La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedì

In fibrillazione per l'ottava, e ultima, stagione di "Game of Thrones" dopo quasi seicento giorni di attesa, Gregorio tira fuori dal cilindro Iron Maiden, Serj Tankian e Massimo Pericolo

 

È il primo lunedì della vostra nuova vita: stanotte è ricominciato Game of Thrones, e chi lavora non ha altri motivi se non questo per sopravvivere a questo lunedì, per poter arrivare a stasera e spararselo sul 40 pollici come se i 595 (CINQUECENTONOVANTACINQUE) giorni di attesa non fossero mai esistiti. Quasi seicento giorni sono però effettivamente accaduti, e in questo enorme lasso di tempo avete sicuramente incontrato qualcuno diventato speciale, avete odiato qualcun altro, vi siete innamorati di qualcosa e avete ascoltato della musica. Proprio in virtù di quest’ultima caratteristica, come potrete intuire anche oggi vi proporremo cinque brani di vita e di morte, di amore e di odio, cinque brani che vi faranno terminare questa giornata felici di essere sopravvissuti a un altro lunedì.

 

Lanz Khan – Hashishin (feat Axos)

 

 

Nel 2015 uscì questo EP di otto brani che mi fece conoscere un artista straordinario, Lanz Khan. Mi è tornato in mente l’altra sera mentre facevo un giretto su Wikipedia prima di dormire, perché all’interno di Luigi XVI si trovano un milione di citazioni tratte dai campi più variegati, dalla cultura giapponese alla rivoluzione francese, passando per Sleepy Hollow e Jack lo squartatore. Interamente prodotto da Weirdo dei Crazeology, ha un sound potentissimo, Lanz sta ogni traccia come se fosse a casa sua e, specialmente, lascia il segno. Ho scelto Hashishin sia perché con Axos si trova da Dio, ma anche (e sopratutto) per questa barra: «Chiesi a un monaco che fossero l’inferno e il paradiso, mi rispose: “Io non posso dar lezione a un assassino”. Gli puntai la spada al collo e mi disse: “Questo è l’inferno”, allora la rinfoderai e mi disse: “Questo è il paradiso!”». Solo amore.

Serj Tankian – Sky is over

 

Il primo disco solista della voce dei System of a down mi piacque parecchio. Elect the dead uscì nel 2007, e pensare che sono passati già 12 anni mi mette i brividi. Come sempre politico e sopra le righe, ma altrimenti non potrebbe essere data la tipologia del personaggio, nell’album mise insieme una dozzina di pezzi in cui si sentiva particolarmente l’influenza Soad, com’era d’altronde normale che fosse, rendendolo quasi uno spinoff di quell’avventura che poi, qualche anno dopo, riprese vita sotto forma di quell’inganno chiamato reunion tour, una prassi che colpisce i fan dei gruppi che si sono sciolti tra anni ‘90 e metà anni zero. A Milano nel 2011 Serj bucò tipo tutto il concerto, durato meno del previsto e che a posteriori lasciò veramente poco agli astanti. Dato che siamo buoni di cuore, la settimana la iniziamo con qualcosa che invece gli riuscì molto bene.

 

Iron Maiden – The number of the beast

 

 

In volo per l’Inghilterra, da quel simpaticone di Steve Harris, bassista dei Maiden e autore del brano che dà il titolo al terzo disco in studio della Vergine di Ferro, il primo con Bruce Dickinson alla voce. Evocativo come pochi altri pezzi, uno dei più riconoscibili della loro carriera, è un pezzo unico già da quell’intro recitata che lo rende affascinante specie per un orecchio meno educato a certe sonorità. The number of the beast trova spazio in questa playlist grazie ai suggerimenti raccolti ieri nelle mie storie Instagram perché ho percepito la necessità di voler sopravvivere anche io al lunedì e ho colto questa opportunità per lasciare che, una volta tanto, foste voi a ricambiare il favore che vi faccio da un anno e qualche mese. Senza rinfacciarvelo, eh, sia chiaro.

 

The National – Rains of Castamere

 

 

Intendiamoci, questa rubrica sarà sempre no spoiler anche perché io le puntate non le posso fisicamente vedere in diretta. Non so se seguite anche voi GoT e quindi capite l’importanza di questa canzone, che era quella che caratterizzava tra le altre cose la puntata del Red wedding, uno dei momenti più scioccanti della storia delle serie tv (forse anche dei libri, aggiungo anzi anche dei libri sennò poi venite a insultarmi magari). Con la voce profonda e adorabile di quel guascone di Matt Beringer, inoltre, il brano assume un significato ancora più iconico, e (qui mi si conceda una nota puramente personale) spero con tutto il cuore che all’Ypsigrock riesca a trovare posto in scaletta. Non so se l’abbiano mai fatta, ma mi piace sognare: dopotutto, è l’effetto di una vita da no spoiler.

Massimo Pericolo – Sabbie d’oro (feat Generic Animal)

 

 

Un pazzo, un pazzo furioso. L’impatto di Massimo Pericolo nella scena italiana è stato spiazzante sotto tutti i punti di vista con quella 7 Miliardi che ti colpisce più di una volta prima di farti capire di quanto disagio stiamo parlando. Disagio, ma non quello banale che i gggiovani riportano sui social parlando delle proprie serate, no, parliamo di quello vero, di un ragazzo che s’è fatto il carcere per spaccio in un posto dove “non c’è una scelta se i bisogni te li impongono”. È una scusante? Non è compito nostro dire se sia giusto o sbagliato, camminare in scarpe altrui; questa rubrica parla di musica e Scialla semper, il disco di debutto che prende il nome dall’operazione che l’ha messo dentro, è crudo, tagliente e pieno di un affetto genuino, a tratti celato, ma sicuramente presente. L’abbiamo messa deliberatamente in coda per spiazzarvi a modo nostro, e anche per farvi riflettere un attimo su quanti Massimo Pericolo avete incontrato sulla vostra strada nella vita. Piaccia o meno, è così.

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