Amam e Atm, come le partecipate del Comune entrano in "Terzo Livello"

Amam e Atm, come le partecipate del Comune entrano in “Terzo Livello”

Secondo l'accusa, Emilia Barrile esercitava pressioni sui due vertici delle partecipate: Leonardo Termini per una coop a lei riferibile in vista di un appalto, e Daniele De Almagro per un'assunzione "pilotata" di un autista. Entrambi andati a buon fine. Cosa scrivono gli inquirenti delle vicende

 

MESSINA. Da un lato “un certo numero di ”uomini d’affari” locali” (Sergio Bommarito, Tony Fiorino, Vincenzo Pergolizzi e Angelo e Giuseppe Pernicone), dall’altro “taluni alti funzionari compiacenti (Daniele De Almagro, direttore amministrativo dell’Atm e Leonardo Termini, presidente dell’Amam). E’ questa la galassia al centro della quale, secondo i primi risultati investigativi dai quali è scaturita l’operazione “Terzo livello”, si muoveva l’ex presidente del consiglio comunale di Messina, e candidata a sindaco alle amministrative di giugno, Emilia Barrile, insieme a “un ristretto nucleo di persone di fiducia che costituivano attorno a lei quello che l’organo di accusa ha ritenuto di poter configurare come un vero e proprio sodalizio criminale volto alla commissione di plurimi reati contro la Pubblica Amministrazione”.

Tra gli episodi che hanno portato all’inchiesta, ce ne sono due in cui entrano, per casi diversi, due partecipate del comune di Messina, l’Amam e l’Atm e due dei vertici: l’allora presidente della spa che si occupa di approvvigionamento idrico Leonardo Termini, e l’attuale direttore generale dell’azienda trasporti Daniele De Almagro (entrambi indagati).

Gli inquirenti parlano di “rapporto privilegiato” esistente tra la Barrile e la dirigenza dell’Amam. “Tale rapporto consentiva agli indagati di disporre di una corsia preferenziale nella corsa per l’aggiudicazione degli appalti banditi dall’ente a totale capitale pubblico“. La gara a cui si riferiscono gli inquirenti è quella bandita dall’azienda di viale Giostra nel 2015 per I’aggiudicazione del servizio di pulizia fino a quel momento svolto dalla cooperativa “Universo e Ambiente”, che la procura ritiene essere riconducibile ad Emilia Barrile. Sorge però un problema, che l’allora presidente dell’Amam, Leonardo Termini, segnala prontamente alla Barrile: e cioè che la Universo e ambiente non rientrava (“probabilmente per una dimenticanza“, sottolineano gli inquirenti) nella Iista delle imprese fornitrici dell’Amam. “Problematica, questa, che pregiudicava sia la proroga del contratto in essere, sia la partecipazione alla gara di prossima indizione“. La segnalazione porta i suoi frutti: non solo la Universo e Ambiente torna nell’elenco, ma ci entra anche la Peloritana Servizi, anch’essa secondo gli inquirenti riferibile alla Barrile. La gara, poi, la vince la Universo e Ambiente.

Entrambe le cooperative, peraltro, avevano acquisito la Iegittimazione a partecipare alla selezione solo grazie all’indebito interessamento del presidente dell’Amam, che aveva tempestivamente avvertito la Barrile (ciò a ulteriore riprova del suo diretto interessamento nella vicenda) affinchè regolarizzasse Ia posizione dalla Universo e Ambiente, e aveva ragionevolmente consentito l’inserimento negli elenchi in Iimite di tempo massimo della Peloritana Servizi, società di recentissima costituzione, sostanzialmente sconosciuta all’Amam, che non aveva ottenuto in precedenza appalti di servizi pubblici“, concludono gli inquirenti. La Peloritana poi non parteciperà alla gara.

 

L’Atm rientra invece nella vicenda per “l’assunzione pilotata di un soggetto da lei ”sponsorizzato” come autista presso l’Azienda Municipalizzata dei Trasporti di Messina”, scrive l’accusa. “Emerge con lampante evidenza come l’assunzione come autista dell’Atm di un soggetto privo di competenze specifiche, sia stata ”pilotata” dal direttore amministrativo dell’azienda Daniele De AImagro, il quale a più riprese interferiva nello svolgimento della procedura selettiva allo scopo di compiacere Ia Barrile per ottenerne l’appoggio politico che, come resogli ben chiaro dalla donna, era l’unico appiglio di cui poteva godere per salvaguardare la sua posizione all’interno dell’azienda“.

Secondo quanto scrive il gip, Tiziana Leanza, De Almagro “veniva “allettato” dalla Barrile a soddisfare Ia sua pretesa, ovvero l’assunzione presso I’azienda da lui gestita di un soggetto segnalato mediante un indebita interferenza nelle procedure selettive dalla possibilità di conseguire un tornaconto personale rappresentato dal rinnovo del contratto dirigenziale. Dal canto suo Ia Barrile esercitava sul De Almagro l’indebita pressione abusando del potere che le derivava dalla posizione ricoperta in seno al massimo consesso comunale“.

A dicembre 2015, l’Atm lancia una selezione, incaricata della quale era la società di somministrazione di lavoro interinale Temporary spa, per venti autisti di bus con contratto da quattro mesi. Come si è riusciti a far combaciare il nome del prescelto coi criteri di selezione piuttosto stringenti della Temporary spa? Cambiando i criteri e riducendo l’iter selettivo a due sole fasi: un primo passaggio che prevedeva l’applicazione di tre criteri aziendali (esperienza lavorativa di autista di mezzi di trasporto di persone; criterio aziendale dell’età e della residenza) e di due criteri sociali (carichi familiari e anzianità di disoccupazione), e un secondo passaggio in cui i cinquanta candidati che avevano ottenuto il maggior punteggio sarebbero stati sottoposti a un colloquio, con cui veniva attribuito loro un ulteriore punteggio.

Terzo, quindi in graduatoria per l’assunzione, c’era il soggetto “raccomandato” da Emilia Barrile a De Almagro, al quale, si legge nell’ordinanza, “veniva inspiegabilmente attribuito il punteggio massimo, pari a dieci, alla voce “esperienza lavorativa di autista di trasporto di persone”, sebbene nel suo curriculum non avesse indicato di avere svolto attività come conducente di autobus“.

Le nuove e molto più elastiche regole di valutazione, consentivano al candidato “sponsorizzato” dalla Barrile di collocarsi nei primi posti in graduatoria nonostante egli non avesse alcuna competenza specifica quale autista di autobus“, commentano gl’inquirenti, che aggiungono “Non paga del risultato ottenuto la Barrile si spendeva poi nei mesi successivi per garantire al suo pupillo la proroga del contratto in scadenza“.

 

 

 

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