La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedì

Il fastidio per il dopo Sanremo, e il disagio per le imbecillità che animano lo starnazzare successivo alla manifestazione motivano il nostro blogger Gregorio Parisi a buttare giù una delle compilazioni più polemiche di sempre. Però ci sono gli Smiths, quindi va bene

Come ho avuto modo di dire più volte, mi piace seguire Sanremo. È un momento in cui il paese intero si unisce per parlare di qualcosa, per commentare qualcosa. Il giorno dopo è tutto un parlare di Sanremo e se non hai visto Sanremo sei tagliato fuori. E in tutto questo ne può parlare chiunque, senza distinzioni di cultura, perché se ascolti la Tatangelo o sei un fan degli Stone Roses conta poco, ci sono degli artisti, delle canzoni, tutti commentano a modo proprio. Almeno, così è sempre stato. Poi avete cominciato a parlare di come un cretino ha reagito alla vittoria di un ragazzo (io posso dirlo, Ultimo) e avete rovinato anche Sanremo. Fan, hater, tutti. La playlist di oggi quindi sarà polemica come piace al nostro direttore, che è un bel direttore.

 

Achille Lauro – Cenerentola

In tanti l’hanno conosciuto mentre sbraitava a pieni polmoni Rolls Royce, altri con l’utilissima crociata di Striscia la notizia che ci voleva comunicare che i brani musicali non possono trattare alcuni argomenti, ma Achille Lauro è sulla scena da diversi anni ed è stato bravo a ritagliarsi uno spazio suo, uno spazio in cui non è in competizione con nessun altro perché può fare quello che vuole con uno stile sempre suo. Oggi ci ascoltiamo la prima canzone sua che ho davvero adorato, questa Cenerentola rivista in chiave moderna, una favola amara perché “ci hanno insegnato a essere cattivi”. La lucidità del rapper lanciato da Marracash con la sua Roccia Music è sempre straordinaria e gli concediamo il lusso di aprire la nostra playlist odierna perché ha fatto incazzare mezza Italia divertendosi come un matto—e questo ci piace moltissimo.

 

Calibro 35 – Giulia Mon Amour

Sempre Sanremo-related, in parte, perché i Calibro 35 sono tra quei gruppi che dovremmo conoscere e amare per partito preso, e fortunatamente Ghemon ha avuto l’idea di invitarli sul palco per la serata dei duetti. Band unica, i Calibro: il loro arrangiamento di Rose viola è stato sensazionale, ma la loro produzione artistica non si limita solo a quel tipo di strumentali, perché nei loro dischi c’è una tradizione importante, quella dei film polizieschi, da cui appunto il nome della band e di diversi lavori. Tra questi c’è Traditori di tutti, il disco da cui è tratta Giulia Mon Amour, che ascoltiamo oggi per ricordarci che se non vi piace la musica italiana è semplicemente perché non avete ancora incontrato i giusti gruppi sulla vostra strada. E noi, in fondo, siamo qui per questo.

 

 

The Smiths – Panic

Certe volte le parole non servono, lo pensano i Calibro35 e lo hanno pensato almeno una volta nella vita anche Morrissey e Johnny Marr, quando stavano ascoltando la radio e il dj britannico Steve Wright passò un disco degli Wham! subito dopo aver parlato dei fatti di Chernobyl. Il fatto che un certo tipo di musica dica poco sulla vita delle persone è fondamentalmente vera, non grave ma vero, anche se diciamo che gli Smiths con quel “burn down the disco” e quell'”hang the dj” se la sono presa un po’ più a cuore. Non è comunque una vergogna essere più frivoli a volte, parlare di sole cuore amore, mettere da parte un po’ di impegno. Bisogna solo essere bravi a inquadrare il contesto giusto, a trovare le parole corrette e a non voler strafare in nessun senso. In pratica, esatto, basterebbe usare il buon senso.

 

Blur – Mellow song

Nell’eterna contesa del britpop, guerra su cui non torneremo perché l’ultima volta che ne abbiamo scritto qualche timido accenno sono venuti a ricordarci che saremmo dovuti partire dalle origini della terra per poter essere completi, io ho quasi sempre preferito i Blur agli Oasis. La lotta mediatica che vide opporsi i due gruppi è molto particolare, e spesso funziona che da ragazzo, da adolescente diciamo, ascolti What’s the story (morning glory)?, ti piace, te ne innamori e poi i Gallagher sono personaggi carismatici (almeno Liam lo è, Noel ti odiamo cordialmente), poi cresci e quasi per caso ti imbatti in quell’altro gruppo, quello che poi aveva fatto la colonna sonora di FIFA che urlavi spesso, e mentre ti imbatti in questa band metti su 13, ascolti Mellow song e capisci che stavi dalla parte sbagliata della barricata. Almeno, a me è successo così.

 

Radiohead – Exit Music (For A Film)

Ci sono dei ministri che parlano di un festival, un ragazzino che rosica, della gente che esulta perché ha vinto un artista di origini straniere. C’è un baraccone che si autoalimenta di polemiche su qualunque cosa, per puro partito preso, senza guardare cosa succede, senza considerare neanche le basi, perché i regolamenti esistono da sempre, perché non vince necessariamente quello che viene più votato da casa, perché sei il vicepresidente del consiglio e santamadonna figlio mio, guarda come cazzo siamo messi, perché questo ciarlare costantemente a vuoto è davvero snervante, un moto perpetuo di minchiate portate avanti per dare anche oggi in pasto qualcosa ai giornali che come sempre abboccano e aprono con delle reazioni di cui francamente potevamo fare a meno e insomma, sì, se possibile noi vorremmo scendere e avere i Radiohead come titoli di coda.

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