La Sicilia? Il posto peggiore d’Italia per fare politica ed essere donna

Ultima regione del Paese per numero di "sindache", quasi tre volte al di sotto della media nazionale: ma le amministrative della scorsa primavera hanno invertito il trend. Provincia per provincia, in quante indossano la fascia tricolore abbinata al tailleur (o anche no), e a che punto siamo a Messina

 

MESSINA. La Sicilia? Non è un buon posto per far politica ed essere donna. Anzi, è il posto peggiore d’Italia. Secondo i dati del ministero dell’Interno elaborati dall’Ifel, aggiornati ad un anno fa, solo il 5,3% dei sindaci dell’isola, nel 2018, era di sesso femminile: un record negativo che la Sicilia si giocava con la Campania, che aveva la stessa proporzione (il che vuol dire che su cento comuni, quasi 95 sono amministrati da uomini), e che consegnava un mezzogiorno d’Italia in cui la parità di genere è ancora una velleità: perchè al terzo posto c’era la Puglia, col 6,7% e quindi la Calabria, con il 7,7% di donne nella poltrona più alta dei comuni, mentre la media italiana è del 13,8% e la regione con più donne sindache è l’Emilia Romagna, col 20,4%.

La tornata di amministrative della primavera del 2018, però, ha portato un seppur piccolissimo passo in avanti: la Sicilia abbandona l’ultima posizione (lasciata alla Campania) e si porta al terzultimo posto, col 6,6% (quindi con l’ancora clamoroso 93,5% di sindaci maschi), superando anche la Calabria (6,5%). La rappresentazione grafica, comunque, è sempre piuttosto deprimente, con piccole e sparse macchie di rosa 

 

Messina, da questo punto di vista, non è messa malissimo, nel disastro complessivo della Sicilia, in cui su 390 comuni, appena 24 hanno un sindaco donna. A Messina sono solo cinque su 108: Irene Ricciardello a Brolo, Santina Nicoletta Bitto a Gualtieri, Valentina Costantino a San Teodoro, Francesca Salpietro Damiano a Raccuja e Clara Rametta a Malfa. Fino alle amministrative di giugno c’era anche Anna Sidoti a Montagnareale.

 

Sempre meglio di Catania e Caltanissetta, province in cui nemmeno un sindaco è donna, (o Trapani ed Enna, una ciascuno, ma comuni di peso come Erice ed Agira) ma peggio, per esempio, di Agrigento, in cui sono “rosa” comuni importanti come Sciacca, Menfi, Porto Empedocle e Favara (Agrigento in totale ne ha sei, come Palermo). Siracusa si ferma a quattro (ma uno è la popolosa Augusta), mentre a Ragusa è “rosa” il solo comune di Comiso.

 

 

Non va meglio con le “assessore” (dati che però sono aggiornati al 2016): nelle giunte siciliane, le quote rosa sono ancora marginali, e nella classifica italiana per la Sicilia c’è un poco entusiasmante diciassettesimo posto, con 438 donne su 1231 assessori. Si risale un po’, fino al dodicesimo posto, nella graduatoria sulle presidentesse del Consiglio, con 67 donne su 312 (21,5%). La messinese Emilia Barrile, per esempio, che ha guidato con pugno di ferro il consiglio comunale di Messina dal 2013 al 2018.

Dove invece la Sicilia svetta, mitigando in qualche modo i luoghi comuni, è nella graduatoria delle consigliere comunali, in cui l’isola si piazzava, nel 2016 appena dietro valle D’Aosta ed Emilia Romagna: 1763 su 5247, il 33,6: ogni tre consiglieri, nei consessi siciliani, uno è donna.

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