La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedì

I cinque brani selezionati dal nostro blogger Gregorio Parisi per iniziare la settimana con brio, che stavolta è molto "italiana" (nell'accezione di Stanis La Rochelle) e risente/risponde alle polemiche politiche dei giorni scorsi

 

È stata una settimana in cui nella mia mente ha riecheggiato fortemente una vecchia battuta di Spinoza, perché quando leggo “Salvini cita De André” personalmente li intendo sempre in ordine evolutivo. Detto questo, è stata una settimana in cui si sono viste condivise tante canzoni proprio di Faber, sperando che siano anche state ascoltate, è stata la settimana dei compleanni di Bowie, di Andy Wood, di Elvis, dell’anniversario di morte proprio di Bowie, della storiaccia della denuncia a Sfera Ebbasta per istigazione all’uso di droga perché ogni tanto bisogna sempre trovare un nuovo fondo verso cui scavare. Sì, avete capito bene: è stata una settimana a cui siamo sopravvissuti un po’ a fatica, ma ce l’abbiamo fatta. Ve ne mettiamo in fila cinque pure questo lunedì, in modo da isolarvi da questo pazzo, pazzo mondo di tasse.

 

Claudio Baglioni – Strada facendo

Una settimana ricca di polemiche che non ha risparmiato neanche Claudio Baglioni, ma aprendo questa pagina vi aspettavate musica e musica avrete, perché le pagliacciate le lasciamo ad altri campi. Baglioni Claudio trova spazio nella nostra playlist del lunedì con la sua Strada facendo, uno dei suoi maggiori successi, forse una delle prime canzoni di cui abbia effettivamente memoria dato l’amore sfrenato di mia zia nei confronti di Claudione. Sia chiaro: può piacere o meno, resta nell’ambito del gusto personale, ma l’abilità del cantante romano nel mescolare le emozioni con voce, cori e degli arrangiamenti curati splendidamente è innegabile.

 

 

Zucchero – Così celeste

Uno dei motivi fondamentali per cui odierò per sempre Striscia la notizia è Zucchero: per colpa di quel programma per anni, da bambino, ho creduto che Zucchero fosse solo uno spocchioso arrogante senza talento. Posto che spocchia e arroganza sembra averli davvero, così si dice perlomeno, la cosa fondamentale in un cantante è il talento e lui ne ha, ne ha tantissimo. In questa playlist sinora particolarmente nazionalpopolare non potevo non mettere uno dei brani che ho più amato senza sapere a lungo chi fosse l’interprete. Così celeste fa parte di Spirito DiVino, disco divenuto popolare grazie anche alla trascinante Per colpa di chi, ma noi oggi vogliamo (dobbiamo) trovare il bello per combattere tutta questa melma che quegli altri spargono in settimana.

 

 

Fabrizio De André – Un matto (dietro ogni scemo c’è un villaggio)

Non al denaro non all’amore né al cielo è forse uno dei dischi più inflazionati di De André, uno di quelli che a un certo punto della vita devi ascoltare per capire chi sei. Non il migliore, secondo il parere di chi scrive, ma uno dei più importanti per capirne la poetica. All’interno di questo album trova posto uno dei miei brani preferiti del cantautore genovese, non solo per quei primi due versi struggenti (“Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole”), ma per il personaggio descritto, ispirato all’epitaffio di Frank Drummer, che rappresenta un’oasi di libertà mentale, nonostante il suo essere preso di mira da più o meno chiunque sia “sano” nella società descritta da Edgar Lee Masters.

 

Carpacho! – Niente che non va

La playlist odierna è molto italiana, ma sarebbe un delitto limitare i Carpacho! a semplice gruppo pop nostrano. Molto british nell’animo e anche di residenza, data la sede divisa tra Roma e Londra dei membri del gruppo che dopo questo disco del 2011, La futura classe dirigente, si è purtroppo sciolto con il sommo dispiacere di chi adorava il loro stile. Niente che non va è un singolone, degno successore di quello che fu il loro maggior successo, Regole per un cervello difettoso, uscito una roba tipo dodici anni fa all’interno de La fuga dei cervelli, disco interessantissimo che faceva capire la dimensione e la qualità di una delle band più sottovalutate tra quelle uscite negli anni zero in Italia.

 

AURORA – Running with the wolves

Quando questa estate ho visto dal vivo Aurora Aksnes ero semplicemente scioccato. Una voce clamorosa nascosta da un’apparente fragilità che sul palco di Castelbuono è stata annichilita dalla sua energia inarrestabile. Classe 1996, la cantante norvegese è stata una delle più liete sorprese del mio Ypsigrock, con la sua Running with the wolves che anche nei mesi a seguire mi viene a trovare quando canto tra me e me, pensando a questa vita, a questa Italia in cui tutti odiano tutti e fanno a gara a chi odia di più. E visto che abbiamo iniziato parlando proprio di questo, vi do un consiglio: rilassatevi con le prime quattro, poi mettete una tuta, mettete delle cuffiette e sparatevi questa canzone, andate a correre e lasciate alle spalle tutto il marcio che questo paese malandato prova a fornirvi. Così, fidatevi, si sopravvive meglio anche a un altro lunedì.

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