I sommersi e i salvati: il ministro Salvini e il suo emule messinese

Dal blog di Sergio Todesco, il parallelismo fra il leader della Lega e il sindaco Cateno De Luca in riferimento all'ordinanza anti medicanti: «Mi chiedo se siano i dannati della terra a deturpare e svilire quest’angolo di mondo, o non piuttosto una nuova specie mutante di messinesi»

 

Incredibile. Basta distrarsi per una manciata di giorni (distrazione lecita, mi è nato un nipotino*) e scopri che in città è arrivato uno sceriffo, come se ci trovassimo catapultati in uno di quei film poliziotteschi di serie B degli anni settanta del tipo Milano trema: la polizia vuole giustizia o La polizia incrimina la legge assolve”.

C’è da pensare che il poliziotto nostrano (occorre dirne il nome?) si sia, come suol dirsi, “pigghiatu d’invidia di Salvini”. Il Capitano (o Capitone) nazionale ha deciso, per stornare l’attenzione dei sempre vigili elettori (!) dalle porcherie consumate in suolo russo, di sfrattare in pompa magna a Roma dei poveracci dai ricoveri precari che offrivano a loro e ai loro figli un riparo e la parvenza di un alloggio (a proposito, strano che analogo spiegamento di forze non sia stato dispiegato per fare sloggiare dal palazzo occupato abusivamente da anni quella simpatica fazzolettata di amici di CasaPound); il suo emulo messinese ha deciso di “tutelare il patrimonio culturale ed ambientale della città”, “garantire una maggiore sicurezza urbana nel territorio” e “preservare il decoro e la vivibilità urbana” attraverso la creazione di veri e propri cordoni sanitari nei paraggi di un centinaio o forse più di spazi “istituzionali”, monumentali, commerciali, religiosi o adibiti a servizi vari, prescrivendo in molti casi anche delle distanze utili ad impedire che accattoni, migranti, senzatetto e “irregolari” di vario genere possano turbare con la loro presenza l’amenità dei luoghi.

Chi scrive si è occupato di tutela per oltre trent’anni, e conoscendo le norme vigenti di tutela dei beni culturali conserva ancora ricordo, nonostante la messa a riposo dall’amministrazione attiva, dell’esistenza del cosiddetto “vincolo indiretto” che prescrive le distanze minime da un bene tutelato alle quali è lecito edificare, al fine di garantirne la migliore visibilità, il miglior decoro, la fruizione ottimale.

Beh, qui si è pervenuti (caso davvero singolare e di particolare pregnanza, che anche il Sig. Ministro degli Interni potrebbe prendere in esame per un export) a vincolare indirettamente la presenza non già di edifici ma di persone, convinti come si è che il semplice respiro, direi la mera esistenza delle stesse, mette in serio rischio i monumenti e il patrimonio ambientale, la salubrità dei luoghi e la coscienza dei bravi cittadini che li percorrono.

Non c’è che dire, a Messina arriviamo sempre un passo avanti prima di tutti gli altri.

Poi mi guardo intorno, camminando per la città, e mi vedo circondato da zombies stracarichi di tatuaggi (ma di quelli zalli, neanche dei vecchi teneri tatuaggi che conoscevamo in passato), con i colletti delle Polo d’ordinanza rigorosamente sollevati come se si trattasse di divise da Ussaro, alcuni dei quali scorazzanti allegramente per la vie della città in una Smart che offre generosamente all’intera comunità, attraverso amplificatori da concerto, l’ultima canzone neomelodica, di quelle toste. E mi chiedo se siano quei dannati della terra a deturpare e svilire quest’angolo di mondo, o non piuttosto questa nuova specie mutante di messinesi.

 

(*Auguri da parte di tutta la redazione)

 

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