Liquidazione Messina Servizi Bene comune, La Fauci e Pagano: «Sì alla privatizzazione»

Questo pomeriggio il consiglio comunale si esprimerà riguardo il futuro della partecipata e della sua eventuale messa in liquidazione. I consiglieri di Ora Messina in una nota spiegano la loro posizione

 

 

MESSINA. «Il momento di prendere atto che la gestione pubblica ha fallito nel suo scopo è arrivato». Comincia dieci ore prima del consiglio il dibattito sulla privatizzazione della Messina Servizi Bene comune di cui si discuterà questo pomeriggio in aula. Chiara la posizione dei consiglieri comunali Giandomenico La Fauci e Francesco Pagano (Ora Messina) che si esprimono così in una nota comune. «In questi anni sul tema rifiuti – ricordano La Fauci e Pagano – il Comune di Messina ha collezionato partecipate finite, tutte, con la medesima conclusione. In maniera, ormai puntuale, ci troviamo a essere protagonisti di emergenze legate alla mancata raccolta dei rifiuti; spesso dobbiamo segnalare la nascita di vere e proprie discariche a cielo aperto dannose per la salute dei cittadini».

«La condizione dell’igiene pubblica non può essere sottovalutata o, peggio, diventare materia per la retorica politica. Non possiamo più portare avanti – spiegano i due consiglieri di Ora Messina – posizioni preconcette: la gestione pubblica a Messina ha fallito, il tempo di affidarsi a società private è maturo. La nostra città vive di una totale incuria sul tema raccolta: sono tantissime le zone in cui l’accumulo dei rifiuti è diventata una malsana abitudine. In molte parti i marciapiedi sono “decorati” dalla particolare presenza di erbacce che, ad esempio con la pioggia, diventano anche un pericolo continuo su cui scivolare. Questi sono piccole fotografie – continuano La Fauci e Pagano – della condizione di lassismo in cui Messina è costretta a vivere».

«Anche i numeri bocciano la gestione pubblica: la Tari che i cittadini messinesi devono pagare è altissima, costi che la cittadinanza deve subire nonostante un servizio incostante e, sappiamo bene, spesso emergenziale. Ogni anno la gestione ha un costo di oltre 40 milioni di euro, una cifra che sembra davvero uno spreco visto quanto offerto. In maniera ciclica – attaccano i consiglieri – si fa la conta dei mezzi fuori servizio, delle carenze e si chiede alla cittadinanza di rispettare fasce orarie e scadenze senza, però, dare loro il minimo garantito per vivere una città decente e non pericolosa per la salute».

«La gestione pubblica a Messina non è riuscita a produrre qualità continua nel tempo: mancata raccolta, mezzi ridotti al minimo e lavoratori avviliti da una condizione di precarietà. Non c’è vigilanza sugli orari, assenza delle foto trappole in svariati punti sensibili e controllo della polizia provinciale per multare i cittadini che non rispettano le regole vigenti. Inutile nascondersi – sottolineano La Fauci e Pagano – la parte di cittadinanza restia al rispetto della legge va multata, solo così si potrà sperare in un miglioramento dell’educazione civica».

«Il tema dei dipendenti ci è caro, non possiamo scindere il bene comune dal futuro di chi è impiegato nella partecipata attuale. La tutela dei loro diritti è un punto fondamentale, questo però non può e non deve essere barattato con un servizio zoppo a causa della carenza economica e tecnica. Per ottenere i risultati che la legge ci chiede – spiegano La Fauci e Pagano – sul tema differenziata occorre personale giovane e preparato. Anche la cura delle strade non può essere affidata a impiegati vicini alla pensione che, giustamente, soffrono per un lavoro usurante e che invece dovrebbero essere ricollocati in posizioni più consone alla loro età».

«La privatizzazione – puntualizzano i consiglieri di Ora Messina – non è la cura che risolverebbe tutti i problemi. Chiaro che in tutti gli ambiti vanno fatti i giusti distinguo, nessuno crede che il solo privato possa gestire in maniera brillante i servizi. La presa di coscienza, però, arriva dopo un’attenta analisi dei risultati prodotti dalla gestione pubblica. Il ciclo dei rifiuti non si ferma alla raccolta, o quantomeno un Comune virtuoso non può limitarsi a questo continuando a foraggiare la politica delle discariche. In tantissimi Paesi con i rifiuti si crea energia e ricchezza: la creazione di un termovalorizzatore non deve essere vista come un danno verso l’ambiente, anzi al contrario sembra essere – concludono La Fauci e Pagano – il miglior tentativo per uno smaltimento sano e rispettoso della salute pubblica».

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