Il “modello” e la città bomboniera: un ricordo di Johnny Casella

Dal blog di Linda Chirieleison, un ritratto di un'icona che rappresentò per tanti anni il simbolo umano di una Messina che non esiste più

 

Sarà capitato anche a voi di sentire svariate volte “Messina era una bomboniera”.

Questa frase allude a un periodo storico, quello che va tra gli anni ’50 e ’70, nel quale la nostra città era, a detta di molti, raffinata, alla moda, viva artisticamente e culturalmente. Incredibile ma vero. Messina in quegli anni godeva di un certo prestigio, basti pensare alla Rassegna Cinematografica Internazionale che per nove giorni ospitava celebrità del mondo del cinema, o ad alcuni luoghi culto che, pur resistendo nel tempo, hanno per sempre perso il loro smalto.

Nella cornice luminosa della Messina di quegli anni, dove ci piace immaginare salotti mondani frequentati da star, si aggirava da vero protagonista un personaggio noto a molti, Giovanni Casella, soprannominato il modello o il barone, ma da tutti conosciuto come Johnny, nome che lui stesso si era assegnato.

Nato sul finire degli anni ’30, adorato dalla madre che lo aveva viziato il più possibile, Johnny fece presto a capire che stile e mondanità erano la sua vocazione.

Impossibile non notarlo! Camminata elegante, aria vissuta, look ricercato, occhiali da sole, dolce vita, zoccoli e sigaretta sempre accesa: un’icona il cui stile personale era un mix tra un divo americano e un pescatore siciliano dalla pelle scurita dal sole.

Negli anni della gioventù, era facile trovarlo sdraiato nelle spiagge di Mazzarò a prendere il sole; il “modello” era abbronzato tutto l’anno, guai a mostrare una pelle diafana e senza fascino! E poi, nei locali alla moda di Taormina, lo si trovava bere “il solito” mentre flirtava con qualche attrice straniera ospite della Rassegna, un vero playboy a quanto pare, un volto talmente noto da finire tra i personaggi del famoso murales del Cafè Mocambo, locale che ha fatto da sfondo alla “dolce vita” taorminese.

Dolce vita a parte, i messinesi lo ricordano nei pressi di via Maddalena, al negozio di tessuti De Pasquale, sua seconda casa, dove Johnny chiacchierava cordialmente raccontando episodi di una vita vissuta pienamente e in modo inusuale, dove la libertà è stata la vera protagonista.

Giovanni Casella è stato il simbolo umano di una Messina che non esiste più.

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Giusto misiano Recent comment authors
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Giusto misiano
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Giusto misiano

M’appariva questa immagine rossa-azzurra nel cammino ritmato in zoccoli di legno,capelli lunghi e neri ,occhiali a specchio ,mentre repentino stazionava,osservando le vetrine del viale S.Martino.

Nel traffico calmato da un pomeriggio luminoso nel sole di primavera,nei passi di ritorno al ritrovo Irrera era elegante in uno stile americano da metro-Golden-Mayer,le sue timidezze sfociavano

Giusto misiano
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Giusto misiano

in battute verbali con citazioni culturali da Kolossal-film a colori.Molte volte si rifugiava in sale cinematografiche guardando storici film di Walt Disney, e diceva:l’innocenza dei bambini e la loro purezza darà la fantastica bellezza di nuovi sogni.Poi con la sua immancabile sigaretta placava la delusione di un amore sofferto-Velato ricordo solcava il viso nell’espressione della sua voce

Giusto misiano
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Giusto misiano

Commossa,apparentemente teatrale.La sola antipatia che manifestava era verso i blasfemi.Un giorno di novembre entrai in una chiesa vuota,alle spalle di Piazza Cairoli,lo vidi seduto tra i banchi del Tempio che leggeva silenziosamente uno di quei messali religiosi,in rigorosa meditazione il brusio della città lontana tra le pareti di quel luogo sacro nella luce di finestre colorate filtrava la sua

Giusto misiano
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Giusto misiano

Ovattata elevazione
Era il novembre 1973
Il 18/novembre/2018
telefonicamente parlavamo di prossime feste natalizie,Johnny considerava il natale la più bella festa dell’anno e mentre parlavamo nel legg
ero timbro di voce celava la speranza nel vivo sogno di guarire

Ciao Johnny