La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedì

L’anno scorso il Milano Rocks ha annunciato tra gli headliner del proprio festival i The National. Mentre i colleghi del Firenze Rocks puntavano sull’usato garantito (non si sa da chi) di Guns and roses, Ozzy e gruppi da età media che i più cattivi potrebbero definire da cantiere, nella città meneghina sceglievano la band che nei mesi precedenti aveva pubblicato il disco più bello del 2017, Sleep well beast, uno dei veri capolavori degli anni dieci. Chiaramente il fan medio ha imbracciato la propria tastiera e ha iniziato a insultare i ragazzi di Milano, portando come esempio il paragone di Firenze, perché Axl Rose lo conoscono tutti e parla di femmine e casino mentre Matt Berninger è triste e parla spesso di sentimenti e di fallimenti–certo, per saperlo bisogna conoscere qualche canzone, ma va bene così. Ad ogni modo, l’estate sta entrando nel vivo e per chi verga queste righe si sta avvicinando la stagione dei festival; dato che la giornata dei The National all’Ypsigrock è sold out oggi festeggiamo con un po’ di canzoni tristi o presunte tali da sussurrare come quando cantate al mare (ciao Aimo tvb).

Tre allegri ragazzi morti – Alle anime perse

Ho visto per la prima e finora unica volta i Tre allegri ragazzi morti nel 2009 o giù di lì a Forza d’Agrò. Li rivedrò il prossimo weekend e quindi sto riascoltando alcuni dei loro dischi per prepararmi, e ne sto approfittando per fare pace con una parte del mio passato, cioè questa canzone che per vari motivi è sempre stata abbastanza dolorosa. La voce di Toffolo racconta con tenerezza una storia di per sé molto dolce, una storia di un amore lungo e infinito, di baci come il pane e una fame sempiterna. Passerà la guerra e passerà anche la fame, quella vera, è importante che quando sarà terminato il periodo difficile saremo ancora capaci di amare. Canticchiatela questa estate, vi farà bene.

Let’s eat grandma – Hot pink

Per diversi mesi nella mia bolla social si parlava di questo gruppo di cui non sapevo praticamente nulla perché non mi ci ero mai soffermato. Poi l’Ypsi ha annunciato Rosa e Jenny, le due giovanissime componenti delle LEG, tra i performer proprio nella giornata dei The National e io ho recuperato tutto, innamorandomene alla follia. Due dischi all’attivo, sonorità a tratti intimissime come se stessero scrivendo della vostra vita, altre volte più aperte ma sempre con enorme stile. Dal vivo mi dicono tutti che siano una bomba atomica e l’energia potenziale dei loro brani in studio mi fa ben sperare. Ci arrivo tardi a volte ma ci arrivo. Meglio tardi che mai.

The Tragically Hip – In A World Possessed By The Human Mind

Anche qui ci ho messo un po’, e ci sono arrivato per caso. Ma Man machine poem è uno di quei dischi della vita, uno di quelli che li trovi e ti ci innamori perdutamente, come è successo a me con l’album e con questa In a world possessed by the human mind, uno storytelling incredibile e dannatamente potente che sembra trattare la comunicazione di un medico riguardo una malattia. Un male grave, come quello che ha colpito nelle settimane successive Gord Downie portando alla sua morte nel 2017. È un brano potentissimo, da vivere anche con il video, perché rende bene l’insieme di immagini evocate nel racconto e accompagna al meglio una canzone triste che nasconde dentro sé un messaggio di speranza.

Alberto Fortis – La sedia di lillà

È il brano più famoso, probabilmente, del cantautore milanese, che rappresenta anche uno dei miei fallimenti più grandi. Fare pace col proprio passato deriva anche dall’ammettere l’errore di un ragazzino che, sentendo proprio questo pezzo, si lamenta coi genitori definendolo lamentoso—e ci sta se non comprendi ancora la violenza emotiva di un “condannato a morte”, un altro storytelling che è un vero e proprio pugno allo stomaco. Avrò l’onore di fare pace col mio passato a Castelbuono, perché uno dei nomi che proprio non mi aspettavo è lì, in calendario all’Ypsigrock. L’estate dei festival è un’estate da favola.

Achille Lauro – 1969

La musica è un’ottima occasione per il riscatto sociale. La musica serve non tanto ad anestetizzare il dolore, quando ad affrontarlo e, se possibile, annullarlo trasformandolo in altro. Due settimane fa parlavamo della luna, sono rimaste fuori tante tracce tra cui questa, che parte parlando del VENTI LUGLIO DEL SESSANTANOVE SÌ SONO FUORI SÌ SÌ STO SULLA LUNA; il brano ha un background triste, è per la madre che adesso può fare la vita che in quegli anni e nei successivi non poteva permettersi, con il figlio che la porta nella boutique, le compra la spesa e la casa che prima non potevano permettersi. Ogni volta che si critica qualcuno perché ha fatto successo è giusto chiedersi da dove venga; Achille ha preso la tristezza della propria situazione e l’ha resa un piccolo capolavoro. Bravone.

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