Di Salvini, e gli avi suoi: un ritratto del leader della Lega

Prima invocava cataclismi naturali contro i meridionali. Poi ha capito che doveva trasferire l’odio, la paura e la discriminazione verso zingari, gay e migranti. Seguendo l'esempio di Bossi e ancor più di Berlusconi. Dal blog di Sergio Todesco

 

Se c’è un’immagine che bene ha sintetizzato la schizofrenia di questi mesi bui, è quella di Matteo Salvini (proprio ieri “salvato” dal Senato, che dopo la Camera ha respinto l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti) che recitava il solito peana elettorale fieramente strepitando “Prima i Sardi!” e indossando la maglietta con i quattro mori. Così ha fatto praticamente con tutte le regioni meridionali, indossando magliette con diverso soggetto e proclamando, senza pudore, prima i calabresi, prima i siciliani, prima i napoletani, e poi i pugliesi, i marchigiani, gli abruzzesi, i molisani…..

Se dovesse partecipare a un’elezione, putacaso a Caropepe Valguarnera, state pur certi che non gli mancherebbe il consueto proclama: prima i carrapipàni! Il bello è, sta proprio qui la schizofrenia, che così facendo infligge un ulteriore colpo mortale alla Politica. Ci vorranno davvero tanti anni prima che si possa tornare, sempre che ci si riesca, a una politica protesa sulla realtà con uno sguardo dispiegato su orizzonti planetari e non tristemente ripiegata nel retrobottega del proprio particulare.

Chi è questo lider maximo che va oggi per la maggiore nel nostro strano Paese? È un tipo che fino a qualche anno fa invocava contro i meridionali i cataclismi naturali perché si levassero finalmente dalle balle e adesso si presenta sorridente come uno di noi. Così facendo non solo ritiene di poter prendere per i fondelli decine di migliaia di persone, cosa che gli riesce perfettamente dato il livello di stupidità e di ottusaggine presenti tra tanti desperados del nostro Mezzogiorno, ma sposta ancora in avanti – fino a livelli che riusciva difficile immaginare – l’asticella dell’irrealtà, dello scollamento completo, forse ahimé definitivo, tra la realtà e le sue rappresentazioni. A ben vedere infatti Matteo Salvini passa le sue giornate a proporre soluzioni semplici e sbrigative, estremamente rozze, a problemi complessi dei quali gli sfugge sempre la reale portata. In più, quasi sempre si limita a proclami verbali, senza che ad essi seguano ordinarie disposizioni governative, con tanto di assunzione di responsabilità che esse comportano. Una pratica di governo, insomma, governata dalle schizofrenie del web. 

In ciò si comprende che il suo vero maestro non è stato quel personaggio di Bossi, un parvenu da chiacchiere e rutti al bar approdato alla politica per aver vellicato il lato nascosto, “intestinale” (paura, invidia, rabbia, incultura) di molti settentrionali. Bossi si era limitato a vivacchiare qua e là, sperando che il suo mantra indipendentista rimanesse sempre minoritario e perdente, giusto un comodo alibi per continuare a mantenere un posto al sole.

Salvini invece, pur essendo un tipo che in altri tempi e in altri luoghi sarebbe rimasto a fare quello che in realtà è, un frustrato di paese che spende le sue giornate a spiegare agli altri di quale ordine nuovo abbia bisogno il creato, si è rivelato di gran lunga più capace. Al pari di una discreta accozzaglia di fedeli scherani e fiancheggiatori tra i quali, tanto per citarne un paio di quelli recenti, mi piace qui ricordare gli attuali ministro in carica Marco Bussetti e senatore in carica Simone Pillon, ha saputo costruire la sua fortuna politica dapprima sprizzando da tutti i pori odio e rancore verso coloro i quali non fossero nati per lo meno a nord di Bologna, sparando insulti a raffica contro una Roma ladrona identificata tout court con la classe politica della prima repubblica, cavalcando cinicamente la tigre dello smantellamento sistematico di tutti i principî costituzionali che nell’ultimo mezzo secolo hanno fatto del nostro Paese un luogo civile, costruendo – a beneficio di una pletora di sottosviluppati – un vero e proprio castello in aria ideologico fatto di autentiche aberrazioni in tema di identità, emigrazione, sicurezza, differenze di genere, educazione, tutti argomenti questi sui quali, nonché ogni persona mediamente civile, gran parte degli italiani fino a una generazione fa avrebbero espresso convincimenti in tutto opposti.

In seguito questo barbaro dei nostri tempi, non intendendo rimanere confinato al Nord come il suo cattivo maestro, ha capito che doveva trasferire l’odio, la paura, la discriminazione pregiudiziale verso altre categorie di umani, ad esempio gli zingari, gli omosessuali, le femministe, i migranti. Il transfert gli è riuscito, nonostante egli non abbia smesso di pontificare e legiferare a favore di un’Italia a due velocità, potendo contare anche sulla complicità di politici meridionali disposti a svendere la propria gente per uno scanno in Parlamento.

Ma non si tratta, nel caso di Salvini, di farina del suo sacco. Come accennavo poc’anzi, il viceministro cambiamagliette (o cambiadivise, fate voi) il suo mentore lo ha trovato bell’e pronto in Silvio Berlusconi. Egli ha compreso da tempo che Bossi, a cospetto di costui, era un dilettante. Si è così preso l’incarico di esplicitare brutalmente i valori che nell’ex cavaliere erano appena ombreggiati da un velo di pudore o di perbenistica borghese ipocrisia. In Berlusconi erano infatti già presenti, in nuce, tutti i perversi capovolgimenti della civiltà in tema di donne, di cultura, di rapporti tra i poteri dello Stato, di giustizia, di etica del lavoro, di religione. Solo che costui, nello stato precomatoso in cui ormai versa, di fatto non appare più in condizione di incarnarli autorevolmente.

Pensavamo di aver toccato il fondo, ma la realtà ci sorprende sempre. Sarà la storia dei prossimi anni a dirci a quale tasso percentuale di umanità gli italiani abbiano finito col rinunciare.

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scusi lei è lo stesso signore che prima delle elezioni comunali aveva preannunciato il suo voto al movimento 5 stelle ?