione demografica nell’entroterra, che rende i paesi montani sempre più piccoli, poveri e vecchi. Ad andar via sono infatti soprattutto i giovani, mentre gli anziani sono costretti a convivere con servizi sempre più carenti e le case dei borghi si svuotano (e vengono messe in vendita a prezzi stracciati).

 

 

«Rivendichiamo il nostro diritto ad esistere. Chiediamo che non ci facciano morire», hanno ribadito i partecipanti nel corso del convegno, al quale hanno preso parte, fra gli altri, il presidente e il vicepresidente dell’associazione, Salvatore Bartolotta e Giuseppe Simone, il presidente del Centro Commerciale Naturale del Comune di Polizzi Generosa Salvatore Cassisi e il sindaco di Novara Girolamo Bertolami.

Nel mirino dei relatori, in particolare, i mancati interventi della classe dirigente nel corso degli ultimi 50 anni e le cause che hanno portato allo status quo, fra le quali la mancanza di lavoro, i collegamenti scadenti e la progressiva perdita di servizi essenziali per la collettività.

«Perché un giovane deve restare in un paese in cui manca tutto?», sbotta Bartolotta, che si sofferma in particolare sulla viabilità, citando come esempio la provinciale che da Falcone conduce a Montalbano: «Abbiamo strade peggio di quelle della Bosnia durante la guerra», commenta con rabbia, ma senza rassegnarsi: «Se vuoi bene al tuo territorio non ti puoi arrendere. Stiamo parlando di paesi con una grande storia e bellezze architettoniche invidiabili: solo Novara ad esempio ha 25 chiese e 4 monasteri». Senza dimenticare le tradizioni popolari, la cultura gastronomica e lo scenario paesaggistico di Peloritani, Nebrodi e Madonie.

LE ZONE FRANCHE MONTANE. Ma quale può essere la soluzione per salvare i borghi siciliani o per arginare quantomeno la decrescita demografica? Fra le richieste dei sindaci, oltre alle Zes e al potenziamento della Strategia Nazionale per le Aree Interne (Snai), c’è innanzitutto l’approvazione della “legge sulla montagna”, ferma in commissione all’Ars ormai da anni, che consentirebbe l’attivazione delle cosiddette “zone franche montane” e la conseguente introduzione di un regime fiscale agevolato per le attività economiche già presenti e per incentivare la nascita di nuove imprese. Fra le proposte avanzate anche la totale esenzione fiscale in tutti i comuni dell’entroterra con meno di 15mila abitanti per tre anni, mentre dal quarto al decimo anno i contributi verrebbero dilazionati con specifici criteri.

Ad aprire uno spiraglio sulle sorti dei comuni montani è anche il Governo nazionale, che sta valutando la possibilità di istituire un fondo ad hoc. «È indubbio – commenta Valentina Zafarana – che bisogna fermare il progressivo spopolamento delle nostre aree montane e anzi invertire la tendenza, per preservare e valorizzare un patrimonio culturale, agricolo, enogastronomico, turistico che tutto il mondo ci invidia.  Il governo centrale ha già dimostrato grande sensibilità con l’individuazione delle Zone Economiche Speciali e con l’introduzione di provvedimenti di semplificazione e alleggerimento fiscale per il tessuto della piccola e media imprenditoria: sulle aree interne è già in atto un dialogo serrato con il sottosegretario Villarosa, che ha dato ampie rassicurazioni e prossime prospettive di applicazione. Sono fiduciosa che, proprio perché spronati a livello locale dalle associazioni che da anni si occupano di valorizzare le aree interne, si possa addivenire ad un percorso di sviluppo e di attrazione di investimenti».

A chiedere con urgenza l’istituzione delle Zfm è un apposito comitato, che dallo scorso 8 settembre  ha dato il via a un presidio permanente a Castellana Sicula.

(*) I dati, specificano i membri dell’associazione, sono tratti dal “Dizionario enciclopedico dei Comuni italiani”. Le cifre riportate online dall’Istat relative al censimento del  1951 evidenziano in certi casi un minore calo demografico (il 4 novembre del 1951 a Novara risulta un numero di abitanti pari a 4.932 unità). 

 

Lascia un commento

avatar
400