Messina: l’importanza di fare politica con i “se” e con i “ma”

L'esito della seduta di ieri come esempio paradigmatico del necessario confronto fra le parti, senza slogan, scontri strumentali e qualche post su Facebook di troppo

 

“Frase concettosa e sintetica, orecchiabile e suggestiva, destinata a rimanere impressa nella mente e a persuadere l’ascoltatore, usata specialmente nella propaganda politica e in pubblicità”. 

È questa la definizione che il dizionario dà del termine slogan, una parola composta da sluagh (“nemico”) e ghairm (“urlo”) che originariamente significava “grido di guerra” o “grido di battaglia”.

Al giorno d’oggi veniamo continuamente bombardati da slogan di vario tipo, alcuni più efficaci e altri meno. Quello scelto in campagna elettorale dal sindaco Cateno De Luca è sicuramente efficace e pertinente, perché esprime in maniera chiara e concisa una precisa visione della politica e della gestione della cosa pubblica. Per mesi cavallo di battaglia del “De Luca candidato”, il motto è sopravvissuto alla tornata elettorale e continua ad essere utilizzato in ogni singolo post, o quasi, anche dal “De Luca sindaco”, che lo utilizza per commentare gli argomenti più svariati, dalla replica al suo predecessore (“Buongiorno Renato! Ai ricatti preferisco reagire: tutti a casa senza se e senza !”) a più generici manifesti programmatici (“CHIEDO SOLO DI ESSERE MESSO ALLA PROVA SENZA SE E SENZA MA!”).

A livello squisitamente semantico, la frase “senza se e senza ma” implica innanzitutto la mancanza di un contraddittorio, che poi è uno dei principi cardine della democrazia. I “se” e i “ma”, infatti,  presuppongono una visione “altra” (e nello specifico dubitativa e avversativa) in contrapposizione a una tesi sostenuta e reclamizzata come un dogma. Tanto laconico quanto perentorio, il motto scelto dal Sindaco al contrario esclude in modo preventivo possibili opinioni opposte o divergenti, e di conseguenza un dialogo fra le parti, accentrando il potere e le responsabilità interamente sulle spalle del primo cittadino, che non a caso si definisce in un post “il comandante della nave Messina”.

Molto esplicativa, in proposito, è la polemica scaturita in merito all’Agenzia per il Risanamento e ancor più la conseguente reazione del Sindaco su Facebook, un non-luogo in cui gli slogan, le frasi fatte e i punti esclamativi hanno spesso la meglio sulla dialettica e le tesi argomentate.

Lasciando trapelare una sorta di ansia da prestazione, giustificata in parte dallo stato di emergenza, il Sindaco di Messina, che le sue dimissioni le aveva prospettate stranamente “a priori” (ribadendole ieri, ma a fronte di un nuovo aut-aut), ha fissato in tempi molto ristretti un iter molto complesso  e cavilloso.  A stretto giro di posta l’Amministrazione dovrebbe infatti:

  • istituire l’Agenzia per il Risanamento: obiettivo raggiunto ieri con appena qualche giorno di ritardo rispetto alle scadenze previste da De Luca
  • fare un censimento accuratissimo del numero di baracche presenti sul territorio comunale (l’ultimo risale a 16 anni fa), con i relativi distinguo sul reddito e le condizioni strutturali degli alloggi;
  • procedere all’acquisto di circa 2000 immobili privati sul mercato.

Il tutto (e qui sta il punto) nel giro di appena qualche mese, al di là dei possibili intoppi tecnici e delle possibili ma non molto gradite (a quanto pare) richieste di chiarimento da parte dei consiglieri.  I modi e i tempi, in sintesi, li ha già decisi il sindaco, e nessun “se” e nessun “ma” può mettere in dubbio la volontà del primo cittadino, considerata evidentemente alla stregua di un postulato matematico.

Eppure, non vigendo una monarchia assoluta, i compiti e i poteri di un Sindaco sono molto diversi da quelli di un Re. Nei comuni italiani, un ruolo fondamentale è svolto dal principale organo collegiale locale, composto da un determinato numero di rappresentanti dei cittadini democraticamente eletti: si chiama Consiglio comunale, ed è un organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo. Uno dei suoi compiti, banalizzando un po’ il concetto, è proprio quello di porre tutti i “se” e i “ma” che i rappresentanti del civico consesso ritengono opportuni.

