EleMe2018, i “mea culpa” del centrodestra

Una coalizione che surclassa il suo candidato, ma che non riesce a portare in aula consiliare le liste espressione dei "vecchi" riferimenti politici: Francantonio genovese, Nino Germanà ed Elvira Amata. Il futuro nebuloso e le geografie da riscivere

 

MESSINA. Da stamattina il centrodestra cittadino inizia a fare i conti col futuro. Futuro che appare buio e incerto, e che dopo lo schiaffone preso alle amministrative sembra tutto da ricostruire. Centrodestra che esce dalle elezioni con un modesto bottino costituito da cinque (su sei) presidenti di quartiere, un pugno di consiglieri comunali non esattamente dediti alla causa, e un vuoto di potere che qualcuno dovrà colmare a causa di equilibri storici che sembrano saltati.

I vecchi riferimenti sono pressochè scomparsi, e all’orizzonte non si vede chi possa prenderne il posto: Francantonio Genovese non riesce a far raggiungere il 4% alla sua lista, con poco meno di una decina di candidati da zero voti ciascuno (e a far prendere il 5% per un pelo alla lista di Forza Italia), Nino Germanà non entra in consiglio comunale e di fatto “canna” la terza elezione su tre (seppure sia riuscito ad entrare in parlamento grazie al proporzionale), Elvira Amata è alle prese con un partito, Fratelli d’Italia, dilaniato e senza rappresentanti in consiglio comunale.

E se Dino Bramanti non è riuscito a tenere unita una coalizione in cui più che alleati ci sono guerre tra bande (nonostante l’affermazione della sua lista personale), chi ne esce a testa alta è Luigi Genovese, che con la lista Ora Messina riesce a piazzare un paio di colpi ed a trainare tutto lo schieramento: per lui sembra in atto un passaggio di consegne ormai sostanziale e non più solo formale che divide il suo destino da quello della famiglia, invischiata in grattacapi giudiziari che hanno avuto il sopravvento sulla politica.

In tutto questo, Bramanti ha subìto un assalto frontale al quale probabilmente non era preparato, senza che nessuno sia riuscito a prendere le adeguate contromisure: e infatti, per quasi tutta la campagna elettorale, il candidato, manager della sanità prestato alla politica senza alcun training specifico, è sembrato in balìa degli eventi, con un sopporto da parte del presidente della regione Nello Musumeci e dell’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza che in termini di voti è stato pressochè intangibile. Coi risultati che ne sono conseguiti.

Alla fine, lo schieramento che ha preso quasi il 40% dei consensi al primo turno, si ritrova in consiglio comunale con meno consiglieri del centrosinistra, che il 10 giugno è arrivato al terzo posto. E, politica insegna, il potere logora chi non ce l’ha: è la seconda tornata di amministrative che il centrodestra non conquista. E se nel 2013 le possibilità erano scarsissime, stavolta c’è voluto davvero molto impegno per perderle.

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