Luigi Genovese: “Nonostante gli interessi personali di natura imprenditoriale, dico sì al ponte”

Il deputato regionale di Forza Italia, la cui famiglia è azionista di Caronte & Tourist, in una nota si dichiara favorevole alla grande opera: "infrastruttura chiave in un processo di sviluppo di Messina e di tutta la Sicilia". Dodici anni fa, il padre Francantonio sfilava insieme al popolo "no ponte"

 

MESSINA. Il 22 gennaio 2006, il padre Francantonio Genovese, all’epoca sindaco di Messina, benchè senza fascia tricolore, da semplice cittadino, sfila insieme alle 15mila persone che all’epoca scesero in piazza per dire “no” al ponte sullo Stretto. Dodici anni dopo, il figlio Luigi Genovese invia una nota al forum organizzato da rete civica per le infrastrutture, dichiarandosi apertamente a favore della grande opera, nonostante, scrive, “gli interessi personali di natura imprenditoriale”: l’azionariato nella Caronte & Tourist, la società che traghetta persone e mezzi tra Messina e Villa San Giovanni.

“Per ovvie ragioni anagrafiche, ma anche per indole personale, non è mia abitudine fossilizzarmi sulla retorica delle occasioni sprecate ma nemmeno sul ritornello del “passato illustre”, che di certo Messina può vantare in chiave storica e sul quale, però, non possiamo più accomodarci per giustificare tutto ciò che potrebbe essere fatto e che puntualmente non viene fatto – scrive il giovane parlamentare regionale – Ecco, a proposito di futuro: il ponte sullo Stretto, arma retorica a uso e consumo di ogni campagna elettorale da decenni, rimane, senza tema di smentita, l’infrastruttura chiave – e quindi imprescindibile – da cui può prendere piede un processo di sviluppo della città di Messina e di tutta la Sicilia”.

Quindi un’analisi di contesto: “La nostra regione, nell’indice di competitività regionale redatto ogni tre anni dalla Commissione Europea, risulta essere la meno performante tra le 20 regioni italiane, ultima, per livelli di competitività, tra le regioni degli stati membri dell’Europa occidentale, tra le peggiori del Vecchio Continente in senso assoluto”, sostiene, citando come fonte l’European Regional competitivenees Index 2016.

“C’è, ovviamente, una forte correlazione tra questi dati e la grave carenza infrastrutturale con la quale siamo costretti a convivere – commenta – Il ponte sullo Stretto, quindi, rimane una questione centrale su cui bisogna definitivamente tornare con forza. Nonostante gli interessi personali di natura imprenditoriale, ho già in più occasioni dichiarato di essere favorevole al Ponte. Il mondo vive un processo di iper-accelerazione da cui Messina e la Sicilia ad oggi sono rimaste escluse. L’alta velocità ha rimodulato in positivo i tempi di percorrenza del nostro paese, e adesso bisogna necessariamente connetterci con il resto dell’Italia – e quindi con il resto dell’Europa – cercando di comprimere al minimo i costi, ormai insostenibili, dell’insularità“.

“Il ponte, in questa prospettiva, è la chiave di volta. É la prima grande pietra del progetto di ricostruzione della nostra terra, che deve ritagliarsi, al più presto, uno spazio centrale nelle dinamiche politico-economiche internazionali, per evitare di soccombere e per garantire alle nuove generazioni un futuro degno di essere vissuto. Giocando un po’ con una celebre frase dell’informatico statunitense Alan Kay – conclude – mi piace pensare che il miglior modo per predire il futuro di Messina sia costruirlo”

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