“Un paese speciale”, il 6 giugno lo spettacolo di 15 ragazzi diversamente abili

La compagnia teatrale "Volerevolare" si esibirà a Vittorio Emanuele con una performance tratta tratto da "Elisir d'amore" di Gaetano Donizzetti, ma scritta e diretta da Giovanna Manetto

 

MESSINA. Si terrà al Teatro Vittorio Emanuele il 6 giugno lo spettacolo “Un paese speciale”, scritto e diretto da Giovanna Manetto e realizzato dalla compagnia teatrale “Volerevolare”, composta da 15 ragazzi con Sindrome di Down, Autismo e Sindrome di Pierre Robin.

Lo spettacolo, tratto da “Elisir d’amore” di Gaetano Donizzetti e cooprodotto dal Teatro, parla di un paese speciale in cui non manca nulla tranne l’amore. Alla fine, grazie all’elisir d’amore venduto dal dottore Dulcamara, il paese ritroverà ciò che fino a quel momento è mancato.

“Ma il paese speciale, per questi ragazzi ‘speciali’ è una metafora che indica la voglia di integrarsi con gli altri e di stare sul palcoscenico“, spiega Giovanni Cundrò, membro della compagnia.

L’Associazione “Volerevolare”, infatti dal 2016, opera nell’ambito del teatro quale strumento indispensabile nell’educazione e sostegno dei soggetti diversamente abili e non, al fine di realizzare una corretta integrazione ed inclusione degli stessi tramite laboratori teatrali. Questi sono realizzati in collaborazione con attori professionisti e operatori specializzati nell’ambito delle scienze cognitive e pedagogiche come spazi creativi e performativi rivolti a tutti, indipendentemente dalla propria condizione di disabilità.

Il laboratorio “Diversamente” tenuto da Giovanna Manetto, in particolare, ha contribuito ad evitare l’isolamento e la chiusura in se stessi, spesso determinate dalle condizioni personali e dalla mancanza, nel nostro territorio, di strutture adeguate alla socializzazione e alla partecipazione alla vita collettiva, favorendo la scoperta del sé, delle proprie capacità e l’acquisizione di maggiore sicurezza in diverse attività, spesso considerate dai normodotati normali, quali il movimento nello spazio e la modulazione della propria voce. Ma, soprattutto, è riuscito nella realizzazione di un gruppo affiatato in cui ognuno ha la consapevolezza della responsabilità e dell’importanza del proprio ruolo all’interno di esso.

Il teatro inteso come “terapia”, come  “formazione”, come “espressione del corpo e del linguaggio” e, come lo definisce Eugenio Barba (uno dei più importanti registi-pedagoghi del ‘900), come “luogo dei possibili”.

Ma il palcoscenico è anche il luogo in cui vengono promosse “abilità differenti”, viste nella dimensione protetta ed accogliente del laboratorio e pensata e creata in relazione ai loro interessi,  alle loro capacità, in cui non è importante tanto l’originalità quanto la spontaneità.

Tutto ciò ha lo scopo di rappresentare uno stimolo fondamentale all’espressione della creatività personale,  pura ed immediata, volta all’insegnamento non impositivo che cerca di sgretolare pian piano i blocchi psicofisici che la società impone. Questo grazie ad un vero e proprio processo di integrazione tra soggetti diversamente abili e soggetti normoabili, distinzione e limite che in ambito teatrale non esiste: ciò che nella realtà può sembrare “diverso” a teatro diventa “speciale”.

Per la locandina, inoltre, la compagnia ha scelto la foto della Chiesa Madonna della Rosa, situata lungo la scalinata Santa Barbara per valorizzare i luoghi di Messina.

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