Villa Dante, che il primo maggio sia un auspicio

Il "polmone verde" ospiterà la Festa di primavera organizzata dal Comune. nella speranza che sia la prima di tante, e che una volta terminata non ricada l'oblio sulla struttura

 

Costruita nella seconda metà del secolo scorso, Villa Dante, insieme a Villa Mazzini, costituisce uno dei due “polmoni verdi” della città. Dei quali, inutile ripeterlo, c’è sempre bisogno per disintossicarsi adeguatamente dalla nuvola di fumi di scarico che inonda il centro urbano. Nel corso degli anni, tuttavia, pur essendo oggetto di diversi progetti di riqualificazione, questa struttura (i cui servizi comprendono anche una piscina e campi da tennis recentemente rimessi a nuovo con i fondi del Masterplan) non è riuscita a decollare, complice il colpevole abbandono delle istituzioni incapaci di provvedere alla sua attiva e costante sorveglianza.

E’ notizia che domani 1 maggio, la Villa sarà luogo di celebrazioni, perché ospiterà l’annuale edizione della “Festa di Primavera” il cui programma comprende una serie di attività e spettacoli. Sarà anche presente uno Street Food e un’infiorata, oltre che sezioni dedicate agli hobby, artigianato ed esposizione di prodotti tipici.

Per l’occasione, sono state disposte pulizie straordinarie del sito che dovrebbero consentire uno svolgimento quanto meno dignitoso delle manifestazioni previste. L’iniziativa è lodevole, ma il timore è che tutto si fermi qui, e che dopo le manifestazioni previste, Villa Dante ritorni nello stato d’incuria nel quale versa ormai  da molto tempo.

Non si può non cogliere l’occasione per ribadire che gli spazi verdi – così come quelli culturali – dovrebbero essere fruiti con maggior frequenza e per questo soggetti a un assiduo controllo da parte degli organi preposti. Purtroppo, infatti, non si è ancora radicato nei messinesi quel pizzico di senso d’appartenenza che consentirebbe loro di godere appieno di quanto di bello e utile offre loro la città. Evitando che una risorsa come Villa Dante si trasformi, com’è di fatto, una pattumiera e rifugio di tossicodipendenti, il che è esattamente il contrario della sua vocazione salutare e ricreativa.

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