La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedi

 

Questa vita grama ci mette davanti a tante sfide, come ad esempio il lunedì mattina, l’allergia e i vicini di casa fan dei Coldplay, ma nonostante tutto possiamo farcela: è un mantra che ci ripetiamo tante volte, dando giustamente quasi per scontato che, spesso, chi ben comincia è a metà dell’opera. La playlist di oggi parla proprio di questo, dell’iniziare qualcosa, e più precisamente abbiamo selezionato per voi cinque delle tracce di apertura dei dischi di debutto che qui nella redazione principale di questo blog (leggasi anche come: la mia stanza) ci piacciono particolarmente.

 

Weezer – My name is Jonas

Quando si parla di prima traccia del disco di debutto bisogna stare attenti a non confodersi con il primo singolo, o con il pezzo di maggior successo, che nel caso del Blue album dei Weezer, nel ’94, furono rispettivamente Undone – The Sweater Song e l’immortale Buddy Holly. L’album, però, si apriva con l’energica My name is Jonas, unica traccia del gruppo di Rivers Cuomo in cui appare tra i credits Jason Cropper, chitarrista e co-fondatore della band californiana, lasciata però appena prima della pubblicazione del disco.

 

The Killers – Jenny was a friend of mine

Il debut album dei The Killers, nel 2004, fu spinto fortissimo da due canzoni: Somebody told me, che ebbe una risonanza clamorosa a livello radiofonico, e Mr Brightside, un brano che sprigiona una potenza inaudita. Il disco in sé, però, si apriva con la chiusura della Murder Trilogy, Jenny was a friend of mine, il capitolo di chiusura di una narrazione che sarebbe partita effettivamente solo con Leave the Bourbon on the Shelf (b-side scritta nel 2002 e contenuta in Sawdust, pubblicato nel 2007) e Midnight Show (anch’essa in Hot Fuss); questa costruzione della trilogia mi ha sempre incuriosito perché l’intreccio ci svela immediatamente che i sospetti sarebbero ricaduti sull’ex di tale Jennifer, ma nel brano si resta comunque con le sue dichiarazioni di estraneità al delitto. Un caso ancora aperto, in quel del Nevada.

 

Imagine Dragons – Radioactive

Night visions è stato il debutto ufficiale degli Imagine Dragons, che prima avevano già pubblicato tre EP, ma per questa playlist la nota metodologica tiene conto solo degli LP, pertanto può trovare giustamente posto Radioactive, un pezzo esplosivo che da subito fa capire come il gruppo statunitense sia destinato a fare grandi cose. Dal 2012 a oggi, infatti, Dan Reynolds e soci non hanno sbagliato un colpo (non che prima, in effetti…) e, mantenendo uno stile riconoscibilissimo, hanno dimostrato un’ottima capacità di adattamento non stagnando sulle stesse sonorità per anni ma introducendo anche elementi nuovi, ricercati e che hanno contribuito, sino al momento, a renderli una delle band più interessanti degli anni ’10.

 

Management del dolore post-operatorio – Pornobisogno

Quando sono venuti allo scoperto ‘sti ragazzi dal centro Italia mi ero sinceramente esaltato: Auff! è un disco interessantissimo, rock senza strizzare l’occhio ai cliché, scritto bene e ben prodotto. All’interno troviamo una title track stupenda, l’impegnata Norman (ispirata a una storia vera), la clamorosa Nei palazzi ma per arrivare a tutto questo prima dobbiamo passare dall’apertura di Pornobisogno, canzone iconica con un verso, “Sei tutto il porno di cui ho bisogno”, che da subito è diventato un must per i fan. Per chi scrive queste righe, però, il seguito non è stato altrettanto soddisfacente quindi questa breve storiella autoreferenziale ci insegna che ok il porno, ma nella vita c’è anche altro, cari amici lettori.

 

The XX – Intro

Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Piero Angela ha detto un giorno è difficile essere facili. Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’è in più della scultura che vuole fare. La semplificazione è il segno dell’intelligenza, un antico detto cinese dice: quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte.
(queste parole sono state scritte da Bruno Munari nel suo Verbale scritto, e credo che non serva altro per farvi capire perché Intro dei The XX sia il brano che chiude, meravigliosamente, la playlist odierna per augurarvi una buona settimana)

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