Abolizione del prelievo forzoso delle ex province, Roma blocca la proposta

Secondo l'ispettorato generale per le Finanze non c'è la copertura finanziaria per abolirlo. La proposta era stata presentata da Nino Germanà e Matilde Siracusano. In gioco anche il futuro della città metropolitana di Messina

 

MESSINA. Sull’abolizione del prelievo forzoso dello stato sulle ex province siciliane c’è ora il parere di Salvatore Bilardo, capo dell’ispettorato generale per le Finanze delle pubbliche amministrazioni dello Stato. “Il comma 1 del disegno di legge, infatti, comporta gli oneri a carico del bilancio dello Stato privi di copertura finanziaria per 197,5 milioni per ciascuno degli anni 2018-2020”, scrive Bilardo nel documento.

Questa è la risposta alla proposta di legge firmata dal deputato messinese Nino Germanà, primo firmatario, insieme ad altri deputati forzasti, fra cui Matilde Siracusano.  “La sospensione in parola – si legge ancora – potrebbe avere ulteriore corso esclusivamente previa individuazione di idonea copertura finanziaria per un importo di poco inferiore a 400 milioni di euro per l’anno 2019 e di 200 milioni di euro per l’anno 2020″.

Ma le eccezioni non si fermano qui e prendono in considerazione anche l’anno passato: “Sotto il profilo tecnico, con riferimento all’anno 2018, occorrerebbe verificare con l’Agenzia delle entrate e l’Aci se sono stati già integralmente recuperati i mancati versamenti per gli anni 2017 e precedenti. In caso contrario, l’onere da compensare andrebbe ulteriormente incrementato delle somme non recuperate”. La bocciatura da parte del cancelliere, quindi, potrebbe avere delle ripercussioni anche sulla città metropolitana di Messina. Le possibilità di far passare il provvedimento legislativo sono sempre più basse.

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