“Cartelle pazze”: l’associazione Piccoli Proprietari Case si schiera con i contribuenti

L'intervento del presidente Claudio Vallone: "Una pubblica amministrazione non può agire come una qualunque società di recupero crediti, il cui esclusivo fine è il guadagno"

 

MESSINA. “L’approssimazione con cui il Dipartimento Tributi del Comune di Messina ha gestito la vicenda dell’azione di recupero relativa all’Imu per l’anno 2013 desta notevole preoccupazione”. Parole dell’avvocato Claudio Vallone, presidente dell’associazione Piccoli Proprietari Case, che interviene con una nota sul caso delle “cartelle pazze”, chiedendo un incontro immediato con il dipartimento comunale competente e che si adotti ogni provvedimento utile per prorogare i termini per il pagamento e la presentazione di eventuali istanze e/o ricorsi.

L’Associazione, inoltre, sarà a disposizione degli iscritti per un servizio di “screening” delle cartelle, al fine di verificarne la legittimità e avviare le opportune azioni a tutela degli utenti.

“Nell’azione indiscriminata di recupero dell’imposta avviata dal Comune di Messina nell’intento di non incorrere nella prescrizione, un numero considerevole delle cartelle recapitate ai cittadini è risultato errato (imposta richiesta già pagata, caduta in prescrizione o non dovuta). Comprendiamo – si legge nel testo – che un buon funzionamento della riscossione sia auspicabile per un Ente pubblico, che ha nei contributi dei cittadini una delle fonti cui attingere per erogare servizi. Ma una Pubblica Amministrazione, nel rispetto, tra gli altri, del principio di correttezza, non può agire come una qualunque società di recupero crediti, il cui esclusivo fine è il guadagno. E, oltre al danno, la beffa: come se non bastasse l’esser stati destinatari di ingiuste azioni di recupero, i contribuenti, nella speranza più che legittima di ottenere un provvedimento di annullamento, hanno dovuto sottoporsi al disagio di recarsi negli uffici comunali e dover affrontare file interminabili con personale in tilt. La percezione che ne deriva è che, pur di attingere ad una qualche fonte di guadagno, il Comune abbia perso una possibilità di lavorare a servizio, e non a discapito, dei cittadini”. 

 

Lascia un commento

avatar
400