Messina schiava delle automobili: è l’ultima area metropolitana in Italia per mobilità sostenibile

E' appena il 22% la percentuale di chi sceglie i traporti pubblici, le bici o i piedi per spostarsi: il resto, il 77% degli spostamenti, avviene in macchina (o in moto). E la situazione non è migliorata negli ultimi cinque anni. Anzi, è peggiorata. Lo spiega il rapporto MobilitAria 2019. Le soluzioni? Ferme al palo, dicono i dati

 

MESSINA. Uno tra i più alti tassi di utilizzo dell’auto in ambito urbano tra le quattordici città metropolitane d’Italia, un uso pressochè nullo delle biciclette, e infine un ricorso al trasporto pubblico molto marginale. E’ la desolante fotografia del rapporto MobilitAria 2019, il secondo rapporto realizzato dal gruppo di lavoro “Mobilità sostenibile” di Kyoto Club e dagli esperti di CNR-IIA (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto sull’Inquinamento Atmosferico) in collaborazione con OPMUS, l’Osservatorio Politiche Mobilità Urbana Sostenibile.

L’elemento che salta all’occhio è non solo che a Messina e a Reggio c’è la percentuale più alta in Italia di persone che usano l’auto o la moto per spostarsi (ben in 77%), ma soprattutto che in cinque anni la percentuale sia uguale, se non aumentata di qualche decimo di punto, e invece sia diminuito il tasso di utilizzo dei mezzi pubblici e quello di chi invece sceglie di muoversi a piedi. Aumentato invece, dall’insignificante zero virgola qualcosa, il numero di ciclisti. I valori si riferiscono all’intera area metropolitana di Messina (città in cui invece il ricorso ai mezzi pubblici è aumentato).

 

 

 

In pratica, ogni cento persone che ogni giorno a Messina si spostano, in 77 prendono l’auto (o la moto), 14 scelgono di andare a piedi, in 7 fanno ricorso ai mezzi pubblici,  e in due disperati utilizzano la bicicletta. E dal 2013 al 2017 non è cambiato pressochè nulla.

 

Questo si traduce in un tasso di “mobilità sostenibile (cioè chi fa ricorso a spostamenti a piedi, in bici e coi mezzi pubblici sul totale) fermo al 22%, terzultimo in Italia nel 2013 e ultimo nel 2017: Messina, per esempio, esprime un indice molto inferiore alla metà di Milano; ed è inoltre l’unica provincia che ha registrato una diminuzione, seppure lieve (-0,3%), del tasso di mobilità sostenibile, superata da Catania e Reggio che cinque anni le erano dietro e invece hanno fatto segnare quasi il 10% in più. Non solo: A Messina città, secondo il ministero dei Trasporti, ci sono due macchine ogni tre persone.

 

Non solo: secondo il rapporto, il disastro è completato dal fatto che le zone a traffico limitato sono ferme, le isole pedonali pedonali sono in calo, e le piste ciclabili sono limitate a pochi km.

 

Come se ne esce? Non facilmente, in apparenza. Una grossa mano la potrebbe dare l’approvazione del piano generale del traffico urbano attualmente in fase di redazione da parte della società Tps, che finalmente dovrebbe indicare una definitiva isola pedonale permanente in centro. Non va bene, purtroppo, per il piano della mobilità sostenibile. “Nel 2017 erano state adottate dalla Giunta Comunale le Linee Guida all’aggiornamento del Piano Urbano Mobilità, in coerenza con le politiche e pratiche europee – si legge nel rapporto – Nell’Aprile 2018 la Giunta Comunale di Messina ha approvato il documento. Si è conclusa così la prima fase che dovrà portare alla redazione del PUMS. La seconda fase ha puntato a disegnare una visione del futuro della mobilità della città, con un percorso di comunicazione e partecipazione. Al momento la nuova Giunta Comunale non ha indicato come proseguire il percorso per il PUMS della città“, conclude il rapporto

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