Le piazzette tematiche di via Garibaldi, una scommessa che la città sta perdendo

Programmate nel 2001, terminate nel 2011, sarebbero state la possibilità di trasformare una serie di “non luoghi” in luoghi a tutti gli effetti. Ma incuria e abbandono da parte delle amministrazioni ne hanno impedito la vocazione al bello e alla cultura: lo scopo per il quale erano nate. Dal blog di Giuseppe Ruggeri

S’intuisce, nell’idea di realizzare le nove piazzette di collegamento tra la via Garibaldi e il lungomare del porto, la volontà di trasformare una serie di “non luoghi” (per dirla con Marc Augè) in luoghi a tutti gli effetti. Non a caso la loro ubicazione fu prevista proprio dove, prima del 1908, sorgeva la famosa Palazzata, indiscusso fiore all’occhiello della città antica, il cui candore accecante catturava subito i viaggiatori in procinto di approdare nel suo porto.

Messe a punto dopo un iter iniziato nel lontano 2001, quando l’amministrazione comunale partecipò a una gara regionale per il finanziamento di un programma di sviluppo commerciale, le piazzette furono finalmente inaugurate nel 2011.

Battezzate “tematiche” in quanto ciascuna ispirata a un tema preciso, esse vennero installate negli spazi vuoti intercorrenti tra un edificio e l’altro, spazi che in precedenza erano stati occupati dalla lunga e sontuosa teoria di palazzi che dalla cortina del porto conduceva allo Chalet a Mare. Non semplici aree pedonali, ma piuttosto siti cittadini in grado di suscitare nell’immaginario collettivo un forte senso d’appartenenza, le piazzette portano nomi suggestivi: Acqua, Aria, Terra, Fuoco, Sapori, Cultura, Memoria, Città, Mistero. Tutti simboli universali, che traggono dalla complessità e dalla multiformità della nostra tradizione mediterranea. Neppure il loro numero è casuale, perché nove sono le provincie siciliane e ogni piazzetta è stata costruita con l’impiego esclusivo di materiali siciliani seguendo la medesima matrice geometrica, ovvero con triangoli, per ricordare la forma dell’isola di Trinacria.

Il progetto prioritario era di valorizzare un’area della città che nell’epoca preterremoto pullulava di piazze e luoghi aggregativi, e alla quale era stata in seguito negata la sua specifica vocazione. Una vera e propria trasformazione urbana, insomma, in nome di un’identità che, rinnovandosi, si consolida perché costantemente rivolta verso il passato.

Da qualche anno, purtroppo, la carenza dell’impianto di illuminazione ha confinato nell’abbandono e nel parziale degrado questi piccoli gioielli che, di sera, accolgono comitive di giovani e giovanissimi attirati dai numerosi locali che vi pullulano. Un centro vivo e palpitante, quello che sorge tra via Garibaldi e il porto, il quale meriterebbe di essere riqualificato nella sua interezza (tranvia compresa), perché l’affaccio che si gode dalle piazzette è davvero un colpo d’occhio. Da questi privilegiati punti di osservazione è possibile, infatti, godere la vista di quel magnifico braccio di mare che Salvatore Quasimodo battezzò “Bosforo d’Italia” e al tempo stesso rivivere, attraverso gli affascinanti simboli evocati dalle piazzette tematiche, il mito e la storia che ci hanno preceduto.

 

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Billy Santamaria

Piccoli gioielli? Io ci vedo solo spigoli (sapore di architettura fascista), non una linea sinuosa, una sedile comodo o l’ombra di un albero, niente che li renda luoghi. La vista è sui binari del tram e il mare, se non ci sono supernavi, è un segmento interrotto dalle inferriate che rinchiudono il porto (molti siedono rivolti verso via Garibaldi). Non si svegli caro dottore, non ne vale la pena.