Isole pedonali: l’anomalia Messina e gli esempi virtuosi di Palermo, Catania e Reggio

Perché dirimpettai e vicini chiudono sempre più strade al traffico, e in riva allo Stretto si procede in direzione contraria (anche se ci sono segnali incoraggianti, come a Faro). L'impegno del comitato ForuMEssina: «Crediamo che una città diversa sia possibile»

 

MESSINA. Via Maqueda, via Vittorio Emanuele e Piazza Sant’Anna, ma a brevissimo arriverà anche la Rambla con via Amari, via Principe di Scordia, via Principe di Belmonte e via Principe di Granatelli per costituire un’unica gigantesca isola pedonale: dal porto al Politeama. Non è Los Angeles: è Palermo, città che ha iniziato anni fa il processo di pedonalizzazione sempre più estesa del centro, nato tra le polemiche ma che oggi è uno di quei sentieri tracciati dai quali non si torna più indietro. Il tutto pensato in una logica di insieme che contempla aree verdi, panchine e arredo urbano.

Ma anche la vicina (e dissestata, letteralmente) Catania non è da meno: tutta la parte centrale della celebre via Etnea (circa 1 km) è già pedonalizzata. Ma non solo: sono infatti pedonali anche altre vie e piazze limitrofe, sempre nel centro storico, mentre in diverse altre vige il regime di ZTL. Una zona estesa, di shopping ma anche di contenuti e iniziative ad hoc create da associazioni, di categoria e non. Poi c’è Reggio Calabria. Nonostante da tanti anni il lungomare e il corso principale, circa 2 km, sia già “isola”, le aree pedonali si moltiplicano. E il tutto è sostanzialmente partito dagli stessi commercianti.

E Messina? Fino ad ora è andata in direzione ostinata e contraria, con l’infinita polemica su via dei Mille e la recente e contestatissima proposta di riaprire al traffico zone che erano state pedonalizzate da anni come Piazza Cairoli, sebbene proprio ieri ci sia stato un cambio di direzione con la pedonalizzazione “a tempo determinato” di Faro. Un piccolo passo in avanti, seppur sperimentale, che potrebbe rappresentare una svolta “culturale” in una città sempre più a misura di auto.

Sull’argomento,  da un paio di settimane è molto attivo ForuMEssina, comitato aperto e pagina Facebook. «Mai pensato che un’isola possa essere soltanto una strada limitata da due transenne», afferma Dario Carbone. «Settimanalmente ci incontriamo per discutere di proposte, confrontarci su contenuti concreti. Crediamo che una città diversa sia possibile e per rendercene conto basta guardare al di là dei nostri confini metropolitani senza bisogno di dover andare all’estero». Gli appuntamenti organizzati dal Comitato si svolgono nel tardo pomeriggio di martedì in Sala Ovale a Palazzo Zanca.

«La scelta della location non è casuale. Non è stato semplice rintracciare un luogo centrale, accogliente e che soprattutto fosse raggiungibile da tutti, compresi i cittadini che hanno difficoltà a deambulare», prosegue Eleonora Urzì Mondo. E infatti a Messina anche le strutture pubbliche sono non di rado sprovviste dei requisiti necessari per essere a misura di tutti. «Questo rende ancora più pressante l’urgenza di individuare piazze, aree e spazi da condividere e arricchire, riempiendole di vita. Spazi di aggregazione reali nei quali la comunità o porzioni di essa possano incontrarsi, ovviamente senza dover fare i conti con barriere architettoniche che rappresentano l’opposto del concetto di civiltà».

«La città è di tutti. Non si può pensare di addivenire ad un risultato senza avere e quindi proporre un’idea d’insieme che possa essere funzionale alle differenti realtà che la compongono. E in questa logica abbiamo organizzato degli incontri aperti ai quali chiunque sia interessato all’argomento può partecipare», conclude Francesco Capria. «Ciascuno per la propria parte cerchiamo di contribuire ad una causa che è certamente comune e invitiamo chi abbia voglia, idee e competenza a dare una mano».

 

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Messina è un paese da terzo mondo, dove se si pedonalizza un’area l’arroganza dei commercianti messinesi induce loro a protestare, opporsi e insorgere, perché non possono lavorare…invece non sono in grado di fare mea culpa sul perché: non sanno lavorare, mancano di professionalità e cortesia verso il cliente. Rimboccatevi le maniche invece di piangere!