Salvacolline, continua la discussione: MessinAccomuna a favore, Cittadinanza contraria

Il laboratorio politico e l'associazione, in due differenti comunicati, spiegano le posizioni rispetto alla variante di salvaguardia del Piano regolatore, recentemente "cancellata" dall'attuale amministrazione

 

MESSINA. Salvacolline sì, Salvacolline no. Dopo essersi inabissato per un paio di mesi, la discussione intorno alla variante di salvaguardia del piano regolatore di Messina, dal destino infausto (oltre un anno e mezzo ferma all’ordine del giorno dello scorso consiglio comunale, oggetto di una decina di sedute di commissione consiliare e infine ufficialmente cancellata dall’attuale assessore al Territorio Salvatore Mondello), è tornata prepotentemente alla ribalta. Con tanto di pro e contro.

A favore della delibera c’è MessinAccomuna, laboratorio politico del quale fa parte l’ex assessore all’Urbanistica  Sergio De Cola (che sulla decisione di Mondello si è espresso ieri con un durissimo comunicato), contro, oggi, CittadinanzAttiva.

“La notizia è chiara: gli indirizzi dell’amministrazione De Luca in tema di salvaguardia del territorio e delle colline sono differenti o contrari a quelli derivanti dagli studi tecnici della “variante di salvaguardia” (il cosiddetto “salvacolline”) della precedente amministrazione – recita una nota di MessinAccomuna – Sono dunque contrari a far discendere i vincoli edificatori dalla pericolosità del territorio, a cancellare l’edificabilità lì dove l’incrocio tra le mappe idrogeologiche e quelle sismiche evidenziano un livello eccessivo di rischio e al principio che per salvaguardare le colline e le vite umane in una città con alta concentrazione di piovosità e fenomeni estremi bisogna azzerare le volumetrie in relazione alla pericolosità dei siti e non ad altri criteri. Gli indirizzi del “salvacolline”, avevano fatto sì che la struttura di missione “Casa Italia” del Governo nazionale, considerasse la “variante di salvaguardia” di Messina un piano di avanguardia – continua il comunicato . Leggiamo nell’editoriale della rivista “URBANISTICA” N. 159-2018 che: “Il primo Rapporto della struttura di missione presentato nel giugno 2017 … valorizza il Piano d’azione per Messina come caso emblematico a livello nazionale per sperimentare strumenti, norme, linee-guida e buone pratiche in grado di fertilizzare piani, politiche e programmi di resilienza urbana con riferimento a: 1) Dimensione dell’esposizione, cumulazione e reciproca amplificazione dei rischi inerenti la sicurezza fisica del territorio e degli insediamenti umani, con particolare riferimento a quelli geomorfologico, idrogeologico, idraulico e sismico; 2) Integrazione delle carte dei rischi disponibili; 3) Potenzialità espresse da diversi percorsi di simulazione dei rischi attesi in grado di superare le tradizionali valutazioni ex-post, basate sui soli eventi già verificatisi”. In pratica, per la prima volta in Italia, uno strumento urbanistico (la variante di salvaguardia di Messina) passava dalla logica del “mettere di cancelli dopo che i ladri hanno rubato” a quella della prevenzione scientifica del rischio a tutela delle vite umane. Per questo è stata richiesta l’illustrazione della variante al convegno dell’Istituto Nazionale di Urbanistica del 2018. È contro questi indirizzi che l’amministrazione De Luca ha definito le sue politiche urbanistiche – dichiarano da MessinAccomuna – È evidente che gli indirizzi dell’amministrazione De Luca sono sbagliati perché tutelano i costruttori e i proprietari terrieri e non i cittadini, visto che aumentano il rischio idrogeologico nella città delle 39 vittime di Giampilieri e, pochi anni prima, delle vittime dell’Annunziata. Memoria corta, tragedie sopraffatte dagli interessi: lo si era visto dal fatto che il Consiglio si era rifiutato per oltre un anno perfino di guardarla, la variante di salvaguardia più avanzata d’Italia. Il Consiglio tuteli i cittadini e dica con chiarezza: “Giù le mani dalle colline!”. Non possiamo permettere che per riprendere un discorso serio di prevenzione debbano accadere nuovi disastri e si debbano piangere nuove vittime”, conclude la nota.

Di tutt’altro avviso, invece, il movimento CittadinanzAttiva: “Apprendiamo con soddisfazione che l’Amministrazione comunale, per iniziativa del vicesindaco e assessore all’urbanistica, Salvatore Mondello, ha ufficialmente preso posizione,  per il ritiro della cosiddetta Variante di salvaguardia – spiega un comunicato da parte dell’associazione –  Mondello ha specificato che la “Salvacolline «non è rispondente all’indirizzo politico-amministrativo di questa Amministrazione», a cui noi aggiungiamo che non è rispondente neppure alle attese della Città. CittadinanzAttiva ha più volte, in passato, manifestato la propria contrarietà, chiedendo al Consiglio comunale di non adottare delibere che comportassero trasferimenti indebiti di cubature, tali da creare squilibri sul territorio, specie in presenza dell’attuale forte decremento demografico. Più volte l’Associazione ha segnalato che la Variante non sarebbe stata utile né a impostare una giusta politica ambientale, né a promuovere una corretta visione dello sviluppo. Il ritiro dunque serve intanto ad eliminare una fonte di incertezza – dichiarano da CittadinanzAttiva – permettendo di impostare un nuovo dibattito, finalizzato alla redazione di uno strumento urbanistico nuovo, capace di unire alla scelta del “consumo zero di nuovo suolo” i giusti indirizzi di sviluppo per orientare le attività edili e le risorse finanziarie verso la riqualificazione e la messa in sicurezza del territorio. In tal senso la nostra Associazione intende essere partecipe, mediante l’offerta della propria disponibilità e assumendo anche in proprio le iniziative che giudicherà necessarie. Occorre infatti accelerare, nel settore urbanistico, le politiche di sviluppo, stante la necessità di riperimetrare la ZPS, con il contemporaneo avvio delle fasi 2-3 del Piano di Gestione dei Monti Peloritani, onde riportare tali strumenti in una logica positiva di tutela e qualificazione della parte naturale e subnaturale del territorio, e di salvaguardia dell’equilibrio idrogeologico, mediante l’intercettazione delle già esistenti risorse comunitarie, destinate al contenimento dei dissesti e alla salvaguardia degli habitat, nonché ad incentivare le manutenzioni agrarie e forestali con opere di ingegneria naturalistica e di ripristino delle forme tradizionali di salvaguardia del territorio”, conclude il comunicato.

 

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