Cinque volti di piazza Cairoli (e del viale San Martino) nel corso del tempo

Dal razionalismo di fine ottocento al "palo della luce" degli anni '70, dal tram di inizio secolo a quello del 2000, ecco come "il salotto buono" della città ha cambiato faccia durante un secolo. E come è mutata di conseguenza Messina. E la messinesità

 

 

Anni ’60, arriva il “boom”

 

Dalla fine degli anni ‘50 agli anni ‘60 e ’70, piazza Cairoli e viale san Martino vedono sorgere i primi palazzi moderni, cascano giù i cineteatri mentre ne nascono di nuovi, cascano giù gli ornati eclettici e appaiono gli ornati moderni della ceramica e del cemento stampato sulle facciate; architetture nuove con le firme degli architetti Rovigo, Pantano e Calandra, degli ingegneri De Cola e Cutrufelli guadagnano l’altezza fino al quarto e al quinto piano.

La strada è ancora piu grande e luccicante, le vetrine locali e globali espongono le marche del carosello Tv e i pali si curvano con le luci al neon sulle auto che aumentano. Cairoli riassume sia la piazza di una cittadina del sud con i vecchi seduti sulle panche di ferro avvolte ai tronchi degli alberi sia lo spazio urbano con i sussulti metropolitani al neon di una Times Square di noialtri. Un sogno di provincia americana incrocia la liberta assoluta del pioniere automobilista con le figure stradali dell’Avenue, della road e persino dell’highway piazzata in centro città.

La sera come al drive in proiettano il cinema delle réclame sul chiosco centrale della piazza. Finita l’epoca del controviale e delle opere stradali fatte di basole laviche e pietre tagliate, ecco arrivare con la modernità anche il prolifico sistema bidimensionale di fare le strade con strisce verniciate della segnaletica orizzontale e verticale, pali paletti segnali e semafori. Una nuova selva di elementi cercherà di definire dove stare, dove camminare e come mettere in forma le strade dalle misure sbragate.

Siamo nel 1975 Piazza Cairoli diventa un immenso parcheggio a raso abusivo mentre con regolare permesso radono al suolo il collegio di S. Ignazio di Loyola progettato da Antonio Zanca. Improvvisamente la crisi petrolifera e le politiche di austerity svuotarono le strade consegnando a noi ragazzini del 1973 delle domeniche a piedi o in bici. Una gran festa, per chi non aveva mai visto, per ragioni anagrafiche, la città così bella, silenziosa, vuota.

Erano domeniche non ancora ecologiche, ma prive (tranne quelle dei medici in visita domiciliare) di qualsiasi automezzo. Da dicembre a giugno del ‘73 vivemmo strane domeniche pedonali. Periodo di ristrutturazione economica che porterà un’austerity complessiva, quella che farà chiudere battenti alle mitologiche attività economiche del bar Irrera di Cairoli e poi a catena ai magazzini storici, gli esercizi alimentari e a tante delle simbologie della cosiddetta messinesità

 

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