La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedì

Cinque canzoni per ricordare, sull'onda di Ligabue, che la sconfitta è solo un punto di partenza e non una motivazione per dimenticare i propri obiettivi

Sette giorni fa Luciano Ligabue ha postato sulla propria pagina Facebook un messaggio strano, insolito, qualcosa di non particolarmente comune in un’epoca social in cui non esiste mai la sconfitta: ha scritto che le vendite dei biglietti non stavano andando bene, che pensavano meglio, che comunque questa piega negativa non avrebbe avuto effetti sullo show da portare sul palco. I numeri sono quelli, non mentono, ma nella suddetta epoca social tutti hanno sempre pronto il modo per dire “eh no, ma abbiamo vinto”. Ligabue, invece, ha ammesso la sconfitta rilanciando: non vendiamo bene? Noi facciamo lo stesso concerto che avremmo fatto a stadio pieno, pure con la metà dei posti vuoti. Un messaggio da rispettare assolutamente, perché ci dà modo di iniziare la settimana parlando di sconfitte, perché in un’epoca social in cui sei costretto a vincere sempre è importante ricordare che anche se le cose non vanno al meglio è necessario restare lucidi e mantenere fisso in mente il proprio obiettivo. E vi porto cinque canzoni in regalo per ricordarcelo.

Our Lady Peace – Life

Ho visto questo weekend Neon Genesis Evangelion e mi è tornato in mente un disco pere fondamentale, Spiritual machines, album degli Our Lady Peace ispirato a un romanzo di Ray Kurzweil, The age of spiritual machines. Al suo interno trova posto un brano particolarmente introspettivo e dagli intenti profondamente ottimisti chiamato Life, vita per l’appunto, che serve per ricordare come ogni esistenza possa avere profondi alti e bassi, un saliscendi emotivo in cui però si deve tenere duro, ricordandosi che la vita è la propria e si può fare sempre di meglio, si possono superare ostacoli e sconfitte. Non sempre basta volerlo, a volte arriveranno momenti più negativi di altri che faranno venir voglia di mollare tutto e lasciarsi andare, ma l’obiettivo deve sempre essere sopravvivere e, sopratutto, vivere.

Alter Bridge – Blackbird

L’obiettivo dev’essere vivere, ma non esiste un mondo perfetto e non sempre la luce sconfigge le tenebre, non sempre il vento soffia nella direzione giusta. La title track del secondo disco degli Alter Bridge è probabilmente la canzone più bella del gruppo statunitense, una traccia dedicata a un amico di Myles Kennedy, morto per un male nel periodo in cui stava nascendo questo brano. La forza emotiva è immensa, la voce di Kennedy è un fiume in piena e la chitarra di Tremonti regala un assolo magico, senza tempo, un assolo in cui si riversano rabbia e sofferenza, in cui si vivono le fasi del lutto e si apre la strada all’omaggio che vede il proprio culmine nell’ultimo, disperato chorus di un Kennedy straripante, incalzato da un tappeto strumentale perfetto. È la sconfitta più difficile da accettare, ma è un passo obbligatorio per andare avanti.

The Beatles – Eleanor Rigby

Fuor di dubbio uno dei brani più cupi mai scritti dai Beatles, nonché, a mio insindacabile giudizio, uno dei più belli. Eleanor Rigby racconta di due persone, la suddetta signora e padre McKenzie, nonché di “tutte quelle persone da sole”. Un funerale deserto celebrato da un prete che comunque fa il suo lavoro, lo fa nonostante tutto quello che accade alla povera Eleanor, seppellita col suo nome, senza che nessuno sia andato a ricordarla. Quando si indicano i Beatles come la prima boy band della storia non si sbaglia, ma non deve mai passare il messaggio secondo il quale fossero bravi solo a scrivere pezzi leggeri e disimpegnati. Con stili propri e uno storytelling accessibile, i quattro baronetti hanno raccontato anche storie più difficili, più complesse. Perché la sconfitta esiste anche nelle vite di chi è “more popular than Jesus”.

Eugenio Finardi – Scimmia

Comunemente parlare di sconfitta fa fare tante associazioni mentali, una delle più ovvie è con la droga. Posto che scrivendo questa frase mi è venuta in mente una meravigliosa scena di Boris (“ho perso la corsa della vita a causa di quella robaccia”), tornando alla playlist ho scelto uno dei brani più adatti per parlare dell’argomento, ovvero Scimmia di quell’Eugenio Finardi che nel 1977 pubblicava un disco che ancora oggi in Italia ha pochi eguali, ovvero Diesel. L’ultima traccia del lato B era Scimmia, un vero e proprio viaggio nella mente di chi si approccia all’eroina e ci rimane pesantemente sotto, pur mantenendo, nei momenti di lucidità, la consapevolezza che la storia deve cambiare. Ovviamente c’è il lieto fine, ovviamente la lucidità ha la meglio sulla scimmia di cui sopra, perché, ve lo stiamo provando a dire in ogni modo, perdere di tanto in tanto, anche pesantemente, non vuol dire essere sconfitti.

Arianne – Komm Süsser Tod

Non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta, di chi resta e combatte. Di chi non fugge. Di chi, anche se spaventato, anche se pieno di timore di essere respinto. Anche se si trova in una posizione che non vuole ricoprire, ed è pieno di dubbi su chi sia in realtà, su come sia il suo animo. Ho visto con quindici anni di ritardo Neon Genesis Evangelion e il finale alternativo, The end of Evangelion, ho preferito il finale “canonico” e la piega presa in quel contesto, ho riso del nuovo adattamento, ma ho aggiunto alla mia vita un pezzo di puzzle importante che colpevolmente non avevo mai guardato. Evangelion non parla di una sconfitta, perché è limitante parlare solo di questo; è un insieme, una collezione di sconfitte cui si alternano delle rivalse, è un incontro di anime incomplete che tutte insieme cercano il proprio pezzo mancante, nei modi più disparati. Riuscirci o meno è una questione secondaria, la parte importante sta proprio in quella ricerca, in quella voglia di trovarlo, in quel rifiuto della fuga. La playlist di oggi voglio chiuderla con un consiglio: guardate NGE, anche con tutti i limiti del nuovo adattamento, perché fa bene al cuore e alle mura del vostro animo.

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