Viadotto ritiro in alto mare: i lavori sono completati solo al 20%, dice la Regione

Le operazioni di miglioramento sismico, per le quali l'autostrada sarà interrotta fino al prossimo anno, gravate dai problemi: inizio in ritardo, fine lavori posticipata più volte (dal 2018 al 2021), l'avvicendarsi di cinque direttori del lavori in un anno e mezzo. E sul portale della Regione Sicilia che monitora le opere pubbliche, i dati sono allarmanti

 

MESSINA. L’odissea che da sette anni rappresenta percorrere la tangenziale tra la galleria Telegrafo e lo svincolo Boccetta, in entrambe le direzioni, non solo non accenna a terminare, ma tra qualche mese addirittura peggiorerà perchè, da ottobre, per chi viene da Palermo sarà necessario uscire dall’autostrada, riversarsi sul viale Giostra, percorrere una rotonda, rientrare e proseguire in direzione centro. Tutto a causa… di un viadotto.

Il viadotto Ritiro, ammalorato e pericoloso, secondo Genio civile e Università nel 2013, che per un progetto dal 43 milioni e mezzo è in corso di “adeguamento statico e miglioramento sismico” (cioè smontaggio, sostituzione e ripristino) da parte della Toto Costruzioni. Come succede pressochè sempre nelle opere pubbliche, le cose sono più complicate di quanto preventivato. Perchè, secondo il portale Caronte, il sito che monitora le informazioni relative ai progetti d’investimento finanziati dalla Regione Sicilia (come il viadotto Ritiro, tramite il Consorzio autostrade), non solo i lavori sono in ritardo di almeno un anno sulla tabella di marcia (già posticipata…), ma a maggio, data dell’ultima rilevazione, ne era stato completato solo il 20%.

Già i lavori sono iniziati con un anno di ritardo: sarebbero dovuti iniziare ad aprile 2015 per concludersi a marzo 2018, con una prima proroga a luglio 2018, come da indicazioni della sezione “esecuzione lavori”. E invece prima della primavera del 2016, il cantiere era appena sorto, consegnato ad aprile e pienamente effettivo a novembre del 2017 dopo il via libera da parte del genio civile. Non solo. Sui 46 e rotti milioni di euro di costo totale, l’avanzamento economico realizzato superava di poco i 9 milioni, a maggio. In più, anche dal punto di vista organizzativo le cose non sono andate esattamente lisce, con l’avvicendarsi di cinque direttori del lavori e coordinatori per la sicurezza  (ma anche tre rup) in appena un anno e mezzo, da dicembre del 2015 a maggio del 2017.

In sostanza, nel 2018 i lavori erano stati prorogati fino al 2020, e oggi si apprende che proseguiranno almeno fino al 2021, come appreso dalla riunione del Comitato operativo per la viabilità: sempre che non ci siano altri intoppi.

L’intervento, poi, non è dei più semplici: si tratta, in pratica, di “smontare” completamente gli impalcati, e sostituirli con altri, e di intervenire alla base delle pile per consolidarle dal punto di vista antisismico (vedi video in basso).

Nel frattempo si viaggia a una corsia. O, da ottobre, a zero corsie.

 

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