Area integrata dello Stretto, il significato e le conseguenze

La riflessione del direttore del dipartiment di Economia dell'Università di Messina Michele Limosani sull'accordo storico, e su quello che significherà per le due città (e le due regioni)

 

MESSINA. Il Presidente della Regione Nello Musumeci ha tenuto a battesimo nei giorni scorsi l’Area integrata dello Stretto. Si tratta di un evento straordinario, un fatto storico, che riconosce le potenzialità di un’aggregazione strategica, necessaria, diremmo quasi naturale, tra le due città metropolitane di Messina e Reggio Calabria; un’area in grado di generare economie di scala e vantaggi economici che consentiranno al nuovo sistema di competere per l’attrazione di investimenti e per capacità di innovazione, condizioni indispensabili per intercettare flussi di beni e servizi che transitano dal Mediterraneo verso l’Europa.

Nell’accordo istituzionale siglato a Palermo dal Presidente delle Regione Sicilia, dai Sindaci delle due città metropolitane, dal Presidente della Conferenza Permanente Interregionale per il Coordinamento delle Politiche nell’Area dello Stretto e dall’Assessore alle Infrastrutture della Regione Calabria, le due Regioni si sono impegnate a individuare il perimetro del bacino territoriale ottimale, a designare l’ente di governo che si occuperà di coordinare gli interventi nel settore dei servizi dei trasporti e a richiedere un adeguato finanziamento per la continuità territoriale.

Un accordo, ancora, che affonda le sue radici nella legge regionale approvata dall’ARS nella precedente legislatura – lex 2014 n. 8 – in cui per la prima volta nell’ordinamento giuridico regionale siciliano si sanciva la possibilità per la Regione Sicilia di “… stipulare appositi accordi con la Regione Calabria…, al fine di consentire ai cittadini residenti nella due aree metropolitane di usufruire dei servizi secondo criteri di prossimità”. Una pietra miliare, dunque, sulla quale edificare la successiva costruzione dell’area integrata; una normativa, peraltro, richiamata nella successiva legge emanata dalla Regione Calabria – lex 2015 n. 35 – in cui si istituiva la Conferenza Permanente Interregionale per il Coordinamento delle Politiche nell’Area dello Stretto.

Una legge, quella del 2014, voluta con determinazione dal Presidente dell’ARS Giovanni Ardizzone a conclusione di una lunga battaglia, a volte condotta in solitudine, che aveva l’obiettivo di fissare i due capisaldi attorno ai quali ripensare lo sviluppo strategico della città di Messina; 1) il riconoscimento dello status di città metropolitana; 2) la realizzazione di un’Area integrata dello Stretto nella quale –unicum europeo- insistevano due città metropolitane. La costruzione di un’area europea, dunque, nel centro del mediterraneo; un progetto ambizioso che trovava in quegli anni grande interesse e consenso da parte del governo regionale della Calabria ed in particolare di Domenico Battaglia promotore, poi, della Conferenza Permanente.

L’Area integrata dello Stretto facta est -almeno dal punto di vista formale-. E se è vero che “Messina e Reggio Calabria sono state forti quando sono state tra loro integrate mentre sono state deboli quando si sono ignorate”, allora siamo dinnanzi ad una grande opportunità che può costituire la chiave di volta per la futura crescita del nostro territorio; per riaffermare il ruolo che Messina merita di avere nel panorama regionale, nazionale, europeo.

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