“Cartelle pazze”, Cateno De Luca dà i numeri (e non sono buoni)

Cento milioni di evasione tributaria (e 28mila evasori certificati), secondo il sindaco. E ce ne sono un 20% ancora non censiti. Per questo l'attuale amministrazione ha mandato il 500% in più di accertamenti. "Le "cartelle pazze" sono di più, ma la proporzione è la stessa", Ecco tutti i dati

 

MESSINA. “Al di là di quelli che sono i numeri, è il principio che va salvaguardato: pagare meno per pagare tutti“. Il sindaco Cateno De Luca, davanti alla commissione Bilancio, avrebbe dovuto difendersi dall’accusa di aver fatto inviare una quantità enorme di “cartelle pazze”. E invece non solo non si difende, ma attacca a testa bassa, menando fendenti a destra e a manca con l’arma dei numeri. Secondo il sindaco, a Messina ci sono cento milioni di evasione per contribuenti fantasma, quelli che cioè non sono censiti, non esistono nella banca dati.

La tesi del sindaco è che, nel 2018, la sua amministrazione ha mandato per la prima volta gli accertamenti a tutti gli evasori certificati: accertamenti a tappeto, e non a campione. Quindi il Comune ha inviato più o meno il 500% in più degli accertamenti rispetto agli anni (e alle amministrazioni) precedenti, e che quindi in proporzione le cartelle sballate sono ovviamente molto maggiori. De Luca lo afferma sulla base dei numeri: “Il metodo era di mandare a fine anno accertamenti (800 nel 2016, e 4600 nel 2017 ha spiegato ad un certo punto De Luca) ai contribuenti più importanti. Ne abbiamo mandati 27.583, quindi in proporzione è per questo che ci sono cartelle “pazze” in misura maggiore rispetto agli altri anni”, ha spiegato il sindaco.

Più nel dettaglio, nel 2016 vengono emessi 800 accertamenti, per un totale di 900mila euro di importo, che nel 2017 diventano 4.600 per un importo di 2 milioni e 150. Nel 2018, questi numeri balzano a 27.503 accertamenti per un importo di oltre sei milioni e mezzo nel 2018: quindi “il 500% in più per un importo accertato del 200% in più”, ha precisato De luca.

La proporzione, aggiunge il sindaco, regge eccome: “Nel 2017 sono state effettuate 762 rettifiche, quindi il 16,56%. Nel 2018, su 27.583 accertamenti sono state effettuate 4435 rettifiche, il 16,07%“, dato che però è ancora ovviamente parziale. “E’ logico che dobbiamo chiedere scusa ai contribuenti, avremmo dovuto farlo già da tanti anni”, ammette De Luca, che se la prende con la banca dati: argomento rispetto al quale, ha già spiegato all’interno del SalvaMessina, si prevede sia creata una unica (ci sta lavorando l’esperto Roberto Cicala, consigliere d’amministrazione dell’Amam e “padre” del report in base al quale De Luca parla dei cento milioni di evasione). “Funzionerà con un incrocio di dati Enel, Amam e catastali, per risalire alle abitazioni e stanare i contribuenti non registrati”.

Le attività di accertamento andavano avanti per inerzia – accusa De Luca, spiegando come si è arrivati ad una tale evasione – e per rispettare alcuni obiettivi parziali di previsione bilancio (“Mi servono centomila euro, mando accertamenti per centomila euro”, è stato l’esempio citato dal sindaco), guardando alle rendite maggiori, in maniera da raggiungere l’obiettivo nel minor tempo e col minor sforzo. Ci siamo presi gli sputi in faccia come è capitato e capiterà nella gestione transitoria. Scontriamo però le deficienze strutturali rispetto a una decisione di non perdere nemmeno un euro, o di spillare soldi sempre ai soliti, come da metodologia fino ad oggi applicata”, ha concluso il sindaco.

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E lui di evasione fiscale se ne intende…