Dissesto finanziario, CapitaleMessina: « La norma “SalvaRoma” potrebbe essere estesa anche a Messina»

Ribadendo la posizione in favore della dichiarazione del dissesto finanziario per la Città metropolitana di Messina, il gruppo in una nota a firma Paolo Bitto e Pino Falzea espone un quadro economico e propone di applicare la legge attualmente in discussione al Parlamento anche ad altri comuni italiani, compresa la città dello Stretto

 

MESSINA. Si torna a parlare di dissesto finanziario e di risorse per le ex province. In una nota di CapitaleMessina, i membri Paolo Bitto e Pino Falzea, ribadiscono la loro posizione, in favore della dichiarazione dissesto. 

«Nel clima concitato di attesa delle elezioni europee e mentre il Sindaco di Messina guida la protesta contro il depauperamento delle province siciliane da parte del Governo nazionale, emerge un altro tema vitale per la città, anzi il principe dei temi: il dissesto finanziario», scrivono Bitto e Falzea.

«La posizione di CapitaleMessina è stata sempre per la dichiarazione del dissesto, in quanto, alla luce della situazione attuale, la comunità messinese non avrebbe la capacità di rientrare del proprio debito senza incidere profondamente sulla qualità e quantità dei servizi pubblici erogati ai cittadini. Ma se le condizioni dovessero mutare in senso più favorevole, nessuno gioirebbe più di noi per lo scampato pericolo».

«A tale proposito un importante quotidiano economico nazionale ha pubblicato qualche giorno fa il  grafico che rappresenta il deficit finanziario delle città metropolitane della penisola. Al fine di verificare la capacità di un Comune di poter sostenere l’onere finanziario è utilizzato l’indice di sostenibilità del debito finanziario che, per il Comune di Messina è del 6,16%. Tale indice misura il rapporto percentuale fra la spesa per interessi, il gettito dei tributi, dei trasferimenti e delle tariffe.

«Sorprendentemente tra i 14 comuni capoluogo nelle città metropolitane, il dato del comune di Messina è tra i più bassi e quindi tra i più favorevoli, con un debito pro capite dei messinesi di 643,8 euro, contro i 1823 dei catanesi o addirittura degli oltre 3000 dei torinesi. (Fonte IlSole24Ore)».

«Quanto sopra analizzato, riguarda solo l’esposizione finanziaria e non il dato complessivo dei debiti inseriti nel piano di riequilibrio del comune di Messina che contiene una dote cospicua di debiti fuori bilancio il cui importo ad oggi non è dato conoscere con certezza. Infatti, negli anni, il valore complessivo dei debiti fuori bilancio non ha mai avuto una quantificazione certa, in quanto fortemente influenzata dal consistente contenzioso il cui esito incide inevitabilmente sull’importo del debito da ripianare».

«Pur tuttavia, nel braccio di ferro tra la Lega ed i Cinquestelle, la norma che i primi chiamano “il salva Roma” ed i secondi chiamano “il salva Italia” forse porterà in regalo ai Comuni capoluogo delle città metropolitane la possibilità di ristrutturare e  alleggerire la posizione debitoria finanziaria ammontante a 39 miliardi di euro. Tra i Comuni coinvolti nell’operazione potrebbe rientrare anche il Comune di Messina con il suo debito di natura finanziaria pari a 151 milioni di euro».

«È quindi necessario che tutta la classe politica messinese, e l’opinione pubblica cittadina, vigili costantemente affinché eventuali benefici riguardino anche le casse disastrate del nostro Comune. Perché, se si concretizzerà l’intervento da parte dello Stato sulla parte finanziaria del debito, con l’allungamento a 20 anni del termine per la restituzione, associato ai possibili benefici derivanti dalle trattative in corso per la riduzione del 50% dei debiti fuori bilancio, insieme all’imprenscindibile gestione oculata delle spese correnti, si potrebbe aprire un nuovo orizzonte al futuro finanziario del comune di Messina», concludono.

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