De Luca non ha molto gradito il mancato assenso dei consiglieri, che comunque si erano detti tutti favorevoli alla costituzione dell’Agenzia e al successivo sbaraccamento. Questo è quello che traspare dalla sua reazione in Aula e soprattutto su Facebook, un mezzo che il deputato regionale utilizza molto assiduamente (incappando anche in qualche svarione che mal si addice a un amministratore con tanta esperienza), e al quale ha affidato il suo sfogo rabbioso: «Io non ci sto e mi dimetto!», ha chiosato qualche giorno fa, ribadendo poi la sua posizione in un video registrato dal luogo in cui ha deciso di ritirarsi per qualche giorno. Una reazione istintiva, “di pancia”, seguita gioco forza da una ridda di repliche altrettanto astiose che a tanti hanno ricordato le scaramucce fra adolescenti all’oratorio.

Ieri sera, infine, la svolta, con l’unanimità del voto sulla delibera da parte del consiglio comunale dopo un confronto serrato  con la Giunta. Con tanti “se” e parecchi “ma”. È stato infatti un “ma” di Antonella Russo a far sì che la delibera avesse un senso, e non nascesse già morta, a rischio nullità amministrativa (e infatti il sindaco stesso ha fatto proprio l’emendamento proposto dalla consigliera). Ed è stato con un “se” del Movimento 5 stelle se ci si è accorti di errori materiali e incongruenze.

Al netto dell’esito positivo della seduta, che ha sancito una vittoria “bipartisan”, la querelle dei giorni scorsi e le dinamiche politiche e social che si sono innescate potrebbero rappresentare un pericoloso precedente.

Se ogni qual volta il Consiglio oserà esprimere il suo diritto di voto e di opinione (con qualche oltraggioso “se” e qualche irrispettoso “ma”) si generasse una caccia alle streghe virtuale, fra consiglieri messi alla pubblica gogna, gesti di ripicca e inviti a scendere in piazza, con la prospettiva perenne del voto dietro l’angolo, ebbene, Messina verrebbe messa definitivamente sotto scacco. D’altro canto, è altrettanto vero che i “se” e i “ma” devono essere utilizzati con la giusta accortezza, evitando di farli diventare dei grimaldelli per ostacolare gli atti l’operato della Giunta e tenendo sempre a mente l’interesse della collettività. Le responsabilità del Consiglio sono del tutto equipollenti a quelle del Sindaco, e starà alla maturità dei singoli rappresentanti, e al loro senso civico, capire quando, come e se esercitare il loro voto contrario agli atti, senza posizioni preconcette. Impedendo così una inutile impasse che potrebbe esacerbare ancora di più lo scontro e tenere la città in ostaggio. La “vittoria” collettiva di ieri notte, in questo senso, deve fungere da monito: c’era davvero bisogno, in fin dei conti, delle tensioni e delle barricate dei giorni scorsi?

Accantonando gli scenari distopici, e tornando all’incipit, è davvero un peccato che ci sia questa grande avversione per due componenti basilari della lingua e, a monte, del pensiero logico-consequenziale: piccole particelle monosillabiche che stimolano il ragionamento e il dibattito, contribuendo al confronto civile fra le parti in causa: in questo caso l’Amministrazione (che deve essere messa nelle condizioni di amministrare) e l’Opposizione in consiglio (che se si chiama così un motivo ci sarà). 

Per questo sarebbe meglio se lo slogan “senza se e senza ma” restasse solo un motto da campagna elettorale, che tra l’altro si è già conclusa da un pezzo (malgrado in molti non se ne siano ancora resi conto). Un concetto condiviso anche dagli stessi consiglieri, che ieri hanno più volte tirato in ballo il motto del sindaco rivendicando il loro ruolo istituzionale. Lo ha fatto Pietro La Tona, con una considerazione condivisa dai più («Ci piace la risoluzione e il pragmatismo del Sindaco. Non ci piace il Sindaco di Facebook»), e lo ha fatto anche il capogruppo dei 5 Stelle Andrea Argento, che è intervenuto per ultimo: «Voteremo favorevolmente la delibera, ma con i se e con i ma».

 Adesso, per far fronte ai tanti problemi che questa città è purtroppo costretta ad affrontare, sarebbe opportuno magari mettere da parte la guerra fra bande, i “catemoti”, la ricerca famelica del consenso e gli interessi di parte per concentrarsi sui fatti. Che per un amministratore (e per tutti i rappresentanti dei cittadini) contano molto di più delle parole (e dei post sui social network).

Ps. Malgrado lo slogan elettorale, anche il sindaco non disdegna le particelle avversative. “La democrazia va bene ma…” scrive in un post in cui propone delle modifiche al regolamento d’aula per razionalizzare e ridurre i tempi burocratici. Un ottimo proposito, in linea di massima, sebbene non sia ben chiaro il riferimento alla democrazia, che non è il caso di scomodare nemmeno tirando in ballo i “tempi” lunghi per approvare gli atti in aula.  La democrazia non va “bene, ma…”. La democrazia è la conditio sine qua non. Senza di essa c’è spazio solo per la barbarie.

 

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