Un anno di messinesi all’Ars: quanto hanno prodotto, cosa hanno prodotto

Disegni di legge, interrogazioni, interpellanze, mozioni e ordini del giorno proposti da primi firmatari dai deputati messinesi: il grafico di chi ha lavorato e chi ha "riscaldato la sedia" al parlamento regionale, e come si sono comportati gli otto di Palazzo dei Normanni in relazione al resto dei colleghi d'aula (spoiler: non benissimo)

 

MESSINA. Dodici mesi dopo le ultime elezioni regionali che hanno sancito la vittoria di Nello Musumeci, è tempo di bilanci e “pagelle” per i rappresentanti messinesi a Palazzo dei Normanni, per scoprire quanto hanno prodotto e su cosa si è incentrata la loro attività, fra disegni di legge, interrogazioni, interpellanze, mozioni e ordini del giorno proposti da primi firmatari.

Se i numeri sono un indicatore indiscutibile rispetto un criterio quantitativo, dal punto di vista qualitativo è diverso. In genere funziona che chi è in maggioranza esercita il potere legislativo, quindi propone disegni di legge, che ovviamente hanno più possibilità numerica di essere approvati, mentre chi è all’opposizione esercita il potere di controllo, proponendo atti ispettivi quali le interrogazioni, le interpellanze e le mozioni. Nell’analisi non ci sono ovviamente Danilo Lo Giudice, deputato da meno di una settimana, e Bernadette Grasso, che in quanto assessore non ha una produttività da deputata. Per Cateno De Luca, rimandiamo a questi articoli.

Elvira Amata (Fratelli d’Italia) non ha brillato, ed è un eufemismo, per produttività: due disegni di legge e due interrogazioni, stop. Per lei, un disegno di legge per modificare la legge che abroga i consorzi Asi (le aree di sviluppo industriale), e uno sulla decongestione dei centri urbani, mentre le interrogazioni riguardano un viadotto a Siracusa e i pedaggi autostradali, Niente che riguardi direttamente Messina.

Tutto il contrario di Tommaso Calderone (Forza Italia, che invece ha lavorato come un mulo: per lui record di disegni di legge, ma anche di mozioni, otto, sette delle quali curiosamente concentrate in una sola seduta, a gennaio. Nei sui disegni di legge, Calderone ha trattato temi piuttosto complessi, dalle disposizioni sanitarie relative all’inquinamento, col pesante coinvolgimento degli impianti della valle del Mela, alla stabilizzazione del personale precario, all’imprenditorialità giovanile e femminile, fino alla… celiachia. Anche nelle interrogazioni, un ruolo speciale l’ha avuto l’inquinamento nella zona del mela e di Milazzo, in cui il deputato ha chiesto lumi sull’installazione delle “centraline di rilevamento dei paramentri a tutela della salute pubblica”. In genere, Calderone è uno dei deputati che in questo primo anno di legislatura si è impegnato di più.

Anche Antonio Catalfamo (Fratelli d’Italia) si è fatto valere, nonostante sia alla prima esperienza a Palazzo dei Normanni. Eclettico nelle proposte, i suoi disegni di legge, sei, hanno spaziato dal wi-fi gratuito ad escursionismo, ciclabilità e mobilità dolce, dall’agricoltura sociale ai castelli federiciani, alla prevenzione degli arresti cardiaci nei luoghi pubblici, con un’incursione nel conservatorismo spinto dell’istituzione della “giornata regionale della famiglia tradizionale” (disegno di legge respinto dalla commissione). Tra le interrogazioni spicca la richiesta di chiarimenti sulla costruzione di un aeroporto nel messinese, mentre nelle mozioni tornano gli impianti di Milazzo, ma anche lumi sugli eterni lavori dell’autostrada Messina-Villafranca.

Franco De Domenico del Pd, anche lui un “rookie” dell’Ars, ha fatto spesso “gruppo” piuttosto che lavorare in solitaria, ruolo in cui non ha prodotto atti in maniera esattamente copiosa: a fronte di un solo disegno di legge da primo firmatario su contrasto a bullismo e cyberbullismo, ne ha infatti co-firmati ben 29. Sei le interrogazioni, quasi tutte mirate su Messina (uno dei pochi a farlo): dalla viabilità nella riviera ionica della Città metropolitana, alla nomina degli organi di vertice del teatro Vittorio Emanuele, al servizio di collegamento veloce nello Stretto.

Il discorso fatto per De Domenico vale alla decima potenza per Antonio De luca del Movimento 5 stelle: zero disegni di legge da primo firmatario, centouno da co-firmatario, tredici interrogazioni in prima persona, ben 243 insieme ai colleghi. Nelle sue, ha spaziato lungo l’intera provincia, da Lipari (ospedale) a Mazzarrà sant’Andrea e Tripi (discariche), da Barcellona (un cavalcavia autostradale) all’Alcantara, poi guardie venatorie ma soprattutto chiarimenti sul mancato trasferimento di somme per il risanamento di Messina. Discreta anche la produzione di mozioni ed interpellanze, “mostruosa” quella da co-firmatario. Una curiosità, ma poi nemmeno troppo imprevedibile: i co-firmatari sono sempre esponenti dei 5 stelle, a testimonianza della volontà del Movimento di non “contaminarsi” con gli altri schieramenti.

