Prescrizione e rapporti con Genovese: l’ultimo scontro fra Bramanti e De Luca

Ennesimo capitolo della "faida" fra i due contendenti. L'affondo del candidato del centrodestra: «Sei un bulletto di periferia pluriarrestato». La replica del deputato regionale: «Il confronto lo farò con il vero candidato sindaco, che è anche più capace di te nel discutere di prescrizione e condanne»

MESSINA. Si avvicina il gran giorno del verdetto e la sfida fra i due contendenti non solo non accenna a placarsi, ma addirittura raggiunge temperature “al calor bianco”. Ultima questione in ballo, che sta infiammando questo ultimo stralcio di campagna elettorale, è la posizione giudiziaria di Cateno De Luca, e in particolare la prescrizione da sei degli otto capi di imputazione per il cosiddetto “sacco di Fiumedinisi”.

In atteso del confronto televisivo odierno, a cui parteciperanno entrambi, Dino Bramanti accusa l’avversario di mistificare goffamente la realtà, definendolo “un bulletto di periferia pluriarrestato”, mentre il deputato regionale lo provoca chiedendo un “faccia a faccia” con Francantonio Genovese: “il vero candidato a sindaco”.

L’antefatto ieri: in uno dei tanti, troppi botta e risposta di questi due mesi, De Luca “sfida” Bramanti a confrontarsi in un faccia a faccia televisivo (cosa che il candidato del centrodestra aveva da tempo annunciato di non voler fare, non riconoscendo all’avversario la correttezza necessaria). Bramanti, invece, annuncia a sorpresa che avrebbe partecipato, “Ma ad una sola e semplicissima condizione. De Luca si rechi in Cancelleria e depositi una dichiarazione in carta semplice con la quale rinuncia alla prescrizione per i fatti a lui contestati dall’Autorità Giudiziaria quale sindaco di Fiumedinisi”, lancia la sfida il candidato del centrodestra. “Il nostro appello in merito alla prescrizione, già regolarmente depositato, equivale alla rinuncia della prescrizione”, ha risposto prontamente De Luca. Da lì in poi è scattato un duello all’arma bianca, sotto al quale non ci starebbe male la musica di Ennio Morricone.

«De Luca – scrive Bramanti – continua con la sua infame campagna di denigrazione e calunnie, ma ormai i cittadini, finalmente informati, hanno compreso bene che non è possibile consegnare le chiavi della loro città a un pluriarrestato per reati commessi da sindaco di piccoli comuni. Forse ha ragione: non capisco troppo di giurisprudenza. Nella mia vita ho fatto il neurologo, e non sono mai stato imputato, mentre lui da anni studia le leggi per trovare un modo per eluderle. E se non ci riesce, pazienza, non si ferma, le viola. Anche sistematicamente. Bastano pochi elementi di educazione civica per rispondere a questo bulletto di provincia, che chiunque potrà farsi confermare da un avvocato: De Luca sostiene che il sol fatto di aver appellato la sentenza equivalga alla rinuncia alla prescrizione: un’affermazione patetica. A beneficio del pluriarrestato (che il sindaco lo sa fare, a patto di violare le leggi e servirsi del proprio territorio) scrivo ciò che prevede la legge (ma lui credo non sappia che farsene delle leggi): la prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall’imputato! E lui, vigliaccamente, non ha espresso rinuncia alla prescrizione ma dichiara – senza alcuna prova a supporto – di avere semplicemente formulato appello contro una sentenza che evidentemente non lo assolve.  Quindi, caro pluriarrestato e tuttora sotto processo, dimostra di essere uomo di fronte alla legge e firma questa rinuncia alla prescrizione, se pensi di non avere violato la legge e di avere rispetto per il territorio che hai amministrato e le persone che lo abitano».

«Quanto alle accuse a me rivolte dal farneticante candidato che pensa di potere venire da Fiumedinisi per raggirare i messinesi con le sue bugie – prosegue l’esponente di centrodestra – so che al pluriarrestato Cateno De Luca può apparire impossibile, ma posso garantire che le Istituzioni possono essere amministrate nel rispetto delle leggi, possono essere rappresentate con decoro, e soprattutto che le Istituzioni, anche quelle scientifiche, sono al servizio dei cittadini e non del proprio tornaconto personale. L’Istituto da me diretto ha finanziato, in modo assolutamente trasparente e verificabile, ricerca e strumenti per la diagnostica, assistenza e cura dei pazienti. Per dirla con una battuta, ogni soldo è stato investito per i malati e non per realizzare alberghi. Delle affermazioni calunniose a me rivolte De Luca risponderà in tribunale. Capisco che per lui essere imputato in un processo in più non faccia ormai differenza, ma avrò finalmente la soddisfazione di vedere una parte della grande mole di denaro che l’onorevole De Luca guadagna devoluta, da me, in beneficienza a favore dei malati. Lui, invece, avrà qualche soldo in meno per la sua campagna elettorale permanente, quando, al prossimo giro di giostra, chissà dove si ripresenterà nelle vesti di candidato sindaco».

Immediata la replica dell’ex primo cittadino di Santa Teresa:
«Placido, corro da una parte all’altra della città per incontrare cittadini che hanno deciso di votare per me. Non ho tempo da perdere dietro le contumelie e le bugie che scrivono i tuoi consulenti… Ti sei negato ad ogni confronto per tutta la campagna elettorale pensando di essere vincente. Ora che hai scoperto di essere perdente chiedi il confronto in un salotto “amico”. Posto che ora sono io in vantaggio pongo le condizioni. Siccome vorrei confrontarmi con il vero candidato a sindaco chiedo che al confronto partecipi anche Francantonio Genovese e non accetto rifiuti. Tra l’altro è anche più capace di te nel discutere di prescrizione e… condanne! Ormai è evidente che La tua sconfitta preannunciata dai sondaggi e lo scricchiolio delle poltrone sta causando dei traumi irreversibili al punto tale da costringere lo stesso Bramanti ed il suo staff a parlare di vicende giudiziarie e non di aspetti amministrativi totalmente sconosciuti all’esimio professor esclusivamente impegnato a papparsi la sanità mettendo le mani anche sul Papardo e demolendo il policlinico. Delle vicende giudiziarie ce ne occuperemo nelle sedi opportune come è giusto che sia. Prendiamo atto che il linguaggio usato dal Professor denota ormai un nervosismo tipico dei disperati che pur avendo il sostegno di tutta la casta politica hanno dovuto prendere atto della sconfitta causata dalla sollevazione del popolo sovrano».

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