La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedì

Si spegne la prima candelina sulla rubrica del nostro blogger Gregorio Parisi, che sceglie di mescolare vecchio e nuovo, sacro e profano, progressive e pop per chiudere in bellezza la selezione col suo brano "totemico"

Questa rubrica ha ufficialmente compiuto un anno e siamo andati oltre le aspettative di chiunque ne avesse—ovvero probabilmente nessuno. Iniziamo con questa considerazione perché poi magari ci dicono che siamo sempre tristoni e fatalisti, quindi un messaggio positivo ogni tanto lo piazziamo pure noi, in modo da darvi un’ulteriore ragione per bervi una birra alla nostra. Per ringraziarvi del pensiero (prosit!) vi regaliamo cinque brani anche questa settimana, per combattere un altro lunedì sempre a modo nostro, con bella musica, un po’ di giusta nostalgia e qualche futile storiella tutta per voi.

 

Kansas – Carry On Wayward Son

Ho già avuto modo di scriverne in questi mesi anche su queste pagine, ma per anni sono stato un mega fan di Supernatural, che poi ho progressivamente abbandonato (a proposito, amici di Netflix: lo aggiungiamo al catalogo così recupero? Grazieciao). Carry on wayward son è il brano con cui si apre ogni season finale, con il riepilogo, la scritta THE ROAD SO FAR che spunta diretta e senza fronzoli in primo piano, l’emozione spontanea che nasce sentendo la voce di Steve Walsh che sprona questo wayward son, protagonista del brano, ad andare avanti con le sue idee, contro tutto e contro tutti, perché in cielo o in terra otterrà i risultati che merita. Un’ottima opening song, diciamo.

 

Brunori Sas – Bruno mio dove sei

In questa settimana ho ascoltato parecchio Dario Brunori, anche perché la notizia che sarà a Sanremo insieme agli Zen Circus nella serata dei duetti mi ha messo di ottimo umore. Dato che abbiamo iniziato con una canzone in cui una voce ci si rivolge a un figlio mi è tornata in mente questa canzone direttamente da Vol.2 – Poveri Cristi: un brano dedicato al padre, un pezzo struggente e meraviglioso, senza dubbio alcuno uno dei più belli mai scritti dal cantautore calabrese. Una lettera a cuore aperto che fa fermare l’universo attorno, perché nel momento in cui si mette play a tutti viene in mente qualcuno, una persona di cui “non è facile sapere che non tornerai mai più”. Grazie Dario, ora conquista anche Sanremo.

 

Principe e socio M – Targato NA

Sempre about Sanremo, una vecchia, meravigliosa chicca cui è legato un aneddoto recente, risalente alla mattina di Capodanno. Stavo tornando a Messina, mi sono fermato per prendere un caffè e ne ho approfittato per leggere lo speciale di Antonio Billè sul 2018 uscito in quei minuti su Messina nel pallone. A un certo punto spuntava questo link, e mi sono trovato a cantare per venti minuti a memoria (in macchina eh, non in autogrill) uno dei più classici casi di one hit wonder, perché di Principe e Socio M, perlomeno sotto queste spoglie, non si hanno tracce musicalmente parlando da quel 2001 in cui portarono all’Ariston una canzone in cui si parlava di droga, omosessualità e del buonismo del povero Ciccio, vittima di una società in cui allora non riusciva a ritrovarsi. Perché invece adesso, in caso…

 

Jeff Buckley – Grace

Mi fa sinceramente impressione che la buonanima di Jeff Buckley abbia un canale VEVO, anche se capisco il motivo per cui sia stato aperto da chi detiene i diritti del suo genio creativo. Jeff, figlio di Tim, ha fatto in tempo a pubblicare un solo disco nel 1994 prima di lasciare tragicamente questo mondo tre anni dopo, ma quel disco è un gioiello pazzesco. Anche se in tanti lo conoscono solo per la sua strepitosa cover di Hallelujah, Jeff Buckley è stato uno dei cantanti più talentuosi con cui abbiamo avuto l’inconsapevole onore di condividere tempo e ossigeno sulla terra. Ricordarlo ogni tanto fa bene all’anima e allo spirito, e ascoltarlo fa pure meglio.

 

Pearl Jam – Dissident

La chiusura è personale, perché in settimana si è chiuso un ciclo bello e importante che è durato circa due anni e mezzo. Dissident è stata la sigla del mio programma perché Dissident era anche il nome del programma, la cui idea di fondo era proprio quella di raccontare storie di musica che andassero oltre la musica. È stato bello farlo ma è anche giusto mettere un punto quando si sente di non poter più aggiungere molto per tanti motivi. Non è la fine del mondo perché se ci pensate tutte le cose belle finiscono, e poi per conoscere il mio fondamentale punto di vista su cosa accade nel mondo musicale, in fondo, basta sintonizzarvi su Lettera Emme il lunedì verso metà mattinata. Esatto, come avete fatto (buon per voi, saggi lettori) anche oggi.

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