Salvacolline e schema di massima del piano regolatore, De Cola si appella al consiglio comunale

L'ex assessore della Giunta Accorinti commenta la decisione dell'attuale Giunta di cancellare la programmazione urbanistica degli ultimi 5 anni, chiedendo agli esponenti del civico consesso "uno scatto di responsabilità e di orgoglio"

 

MESSINA. Dopo il ritiro della Salvacolline e del nuovo piano regolatore da parte della nuova Giunta, che ha cancellato cinque anni di programmazione urbanistica della precedente amministrazione, in attesa di esser sostituiti da un nuovo governo del territorio targato Cateno De Luca (e Salvatore Mondello, assessore all’Urbanistica e vicesindaco), non tarda ad arrivare il commento a caldo dell’ex componente della Giunta Accorinti Sergio De Cola, che prende le distanze dalla decisione e si appella al consiglio comunale, chiedendo agli esponenti del civico consesso “uno scatto di responsabilità e di orgoglio”, entrando nel merito di cosa e come è stato fatto, per poi decidere con consapevolezza. 

«Non era difficile immaginare – scrive De Cola – che la volontà demolitrice dell’Amministrazione De Luca avrebbe attaccato brutalmente anche quanto fatto in materia Urbanistica. Anche questa demolizione è accompagnata da una “distorta” rappresentazione dei fatti; la verità per fortuna è riscontrabile in atti che vanno guardati non per testimoniare il grande impegno della precedente Amministrazione, che proprio in questo settore ha avuto riconoscimenti importanti, ma per tutelare i messinesi e dire con coraggio e chiarezza che alcune zone del nostro territorio sono oggi esposte a rischio così come era per Giampilieri. L’Assessore Mondello riferendosi alla Variante parziale di tutela ambientale al vigente PRG incredibilmente scrive “Nella variante … non vi è alcuno studio che indichi quali sono le aree su cui intervenire”: com’è possibile affermare una cosa del genere? L’Assessore ha letto lo studio ENEA? Ha guardato le 40 (quaranta) tavole della serie 10 (Z.T.O. oggetto di variante) dove sono puntualmente indicate le aree d’intervento? In merito alla tutela dai rischi lo stesso, sempre riferendosi alla Variante afferma “… in sostanza, eliminando alcune aree edificabili a maggior rischio idrogeologico, non fa altro che cercare di evitare futuri rischia di ipotetiche nuove costruzioni, ma non considera gli abitati esistenti”, dando così atto che la Variante mette in sicurezza da possibili problemi futuri però, sempre a suo giudizio, non abbastanza. Ma allora, Assessore, la migliori, la integri, la ampli, trovi le risorse per intervenire sugli abitati esistenti! Certamente non è cancellando un’azione di messa in sicurezza che mitigherà i rischi, procedendo in tal modo l’unico risultato che si otterrà è quello di mantenere il livello di rischio esistente perché NON È VERO che gli strumenti vigenti hanno già bloccato l’edificazione nelle aree, tant’è che ancora oggi gli uffici ricevono richieste per la realizzazione di interventi in zone dichiarate non sicure. Sempre nei virgolettati in merito al trasferimento dei volumi si legge “Il meccanismo messo in atto dalla Variante…. sarebbe stato assolutamente inattuabile”. Forse è sfuggito il fatto che la Variante non si occupa di trasferimento dei volumi. È una delibera di Consiglio (del 2012) che ha avviato il trasferimento dei volumi, fermare la Variante non fermerà i trasferimenti».

«In materia di possibile contenzioso – prosegue la nota – si legge che “potrebbe insorgere con i proprietari delle aree già a suo tempo considerato edificabile”. Assessore, certamente Lei sa che i diritti edificatori sono uno dei temi dell’urbanistica nazionale e siciliana in particolare, esiste ed esisterà questo problema per qualunque piano si farà a Messina e in Sicilia finché non verrà modificata la norma regionale (LR 71/78 e s.m.i. ), ma non è mantenendo un livello accertato di rischio che ci si salvaguarda dai contenziosi. Un pubblico amministratore ha innanzitutto il dovere di dire ai cittadini quali aree non sono sicure, certamente non deve cancellare uno strumento pensato per la salvaguardia delle persone, e ha il dovere di indicare nel più breve tempo possibile le misure correttive richieste dal Consiglio comunale (nel 2012, cioè 6 anni fa) anche se queste prevedono il taglio di milioni di metri cubi di potere edificatorio. Certamente a Messina, che per decenni ha basato la sua economia su una errata e immotivata crescita dei volumi edilizi, la Variante è una misura impopolare ma è la verità che emerge dal confronto con la realtà. Non si tratta di scelte politiche ma di avere il coraggio e il buon senso di portare avanti uno strumento per la tutela dal rischio che guarda ad una diversa economia, fatta anche di investimenti importanti per la ristrutturazione ed il recupero urbano ed edilizio ma non più ad inutili speculazioni. Quali siano le motivazioni politiche che portano alla richiesta di revoca della Variante non è dato sapere, è da chiedersi però quali argomentazioni politiche possano portare a fermare, senza neanche discuterlo in Consiglio, uno strumento che si occupa solo ed esclusivamente di definire migliori condizioni di sicurezza per il territorio comunale».

«Chiudo con una richiesta rivolta al Consiglio che ha competenza in materia di pianificazione urbanistica. Per redigere la Variante e lo Schema di massima del nuovo PRG – prosegue De Cola – sono state impegnate importanti risorse, finanziarie e umane. Convocate tutti i consulenti e i responsabili degli uffici e fatevi illustrare la Variante (che ha già tutte le approvazioni richieste per legge) e anche lo Schema di massima del PRG. Poi se ritenete potrete approvarli, cambiarli o bocciarli con consapevolezza,  potreste però scoprire che è stato fatto per la città un grande lavoro conosciuto e riconosciuto a livello nazionale ma che “non piace” a questa Amministrazione, la stessa che nell’azzerare due strumenti urbanistici come la Variante e il Nuovo Prg a oggi non si è nemmeno presa la briga di confrontarsi con chi questi strumenti li ha prima pensati e poi costruiti», conclude.

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