La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedi

La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedi

 

Un weekend che preannunciava tempesta e che invece è rientrato nei ranghi abbastanza facilmente per permettere ad alcuni coraggiosi di godere del relax marino in super tranquillità ci ha portati a questo punto: è di nuovo lunedì, e noi siamo qui per tenervi per mano e condurvi verso un’altra settimana di lavoro o di ferie, ma comunque sempre con della buona musica a fare da sfondo alle nostre esistenze.

 

America – A horse with no name

Il nostro viaggio parte da qui, dai ruggenti anni ’70, dagli America che nel loro omonimo debut album partivano alla grande con questo enorme successo, una canzone che per certi versi si adatta a chi, ricco di candido pallore, si è recato a mare in questi giorni, perché quella pelle arrossata cantata nella seconda strofa è un po’ un caposaldo di ognuno di noi, quelli che la crema solare sì ok, ma poi forse anche no. Da sempre per sempre team doposole.

 

Toto – Africa

A proposito di caldo, a proposito di sole, parliamo delle piogge africane: non è proprio l’angolo meteo di Lettera Emme ma solo una tappa obbligatoria, uno dei pezzi più famosi della storia del globo, estratto dal quarto disco dei Toto, Toto IV, pubblicato nel 1982. Spendere parole su Africa credo sia veramente superfluo perché ha una storia che davvero parla da sé (nonostante un testo non all’altezza dell’egregissima parte musicale), oltre a essere citata in praticamente ogni serie tv o film che voi abbiate mai visto. Aaah, l’amour, anche d’estate.

 

Santana – Europa

Può piacere o meno lo stile di Carlos Santana, com’è nella logica dell’arte, ma è uno dei più riconoscibili del creato e questo è indubbio. Nel 1976 esce Amigos, un disco che contiene, tra gli altri, una straordinario brano strumentale destinato a diventare uno dei più famosi per il chitarrista messicano: Europa (Earth’s Cry Heaven’s Smile) è un pezzone, un decisissimo totem nel panorama musicale mondiale, una di quelle canzoni che magari non sai come si chiamano, ma quando l’ascolti la riconosci subito, ti si illuminano gli occhi e saluti il mondo attorno a te. Maestro.

 

Asia – Don’t cry

Il secondo disco degli Asia, Alpha, non ebbe il mega successo di Asia, il loro debut, ma comunque avrebbe meritato qualcosina di più anche perché Don’t cry, il primo singolo estratto, era ed è tuttora veramente un pezzo bellissimo. Eravamo nei primi anni ’80 e le forti sonorità pop aiutavano a portare avanti il concetto espresso con semplicità dalle parole di John Wetton: ragazza, hai vissuto veramente una vita difficile con le tue storie precedenti ma non piangere che ora ci sono io. Che poi detta così è pure brutta magari, ma oh, gasa da morire.

 

Björk – Oceania

Una voce imbarazzante per quanto è bella, in un brano scritto per la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici del 2004: Bjork diventa acqua, si fa elemento e ci spiega il mondo dal suo punto di vista, rendendo magia come praticamente sempre ogni nota e ogni parola che esce dalla sua bocca. La parte finale, in particolar modo, è di una semplicità pazzesca eppure efficace in modo quasi immorale: le parole dell’artista islandese, dirette verso la razza umana, rendono minuscoli proprio noi abitanti del pianeta, mostrando la grandezza dell’oceano, il motivo dietro la nostra vita. E noi, dato che è pur sempre il 6 agosto, un tuffo in queste acque meravigliose ce lo faremmo pure ben volentieri.

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