Mafia a Messina: i clan cittadini nel rapporto della Dia

Le influenze di Cosa nostra e della ‘ndrangheta in città e provincia alla base di una imprenditoria mafiosa in grado di monopolizzare importanti settori economici

 

MESSINA. “Un crocevia di rapporti ed alleanze, in cui converge l’influenza di cosa nostra palermitana, di cosa nostra catanese e della ‘ndrangheta”. È descritto così il territorio di Messina nella relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta ed i risultati conseguiti dalla Dia nel secondo semestre del 2017.

In questo quadro eterogeneo la criminalità ha potuto compiere una evoluzione passando dalla “estrazione violenta” delle risorse dal territorio alla fase del riciclaggio e della creazione di una imprenditoria mafiosa in grado di monopolizzare importanti settori economici. Il riferimento è all’operazione Beta, scattata a luglio dell’anno scorso. È stata accertata “per la prima volta, l’operatività su Messina di una ‘cellula’ di cosa nostra catanese, diretta emanazione della famiglia mafiosa dei Santapaola – Ercolano. Tale nuova entità criminale, denominata Romeo – Santapaola, pur ancorata alle tradizioni mafiose, sembra proiettare sempre di più i propri interessi in diversi settori dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione, non limitandosi a sfruttare parassitariamente il sistema, ma infiltrandolo ed investendo capitali illeciti”. Gli interessi spaziano nel settore immobiliare e degli appalti pubblici, e dall’indagine sono emerse anche “le collusioni con funzionari dell’Amministrazione comunale messinese, per l’acquisizione di immobili da adibire successivamente ad alloggi popolari”.

Nonostante questa evoluzione, nella relazione si fa presente che il territorio resta diviso tra i gruppi cittadini che operano autonomamente ed in sinergia per evitare contrasti.

“Nella vasta area che abbraccia i Monti Nebrodi, vicina alla provincia di Palermo, si riscontra l’influenza di cosa nostra palermitana”. Nella relazione si cita l’operazione conclusa ad ottobre, a Caronia dalla Dia di Messina e dai carabinieri che ha portato al sequestro di un’impresa operante nel settore edile e nella vendita e noleggio di autovetture di lusso, intestata ad un giovane imprenditore e di fatto riconducibile al padre, inserito nel mandamento di San Mauro di Castelverde.

La Dia ha inoltre eseguito due sequestri – uno del mese di luglio, uno di ottobre – che hanno colpito un noto imprenditore, legato anche alla famiglia di Mistretta che “in forza di tali rapporti, avrebbe ottenuto commesse pubbliche in favore di imprese schermate da prestanome, i cui introiti avrebbero finanziato anche cosa nostra”.

La fascia tirrenica conferma l’egemonia dei “barcellonesi” “che, nel tempo, hanno assunto una strutturazione e metodi operativi analoghi a quelli di cosa nostra palermitana, sebbene vengano intrattenuti rapporti costanti per la gestione degli affari illeciti anche con le consorterie catanesi. Le attività criminali, le dinamiche interne e le relative evoluzioni hanno trovato riscontri nei vari filoni dell’operazione “Gotha”.

Nel semestre al centro della relazione al Parlamento si fa riferimento anche alla condanna nei confronti di un collaboratore di giustizia che, mentre si trovava in regime di protezione, si era reso responsabile, tra il 2015 ed il 2016, di intestazione fittizia di beni e di tentata estorsione ai danni di un imprenditore del barcellonese.

Sempre rimanendo nella fascia tirrenica, vicino al comune di Tortorici – dove sono attive le consorterie dei “batanesi”, dei “tortoriciani”, e dei c.d. “brontesi” – si estende il comprensorio dei Monti Nebrodi, con l’omonimo Parco Regionale, “i cui terreni sono da sempre oggetto d’interesse della mafia in quanto canali utili, tra l’altro, per l’ottenimento di finanziamenti destinati allo sviluppo del settore rurale. “In tale ambito, anche grazie al c.d. “Protocollo Antoci” ed alla conseguente attività in materia di certificazioni antimafia, si è posto un tassello importante anche sotto il profilo della prevenzione”.

La fascia jonica si conferma come un’area di influenza di cosa nostra catanese, con riferimento sia alla famiglia Santapaola- Ercolano che ai clan Cappello e Laudani: “le consorterie catanesi si avvalgono di responsabili locali, che si suddividerebbero il territorio in zone di influenza”. Le attività criminali sono finalizzate al controllo, attraverso le estorsioni, delle attività turistiche e commerciali, in particolare del settore agro-pastorale, e alla gestione delle piazze di spaccio.

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