Torre Faro, la desolazione di un sabato d’agosto (e di un’ennesima occasione persa)

Dall'isola pedonale che non c'è fino all'assenza di un programma di spettacoli, una fotografia impietosa di uno dei borghi più suggestivi della Sicilia, messo a confronto con realtà come Scilla o Marzamemi. Tutto quello che sarebbe potuto essere e che non sarà, tra mercati di scarpe e mutande e blitz mediatici

 

MESSINA. Dall’isola pedonale fantasma fino al programma di spettacoli che ogni estate accompagnava le serate dei tanti messinesi che affollavano le strade del borgo della zona nord. I panorami forse più suggestivi della città nei quali la sosta selvaggia non è forse più meritevole dei blitz del sindaco De Luca. Tutto quello che sarebbe potuto essere e che non sarà, per l’ennesima occasione persa.

Macchine libere di parcheggiare in divieto di sosta lungo tutto il borgo di pescatori e che fino a qualche settimana fa sembravano essere il principale spauracchio dell’Amministrazione De Luca. Municipale impegnata altrove, forse a controllare ambulanti che, in tutta la zona nord, hanno continuanto a lavorare in grande serenità per gran parte dell’estate (fino al recente e tardivo blitz) nonostante l’ordinanza decoro voluta dal sindaco, evidentemente non rispettata.

 

 

Caos e improvvisazione, quella di sempre, sono le prime impressioni non di settembre, come avrebbe cantato la Premiata Forneria Marconi, ma di un agosto che a Messina ha da offrire ben poco. E non spariamo sulla Croce Rossa pensando ad un cartellone di spettacoli che sembra quello di una sagra paesana, tra cover band, Toti e Totino e Pippo Franco.

Non entriamo nel merito, poi, di mercatini spacciati dall’oggi al domani per “artigianali”  e che invece vendono mutande e calzini in quello che un tempo era il fiore all’occhiello del turismo cittadino, mentre il festival più frequentato, moderno e all’avanguardia dell’estate, il Capo Peloro Fest, finisce (momentaneamente, si spera) nell’oblio. 

Tutto lasciato in mano alla fantasia dei privati, che altro non possono proporre se non i soliti ristoranti vista mare, persi nel nulla. Perché poco importa se a pochi chilometri dall’altra parte dello Stretto un borgo come Scilla riesce ad attrarre turisti da ogni parte d’Italia, e senza neppure sforzarsi troppo.

Parcheggi disponibili per chi desidera recarsi in auto e molo di attracco per le imbarcazioni, grandi e piccole, a pochi metri dai locali situati nei vicoletti. Strade di accesso chiuse al traffico. Quello che il villaggio dei pescatori, in questo caso, e non più di pescatori, non ha mai desiderato. Sembra tutto distante anni luce, ma è comunque riconducibile ad un’unica parola: organizzazione. Quella che Cariddi non vuole.

E quella che invece appartiene a Marzamemi, dove tra vecchie case di pescatori e locali sempre pieni, migliaia di turisti continuano ad affollare alberghi e B&B, concedendo boccate d’ossigeno a territori ad alta vocazione turistica ma con molte meno potenzialità dello Stretto di Messina.

Un’organizzazione che appartiene perfino ai paesini di provincia tra Ionio e Tirreno, dove si recano anche i più giovani e che abbandona Capo Peloro ad un triste destino, tra un karaoke sgangherato, luci fulminate nella principale piazza del villaggio nella quale nelle scorse estati si alternavano sul palco gruppi musicali, un tappeto d’erba ormai sbiadito ed uno spettacolo ancora una volta non valorizzato come quello dello Stretto.

Una città a vocazione turistica che di turistico non ha nulla, né prospettive per diventarlo senza opportuna programmazione, che di certo non ha ricevuto gli input sperati dalla presente Amministrazione (a proposito, ma le docce da “Bandiera Blu” che fine hanno fatto?). Ma una città nella quale sembra che il Ponte possa ancora risolvere tutti i problemi, soprattutto quelli collegati al turismo, nei suoi scorci più suggestivi.

Mentre i giovani continueranno ad abbandonare una terra arida di idee e di volontà, una terra di gattopardiana memoria in cui tutto continuerà a cambiare – sembra, nell’accezione più pessimistica del termine – affinché non cambi mai nulla.

 

 

 

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Giusy D'AndreaPincoEmanueelMikiSalvatore Recent comment authors
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Giovanni Mollica
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Giovanni Mollica

Siete pazzi

Salvatore
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Salvatore

Salve, dato che il Karaoke e sgangherato, come dice lei, che perlomeno avvicina molte persone, specialmente i fine settimana, perché non prova a chiedere lei l’autorizzazione per fare altro e si accorgerà che se per uno sgangherato Karaoke ci e voluto 1 mese di attesa per avere le autorizzazioni, figuriamoci per fare altro. Perche non parliamo invece dell’illuminazione del Pilone????

Miki
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Miki

Concordo con quanto letto. Purtroppo manca la mentalità imprenditoriale,ed il senso civico. L’unica cosa che regna sovrana è la sporcizia e la mancanza di vigili urbani.Peccato potrebbe essere una piccola perla ,ma purtroppo così non è. Nei margi,vicino al residence c’e una piccola discarica,cosa da terzo mondo. E nessuno fa niente. Che tristezza.

Emanueel
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Emanueel

Ma se anche sul litorale una cosa buona c’era i lidi che proponevano serate fino a tarda notte senza alcun problema e ora invece? Alle 2 finisce tutto lasciandoti con l’amaro in bocca (tranne per quelle poche serate dove gli organizzatori pur di proporre qualcosa hanno proposto il silent prty).Stanno portando tutti a scappare via da questa citta

Pinco
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Ammari semu

Giusy D'Andrea
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Giusy D'Andrea

E quello lo definisce un “Karaoke sgangherato”?! Siamo alla frutta veramente!