“Università ‘contro’?”, a Messina docenti dagli atenei di tutto il mondo

Si è svolto dal 3 a 5 dicembre il convegno organizzato dal gruppo di professori di "Storia delle istituzioni politiche" di Messina, in occasione del 470° anniversario della fondazione dell'ateno

 

MESSINA. Si è concluso questa mattina, presso il dipartimento di Scienze politiche, il convegno “Università ‘contro’?”, durato tre giorni e organizzato dal gruppo di docenti di “Storia delle istituzioni politiche” dell’Università degli Studi di Messina, per celebrarne il 470° anno della fondazione da parte di Sant’Ignazio di Loyola.

Una storia difficile quella dell’ateneo, chiuso nel 1669 dagli spagnoli in seguito alla rivolta dei messinesi che desideravano una Sicilia divisa con capitali Messina e Palermo, disegno politico supportato dall’Università che, per questo, non ha potuto svolgere alcuna attività fino al 1838.

“Conflitti interni ed esterni, cambiamenti e malessere sociale, strategie della tensione, nazionalismi, movimenti separatisti, guerre di religione. Come, dove, perché e se, professori e studenti, hanno preso parte a laceranti lotte, espressione di orientamenti in crisi e, spesso contro quelli, con gli scritti, l’impegno politico e sociale, anche con le armi”. Di questo si è parlato durante il seminario, spiega la professoressa Daniela Novarese, organizzatrice dell’evento insieme a tutto il gruppo docenti composto dai professori Gian Paolo Brizzi, Marco Cavina, Luigi Chiara, Antonello Mattone, Giacomo Pace Gravina ed Enza Pelleriti.

“Un complesso fenomeno che accompagna la storia dell’Europa (e non solo) in età moderna e contemporanea -continua Daniela Novarese –  e sul quale si vuole indagare, con una narrazione necessariamente a più voci che, inevitabilmente, mutano nel tempo e nello spazio, a seconda dello sguardo di chi, risultando ‘contro’, per alcuni o per molti, sarà percepito ‘a favore’ da parte di altri”.

Ad intervenire, infatti, numerosi docenti, tra cui 12 provenienti da università straniere ed extra europee per parlare del ruolo degli atenei negli ordinamenti in crisi, dividendo le esposizioni in tre giorni.

La prima giornata, presieduta dai professori Maria Gigliola Di Renzo VillataFranco Di Sciullo, è stata dedicata alle esperienze internazionali ed europee, vedendo protagonisti Maria Zozaya-MontesHerminia Vasconcelos Vilar dell’ Università di Évora, venute dal Portogallo insieme a Maria Helena da Cruz Coelho, dell’Università di Coimbra, e Hermenegildo Fernandes, da LisbonaBeata Maria Palka, venuta dall’Università di economia di Cracovia (Polonia); Mikel Urquijo, dell’Università dei Paesi Baschi in SpagnaDitlev Tamm, dall’Università di Copenhagen (Danimarca); Carmelo Cattafi Bambaci, dal Tecnologico di Monterrey (Messico); Italia Maria Cannataro, docente dell’Università di Messina; e infine, Vassilis Gkonis, dall’Università di Atene (Grecia).

La seconda giornata, invece, è stata moderata dai docenti Andrea RomanoGiuseppe Astuto, e si è parlato delle università italiane grazie ai professori: Mauro Moretti, dell’Università per Stranieri di SienaLuigi BlancoAlessandro Breccia, dalle università di Trento e BresciaPasquale Beneduce, venuto da Cassino; accennando al tema della terza giornata, “Il Mezzogiorno e la Sicilia”, con i professori Luigi Chiara, dell’Università di Messina, e Stefania Mazzone, da quella di Catania, insieme al giornalista Rai Gennaro Cosentino.

Infine, stamattina, l’incontro conclusivo è stato presieduto da Livio Antonielli e Francesco Bonini, con gli interventi di: Francesco Mastroberti, professore dell’Università di BariGiuseppe Speciale, dall’Università di Catania; e dei docenti dell’Università di Messina, Enza PelleritiGiacomo Pace Gravina, Vittoria CalabròFrancesca Frisone.

“Oltre che momento di confronto e di riflessione fra realtà diverse e lontane, il convegno vuole essere un omaggio da parte del gruppo di ‘Storia delle istituzioni politiche’ al professore Andrea Romano, ideatore e promotore, nel 1986, del ‘Centro di documentazione per la Storia dell’Università di Messina’, che quei temi, a lui tanto cari, ci ha spinto a studiare”, conclude la professoressa Novarese.

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