Piuttosto deludente la produzione di Pino Galluzzo, che milita nel partito del presidente Nello Musumeci, Diventerà Bellissima: nonostante questo, per lui un solo disegno di legge (16 da co-firmatario), un’interpellanza, una mozione e appena due interrogazioni (e anche da co-firmatario non si è esattamente spaccato la schiena). Il disegno di legge riguarda modifiche alla legge “per la protezione, la tutela e l’incremento della fauna selvatica e per la regolamentazione del prelievo venatorio”, per il resto interrogazioni e interpellanze “ad personam” (riguardano soggetti privati), e una mozione per l’istituzione di una Zes a Messina.

La candidatura di Luigi Genovese, un anno fa, aveva suscitato curiosità e polemiche a non finire. Zitto zitto, il giovanissimo deputato di Forza Italia ha proposto più disegni di legge di tutti, (Calderone escluso): due hanno lo stesso oggetto, la riperimetrazione del parco dei Nebrodi, uno è stato parecchio contestato all’espoca della divulgazione, e cioè l’accorpamento dell’ospedale Papardo all’Irccs Piemonte. Poi spuntano anche le norma per la terza ricandidatura a sindaco nei comuni con meno di tremila abitanti, e le norme per l’esercizio dell’arte di strada. Per il resto, un’interrogazione sulla sfiducia al sindaco di Gela e poi basta. Non esuberante nemmeno da co-firmatario la produzione del figlio di Francantonio Genovese.

Nell’ultima legislatura, la pentastellata Valentina Zafarana era risultata la più attiva e produttiva. E anche nel primo anno di di quella nuova si conferma particolarmente attenta: i cinque disegni di legge (non pochi per essere opposizione “dura e pura”) non afferiscono direttamente a niente di specificamente messinese (ma due  vertono sul cibo: uno sullo spreco alimentare e uno su opzioni vegetariane e vegane nella ristorazione pubblica), mentre le interrogazioni, dodici, si. Si spazia dalla dotazione finanziaria per le aree degradate di Messina, con molti temi a carattere medico (gli ospedali di Mistretta e Taormina, l’integrazione sociosanitaria e il centro chirurgico ambulatoriale Villa Maria di Messina) e di gestione ambientale , dalla discarica di Pace a una piattaforma per il trattamento dei rifiuti di Villafranca (oggetto di due interrogazioni). Come Galluzzo, anche Valentina Zafarana propone una Zes nel messinese, in una delle tre interpellanze, occupandosi di sicurezza delle rete idrica nelle sei mozioni e sostegno ai lavoratori ex Servirail negli ordini del giorno. Tra questi se ne segnala uno: la “opposizione a qualsiasi progetto che preveda impianti di incenerimento o termovalorizzazione di rifiuti all’interno della valle del Mela, territorio che è il più menzionato dalla deputazione messinese. Elevatissima, come il collega di partito Antonio De Luca, la produttività da co-firmataria (sempre con i colleghi a cinque stelle).

Sono molti o sono pochi, gli atti amministrativi prodotti dai messinesi? Sono pochi, alcuni in assoluto, la maggior parte in relazione a quanto prodotto dal resto dei deputati, in cui militano dei veri e propri stakanovisti. Alessandro Aricò, palermitano eletto nelle file di Diventerà Bellissima, di disegni di legge ne ha proposti ben trentasei, Enzo Figuccia, anch’egli palermitano (dell’Udc) fa il deputato “di lotta e di governo” con 33 disegni di legge e 53 interrogazioni, e si comporta benissimo pure il catanese Anthony Emanuele Barbagallo “detto Entoni” (Pd), somma 26 disegni di legge con 24 interrogazioni e 19 interpellanze.

C’è però di peggio rispetto a quanto fatto dai deputati messinesi. In un anno, tutte le caselle di Marianna Caronia (Forza Italia, poi gruppo Misto), sia da prima firmataria che da cofirmataria, registrano 0 atti, mentre Riccardo Gallo (Forza Italia) e  Antonino Rizzotto (Fratelli d’Italia) non fanno nulla da primi firmatari, ma la loro firma ad atti proposti da altri la mettono volentieri (il primo più del secondo). Pippo Gennuso,  siracusano che all’Ars ci sta da quattro legislature, in un anno ha trovato il tempo giusto per un disegno di legge da primo firmatario e poi basta Come Stefano Pellegrino trapanese di Forza Italia e deputato per la seconda volta, e Michele Mancuso, nisseno di Forza Italia, che almeno ha la scusante di essere un debuttante a Palazzo dei Normanni. Clamoroso Riccardo Savona (palermitano, Forza Italia), all’Ars da ben cinque legislature, che in un anno da primo firmatario è riuscito a proporre solo quattro ordini del giorno.

(Clicca sulle voci del grafico per visualizzare i risultati dei deputati)

 

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